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SIMBOLO DELL’ETICA BIOEVOLUTIVA

 

CROCIFISSO    SÌ,       CROCIFISSO    NO

 

 

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Fig 1: Il crocifisso,  simbolizza la soffertissima  rinuncia al potere politico a cui
aspirava Pietro.

INRI =   ” Gesù designato re dei Giudei”  simbolizza il delirio di Pietro per  la carica di re.

Ci sono state e ci sono ancora innumerevoli polemiche sul
crocifisso nelle scuole e nei luoghi pubblici, nelle quali ognuno tira l’acqua nel proprio mulino lasciando irrisolto
il problema.
Lo si voglia o no, il crocifisso è un simbolo di identità etica e culturale, poiché esso incarna la cultura
e la dottrina del cristianesimo, che per due millenni
ha dominato in Italia e in Occidente. Esso riguarda la filosofia, la teologia e la giurisprudenza e l’eticologia.
Finora è stato trattato  speculativamente solo con categorie teologiche , filosofiche nelle quali sono
state assunte tutte le falsità materiali e le falsità ideologiche  create dalla teologia e passivamente condivise  dalla filosofia e dalla giurisprudenza.
Obiettivamente Gesù fu il simbolo onirico comparso
nei 154 sogni  di Pietro, raccolti nel Vangelo. Essendo
lui, figlio abbandonato, un soggetto malato di mente, anche
Gesù, quale simbolo onirico, ossia quale immagine, fu un soggetto psichiatrico affetto da paranoia, disabilità mentale, antisocialità, come Pietro.  Esso (esso, simbolo, e non egli) è l’equivalente del Virgilio-sognico della Commedia di Dante Alighieri.
Ma teologi successivi, anch’essi affetti da disabilità mentale, ne hanno fatto un ente soprannaturale, incarnazione  di entità soprannaturale: e lo hanno descritto  quale “sommo amore, sommo sapienza e sommo potere”  costruendo una falsità materiale. A questa prima falsità  hanno aggiunta anche la falsità ideologica:
da semplice immagine connotato solo da patologie, a causa di propri disturbi mentali, lo hanno dichiarato “onnibenevolenza, onnisapiente, onnipotente” sul piano retorico. Sul piano dei fatti poi Gesù e dio sono stati
i tutori del male, del crimine, e della barbarie.
Da ciò è sorte la doppia morale cristiana: Sul piano retorico “sommo  amore e onnibenevolenza”, sul piano comportamentale “sommo odio e somma malevolenza2,
promotrice di innumerevole e atroci massacri, di ingiustizie, di barbarie di ogni genere.
Ne sono sorti due campi e due schiaramenti:
i fautori e gli avversari.
I primi assumo le farneticazioni di Pietro, ossia
“ Gesù e dio quale sommo amore e somma sapienza” insandabile. E lo esaltano e difendono il crocifisso
a spada tratta, pretendendo di posedere la verità
sorretta dalla “sapienza infinita di dio”
I secondi si appellano ai fatti, alla storia della
Chiesa ed esibiscono  tutti i crimini da essa commessi,
destituendola di ogni valore ( Renzetti, 2001, 2011, 2013
e molti altri).
Ma teoricamente il problema del crocifisso resta insoluto, ignorando quel po’ di merito che il cristianesimo,  quale religione redentrice dei “figli abbandonati e del loro malattie mentali possiede”  pari alle altre religioni redentrici: il buddismo, lo zadaismo, la religione  eleusina, l’orfismo e il cabirismo nella Grecia antica ( Coon: Antropologia culturale, 1954).
Sul piano teorico il problema del crocifisso quale
simbolo culturale e etico è insolubile,  poiché esso
poggia su falsità materiali e falsità ideologiche create da teologi pseudogeniali ma imbecilli.

Il problema del crocifisso nei luoghi pubblici e nelle aule scolastiche  può  essere risolto soltanto con l’ausilio della teoria della comunicazione (Watzlawik, et al 1967: La pragmatica della comunicazione)  la quale studia tutti i tipi di messaggi contenuti in un simbolo, in un oggetto, in un’azione  e non  solo  alcuni come fanno filosofi,   teologi e giuristi. Watzlawik ammonisce: “La credenza che la realtà che ognuno vede sia l’unica realtà è la più pericolosa di tutte le illusioni » (Watzlawik, 1967).
Non una valutazione  in bianco e nero come si è fatto finora: crocifisso sì per alcuni e crocifisso no per altri
è impossibile risolvere il problema. La risposta è sempre
unilaterale. Quello che hanno fatto anche i giudici.

Ogni oggetto usato dall’uomo, ogni azione, ogni schema comportamentale contiene sempre due  messaggi  e non uno solo, come  assumono filosofi, teologi e giuristi: uno  di relazione e uno di contenuto.

  1. a) Il messaggio  di relazione definisce qual  è il tipo di
    relazione che l’individuo assume nella rpporti con gli altri e con il gruppo: amichevole o ostile, apprezzante o disprezzante, cooperaativo o oppositivo, ecc.
  2. b) Messaggio di contenuto definisce i principi di cui è
    costituito la relazione, fra i molti possibili. (Watzlawik, 1967).
    Il crocifisso appeso in un luogo pubblico esprime due messaggi:
    a) un messaggio di relazione
    b) un messaggio di contenuto
    Quello di relazione comunica il tipo di relazione che l’individuo  vuole tenere nella comunicazione fra i membri del locale. In particolare essendo il crocifisso  un elemento religioso  ed essendo il compito  primario della religione  la moralità, esso invia un  messaggio di moralità. Implicitamente esso invia il seguente messaggio: “Noi vogliamo sviluppare una relazione morale”.  Il che è positivo, accettabile  e valido per tutti.B) Messaggio di contenutoIl crocifisso  trasmette  all’osservatore un messaggio
    di padronanza e di potere,  da parte di un personalità
    gravemente patologica affetta  da grave ostilità verso gli altri, e  orientata a relazione sociale di dominanza e di ostilità.
    Gesù fu l’autore del “inferno eterno” espressione di paranoia, di distruttivo atteggiamento antisociale
    ( “odia tuo padre e tua madre, …odia tuo fratello e tua sorella…”), e “siedi alla mia destra, affinchè  ponga il tuo nemico a sgabello dei tuoi piedi_” (Luca)
    Gesù, personalità  gravemente e pluripatologica; è un modello sociale gravemente patologico, che non può esser mostrato all’uomo normale ancora meno ai giovani.    Gesù presenta tutti i sintomi della psicopatia:
    è uno psicopatico e un imbecille.
    Gesù,  quale simbolo onirico essendo inscritto in Pietro, una personalità gravemente patologica, psicopatica, disabile mentale al margine della idiozia, presenta le medesime malattie mentali di lui: paranoia, antisocialità, disabilità mentale, delirio di potere politico.
    Egli induce alla paranoia, all’antisocialità, al
    rimbecillimento,  alla mania di potere illegale,
    all’immoralità, alla devastazione della normalità
    psichica. È antiformativo e antimorale. È disgregante
    non unificante e armonizzante.
    Quello che in Pietro (Vangelo) e Giovanni (Apocalisse)
    è ancora sul piano teorico, progetto, i papi lo realizzeranno e genereranno  fatti tragici: i crimini commessi dai papi e che ancora oggi essi commettono.
    Il potere che esso comunica è di tipo padrone-schiavo.
    come espresso nel Catechismo e nella Bibbia TOB(1999)“Dio è il padrone di tutto l’universo e  ogni uomo è creato per servirlo….”  ( Bibbia TOB,  1999,  P. 34)
    “L’uomo è creato per servire Dio…” ( Bibbia Tob, 1999)
    Poiché tutti gli uomini normali accettano il messaggio di relazione ( rispetto della moralità ), ma non accettano i principi del morale cattolica per i seguenti motivi.

Tratti della morale cattolica

  1. Morale patologica, di estrazione patologica, poichè estrapolata di soggetti psichiatrici;
    morale eteronoma;
    3. rimedi sintomatici e mai causali;
    4. esaltazione e nobilitazione della malattia mentale
    assunta come metro di misura da emulare;
    5. sopravvalutazione della parolaritenuta
       “creatrice”, e sottovalutazione del fatto
    ritenuto un prodotto  dalla  parola;
    6. primato della salvezza dell’anima, trascuranza di
    della salute del corpo;
    7. sopravvalutazione dell’aldilà, e sottovalutazione
    della vita terrena;
    8.  morale classista, maschilista, verticalista,
        settaristica;
    9. concezione distorta,  patologica di tutte le istituzioni umane: matrimonio, famiglia, paternità, sensualità, creatività;
    10. promozione della pseudogenialità, del pappaggalismo verbale, della “pia ignoranza” e persecuzione della  scienza.
    11. morale predatoria: essa mira allo sfruttamento dell’uomo da parte dell’altro uomo;
    12. predatorietà culturale: usurpazioni, plagio  di tutta la cultura creata  dagli scienziati da parte di dio;
  2. bellicosità ed egemonia;
  3. doppia norma, ipocrisia;
    delocalizzazione dell’inconscio(da loro detti divini) nel cielo, fuori della psiche dell’uomo, travisamento della psiche dell’uomo;
    17. divinizzazione dei fenomeni inconsci,attribuiti a dei;
    18. mancanza di realismo: “follia in cristo”;
    19. morale derealizzante: nociva alla personalità;
    20. morale depersonalizzante;
    21. morale deresponsabilizzante;
    22. affermazione del principio di autorità contro il
    principio di realtà, offerto dai sensi;
    23. oscurantismo
    (Lalli, 1999;  Maslow, 1961; Rogers, 1961;  Revenstorf, 1982;  Rubinstein, 1977)Il crocifisso definisce  i principi della morale
    cattolica, che sono patologici,  poiché è stata
    estrapolata da soggetti psichiatrici,  quali i 16 profeti dell’AT, dal Vangelo prodotto da Pietro,
    gravemente malato, affetto da psicosi, paranoia, disabilità mentale, personalità abbandonica.

I 16 profeti dell’AT furono figli abbandonati. Pietro il produttore del Vangelo, e Giovanni l’Apocalista furono malati di mente. La morale cattolica è stata estrapolata dalle loro personalità malate, dai loro sogni  poi falsamente interpretati. Una morale zeppa di contraddizioni e di astronomici assurdi, ulteriormente aggravata dalle interpretazioni di pseudogeniali teologi nel corso del medioevo fino ad oggi.
I principi elaborati da Pietro autore del Vangelo, rispecchiano il dramma, le malattie mentali di Pietro affetto di sindrome di abbandono, di psicosi,  di paranoia, e di handicap mentale. Lo stesso vale per Gesù, quale funzione  psichica inscritta in Pietro.  Pertanto il crocifisso  rispecchia i principi di un particolare  gruppo sociale, quello cristiano, che negli ultimi millenni si è macchiato di vari crimini e falsi valori, di intolleranza e di guerre di religione. Quale paranoico Gesù inventò “l’inferno eterno”.   Complessivamente  Gesù incarna un sistema di valori estranei all’uomo normale, e ai fedeli di altre religioni ( Renzetti, 2006, 20011, 2013)

Dall’analisi emerge che il crocifisso  rimanda e
aspira ad essere morale,  ma poi i principi del suo sistema etico  sono paradossalmente antimorali, addirittura criminosi.  Esso rimanda alla  moralità, ma i suoi contenuti sono completamente  patologici, addirittura paranoici, quelli di un  soggetto psichiatrico.

Pertanto il crocifisso non può esser esposto nelle aule scolastiche e nei luoghi pubblici.

Per poter redimere la questione occorre un  modello relazionale globale, ossia un modello valido per tutti gli individui del pianeta. Il che esiste  nella morale bioevolutiva.
In esso il comportamento è il prodotto di interessi fra individui  che condividono o vogliono condividere  una storia  e un futuro. Esso presuppone un equilibrio fra tendenze che separano gli individui e tendenze che li uniscono. Ciò implica che essi vogliono avere un rapporto armonioso, e avere un  futuro in comune.
Ossia vi è un insieme di regole generali che tutti condividono e accettano, e devono essere rispettate da
tutti i membri.

 

lL'arcobaleno simbolo di pace, moralità e di empatia
fig 2: L’arcobaleno  con colomba   simbolo   della morale   bioevolutiva, promotrice  di empatia, reciprocità, valori validi,  quindi di pace.

Tale scopo rende necessario  adottare un sistema di principi validi per tutti i membri del gruppo e a lungo termine,   e che essi siano  tali che tengano
conto degli interessi di tutti, siano equi e imparziali
Il fine supremo che persegue è  la sopravvivenza del gruppo e il bene comune.
Questa è una visione globale, universale.
Esso funziona come metro di misura del comportamento  (de Waal, 2001).

In ogni caso i locali pubblici e specialmente le aule scolastiche  non possono restare senza un simbolo che comunichi la posizione di ogni singolo e del gruppo   quale collettivo sovraordinato, che dia informazione su quali principi strutturare le interazioni fra singoli e singoli e fra singoli e gruppo.
Questi stanno alla base di ogni comportamento umano e di ogni relazione. Ogni azione compiuta è sempre improntata a un principio morale ossia a un sistema di ordine, un sistema di principi.   Questo esiste anche fra gli animali  (de Waal, 2001).
Occorre un simbolo che ricordi e periodicamente rinforzi nei presenti il controllo razionale del proprio comportamento, e un distacco dall’istintuale, dell’irrazionale e dall’emozionale secondo i criteri del “rinforzo segnaletico” di Pavlov(1953).  Un simbolo fisico, percepibile, costituisce  una rinforzo segnaletico.

“Il rinforzo segnaletico è un oggetto che aggiunto a uno schema comportamentale  accresce  la sua memorizzazione”  e di conseguenza  aumenta la frequenza della sua emissione ( Zincenko, 1966). Pertanto esso riattiva e rinforza i principi morali nell’osservatore.
Occorre un simbolo che ricordi  e rinforzi il rispetto verso i principi, che strutturano il
proprio sentire, il proprio pensare, il proprio comportamento.

Ciò è dato da un oggetto fisico, strumento di comunicazione.  Esso è sempre necessario. Ma occorre uno che soddisfi tutti i criteri  necessari sia del messaggio di relazione che di quello di contenuto.

Bisogna scegliere un simbolo che soddisfi entrambi i criteri. Ciò può essere dato dal simbolo dell’arcoba-leno simbolo di pace, che implica anche eguaglianza, empatia, razionalità  e che soddisfa i 15 principi della etica bioevolutiva.

 

  1. A)  Il suo messaggio di relazione suona:

 

Noi riconosciamo la  sua necessità e assoluta indispensabilità. Noi assumiamo un atteggiamento di completo apprezzamento,  di profondo rispetto, di profonda venerazione per la morale,  quale elemento basilare per la vita, e ci impegniamo alla sua  integrale applicazione. Noi apprezziamo e  coltiviamo la morale  come valore basilare della vita, nelle relazione con  noi stessi, con gli altri presi singolarmente, con il collettivo, con il pianeta e anche  nell’esercizio della professione.

La sua mancanza ci riporterebbe all’animalesco, all’istintuale, all’anarchia, all’irrazionale.
Pertanto essa non può mancare e neanche   essere  lasciata alla scelta individuale.
Quindi essa non può esser elusa o ignorata. Ciò mira a definire su quale  binario orientare la propria relazione con il gruppo, con il collettivo  come strutturare il proprio agire  con il gruppo e con ogni singolo membro del gruppo.
Pertanto un  oggetto concreto, che definisca la nostra posizione,  ci deve essere nel locale. Essa definisce la nostra visione del mondo  e dell’uomo e la nostra scala  di valori.

  1. B) Messaggio di contenuto suona:

Quelli adottati sono i 15 principi delle etica bioevolutiva:  reciprocità,  empatia e solidarietà ( compassione), equità e  giustizia,  riconoscenza,   soccorso, consolazione,  condivisione,   imparzialità (fairness),  gratitudine,   cooperazione,  altruismo possibile o piramide galleggiante, bontà e utilità sociale, creatività e produttività, culto del collettivo ( o della specie)     ( stato, patria )
soluzione  riconciliativa   e costruttiva  di   conflitti.  Questi principi sono stati estrapolati dagli animali mentalmente sani, presenti sul

Essa è stata estrapolata da soggetti tutti normali e sani di mente, al contrario di quella cattolica estrapolata da soggetti psichiatrici ( Lorenz, 1966; Mainardi, 1974;  de Waal 2001, 2008  2011 2013)
Essa ha superato l’esame del tempo. Sorta oltre 50’000’000 di anni fa, essa ha avuto sempre successo, facendo evolvere la razza ominide.
Nel campo animale ha dato sempre risultati
positivi. Quella bioevolutiva è una morale scientifica. Soddisfa tutte le categorie  di scientificità:
a)  origine empirico e sperimentale(
osservazioni di animali su tutto il pianeta;
essperimenti di laboratorio,)  b) le categorie di obiettività, attendibilità, e validità, c) categoria della depurazione delle distorsioni cognitive dell’intelletto umano.
Essa  è generale e universale. È applicabile
agli uomini di tutte le etnie, di tutte le religioni, di tutti i continenti.
 La morale bioevolutiva mira alla sopravvivenza della specie umana, al bene comune e dei singoli individui, alla salute del corpo come pure di quella psichica e sociale di ogni singolo individuo, dei singoli stati e dell’ambiente, del pianeta quale ecosistema per l’uomo   ( Lorenz, 1966; Mainardi, 1974;  de Waal 2001, 2008  2011 2013)

Essa non lede i diritti  e la dignità di nessun cittadino del pianeta, qualsiasi sia la sua nazionalità e la sua etnia.  I suoi cultori anziani sono degni modelli sociali degli individui delle nuove generazioni (Bandura 1966).
Gli scolari e gli studenti possono applicarla integralmente senza nessuna correzione sia nella vita privata che in quella professionale.
Con la morale bioevolutiva l’uomo moderno
riscopre la morale sana e buona dei suoi remoti antenati, gli animali,  dopo  l’imperialismo degli imbecilli prodotto dagli sciamani, dei profeti e dai teologi.
La morale bioevolutiva mai ha commesso massacri,
parassitismi, predatorietà, privilegi, crimini con pretesti fasulli, come ha fatto il cristianesimo.
La morale bioevolutiva è generale e universale
accettabile da tutte le etnie, di tutti i continenti, e di tutte le epoche. Essa si è sviluppata sul pianeta da 50’000’000 ( cinquanta milioni di ) anni.

 

BIBLIOGRAFIA

Bertelli, F. (2016): Gesù tradotto. ( i.c.s.)

Kitcher, Philip (2005) “Biology and Ethics” in David Copp    (ed.) The Oxford Handbook of Ethical Theory, Oxford     University Press

Lorenz,K.(1981): L’aggressività, Euroclub, Bergamo,

Mainardi, D.(1974): L’animale culturale. Rizzoli, Milano
Mainardi, D.( 2006): Nella mente degli animali,
Cairo Publishing
Mainardi D.(2009): L’intelligenza degli animali.
Mascaro, S., Korb, K.B., Nicholson, A.E., Woodberry, O.
(2010). Evolving Ethics: The New Science of Good and
Evil. Exeter, UK: Imprint Academic.
Renzetti,R.(2010): La Chiesa dopo Gesù. Tempesta, Roma
Renzetti,R.(2013): La Chiesa contro Gesù. Tempesta, Roma
Ridley, Matt (1996). The Origins of Virtue. Viking.
ISBN 0-14-026445-0.
Shermer, Michael (2004). The Science of Good and Evil:
Why People Cheat, Gossip, Care, Share, and Follow the
Golden Rule
. New York: Henry Holt and Company.

de Waal, F. (1991)  Far la pace tra le scimmie.  Rizzoli , Milano
de Waal, F.: (2001): Naturalmente buoni. Il bene
e il male nell’uomo e in altri animali
.   Garzanti, Milano
de Waal, F.:(2008) Primati e filosofi.     Evoluzione e  moralità.  Garzanti, Milano
de Waal, F.:(2011) L’età dell’empatia. Lezioni   dalla  natura per una società più solidale.
                   Garzanti, Milano
de Waal, F.:(2013). Il bonobo e l’ateo -In cerca di umanità fra i primati. Cortina,      Milano

Wright, R. (1994): The Moral Animal: The New  Science  of evolutionary  Psychology,
New  York,   Pantheon

Zincenko, P.I. (1969): Probleme der Gedächtnispsychologie. In: Hiebsch (1969): Ergebnisse der sovietischen psychologie. Stuttgart: Kle tt, p.  191-240

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16 comments

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