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PSICOLINGUISTICA SCIENTIFICA

2.1.  DOCEOGENI    FALLIMENTI    APRPENDIMENTALI.

Il  doceogeno fallimento   apprendimentale   si ha quando l’insegnante  impedisce  allo studente  di imparare invece di favorirlo. Ossia  quel fallimento generato dall’insegnate   medesimo. Per definizione l’insegnate dovrebbe favorire   l’apprendimento, paradossalmente invece egli può  impedirlo.
Come tutte  professioni oggi esistenti, (circa 1600) anche quella dell’insegnante deriva dalla professione dello sciamano del paleolitico, l’ uomo-medico, l’intellettuale-tutto-fare della tribù. Tutte le attività intellettuali erano concentrate in una sola persona: nello sciamano. Era l’uomo  delle caverne, risalenti a 40’000 anni fa ( Coon, Antropologia culturale, 1955;  Eliade,  1995).

L’uomo del  paleolitico  assegnava maggior importanza alla parola che non al fatto. La parola era “divina e creatrice”. Mentre il fatto concreto veniva declassato. Lo sciamano era lo intellettuale del tribù paleolitica, a aveve una atteggiamento di assolutismo, dogmatico e infallibilità rispetto alla massa degli operai.

Successivamente da questa figura si staccarono tutte le professioni: medicina, politica, scienza  e didattica.

Medici, politici e scienziati hanno sviluppato senso critico e   hanno preso coscienza chje essi nella professione possono fare bene ma talvolta possono fare anche  male nelle loro professioni, perciò  hanno introdotto il concetto di danno e di risarcimento danni.
In medicina hanno preso coscienza delle “malattie iatro-gene” ossia quelle malattie  causate dal medico oppure  i “disturbi o malattie collaterali”,  quei disturbi  causate da un medicina la quale agisce favorevolmente su un parametro fisiologico e negativamente su uno   altro. Es il cortisone è un potente medicina contro i virus,  ma  molto nocivo sui reni, perciò  dai medici viene usato molto parsimoniosamente.
Lo stesso hanno fatto gli scienziati riconoscendo che la scienza è molto utile ma, se mal usata,  può causare anche danni.
Le legislazioni del mondo prevedono che anche  gli industriali  possono sbagliare, e quando ciò accade essi devono risarcire i danni  provocati.

Oggi nessuno mette in dubbio che ogni professione é utile all’uomo  ma può anche diventare nociva se mal usata. E se ciò accade e  provoca  danni, i loro autori devono risarcire le vittime degli errori.
Mentre i medici, scienziati, industriali  hanno preso coscienza dei possibili fenomeni negativi  delle loro professioni,  e cercano di apporvi rimedio,  mediante le norme elaborate  e ancorate nella giurisdizione,    gli  insegnanti di lingua ancora non hanno preso coscienza  di questo fenomeno conservando un atteggiamento di assolutismo, dogmatismo e infallibilità,  come lo sciamano del paleolitico,  da cui la professione deriva.
Nella linguistica gli sciamani moderni della lingua hanno creato  milioni di “handicappati mentali” “incapaci” o addirittura di”imbecilli”. Dopo molti anni di studio,  molti studenti non riescono a parlare una lingua.  Nella valutazione di tali fallimenti gli insegnanti danno  sempre la colpa allo studente, dichiarandolo “incapace”,  o eufemisticamente “intelligente ma incapace a imparare lingue”. Nel 1917 il professore Panzini in Italia, professore di lettere, in un articolo pubblicato sulla stampa,  dichiarò “imbecille” un suo studente che non imparò  vocaboli latini. Alcuni anni dopo il medesimo studente, divenuto  un ottimo industriale, fornì al ex-professore degli  squisiti vini,  con grande sorpresa del prof Panzini, il quale avendolo classificato quale un  “imbecille”  non riusciva a credere che quell’ “imbecille” fosse capace di gestire una industria vinicola e a produrre vini gustosi.  In Italia come Panzini ci  sono molti altri  imbecilli, che riducono l’intelligenza alla “diarrea verbale”. Tali tipi nella psichiatria tedesca vengono classificati quali “pseudogeni”.  Sono quelli  che idolatrano la parola e vilipendono il fatto   carenti di intelligenza e di operatività.

Dotati di discografica memoria verbale si ritengono  supergeni. Sono coloro che credono nel “creazionismo tramite la parola”. La parola crea la realtà.
E degradano gli scienziati a semplici ”manovali”, quale classe inferiore.  Sono coloro che ritengono la cultura sia
“il flusso di parole”, indipendentemente  dal loro contenuto.  Secondo loro un imbecille logorroico è  un genio.
Lo insegnante di lettere non si è ancora staccato dalla figura  dello sciamano.  Non ha fatto un revisione critica dei propria atteggiamenti professionali, causando danni infiniti.Non ha ancora preso coscienza, che egli può sbagliare, addirittura  impedire  allo studente di imparare.  E perciò non corre ai rimedi.  Quando poi emergono i risulti negativi: essi danno sempre la  colpa allo studente. E quindi continuano a non provvedere, a correggere i loro   errori. Ciò  accade solo nella linguistica. Non nelle altre scienze.  Professori  delle materie scientifiche e tecniche non incorrono in  questo fenomeno.

La prova di questo fenomeno è il gran numero di casi di depressione fra gli studenti, che poi abbandonano  la scuola.  Un secondo è l’alta percentuale di suicidalità.
Nell’anno 2005 la suicidalità studentesca  in Italia  fu del 6/10’000  e in Germania del 4/10’000. La media mondiale è del 5/100’000 studenti.  In Germania, che ospita le migliori scuole del mondo, il tasso  di suicidalità  studentesca è la più bassa del  mondo e più bassa della media  mondiale. In Italia, dove la didattica è mediocre, la suicidalità é del 6/10’000.

CAUSA DI QUESTO FENOMENO NEGATIVO

I procedimenti con cui lo insegnante maggiormente ostruisce l’appredimento dello studente sono:
1) alta velocità di pronuncia,che genera il mascheramento,

2) la perdita delle costanti linguistiche

3) confusa esposizione dell’argomento,

4) esposizione a quiz,

5) mancanza di statistica linguistica;

6) lezione ridotta a chiacchierata da bar,
7) ignoranza e negligenza della psicologia apprendimentale,

8) ignoranza e negligenza della illustrazione,

9) insufficiente uso della lavagna  e dei media.
Di questi il più devastante è la velocità  di pronuncia  che impedisce allo studente  di percepire ogni parola.
Vedi il capito  seguente.   I politici, gli insegnanti di scienza, gli industriali   si sono evoluti, integrando l’atteggiamento che le loro
professioni sono al servizio degli utenti, e non gli utenti  al servizio della  professione, come  quella dello sciamano
nel paleolitico.
Ogni professione deve servire ed essere utile i suoi utenti, non danneggiarli.  Ciò vale anche per il docente.
L’insegnante di lingua deve favore l’apprendimento  degli studenti non ostruirlo.
Gli insegnanti di lingua non hanno ancora integrato questo principio, e continuano a mettere la tecnica di insegnamento al servizio dei propri interessi personali: esibizionismo, culto della personalità, narcisismo; coltivazione dei propri interessi durante la lezione, ossia lo insegnamento della linguistica è completamente “centrato sull’insegnante” invece di essere centrato  sullo studente.
Essi sono ancorati alla concezione arcaica  della  lezione “centrata sull’insegnante” e non hanno preso  coscienza che essa deve essere “centrata sullo studente”.
Lo strumento principale per prevenire questi fenomeni negativi  è la  conoscenza della psicologia scientifica sull’insegnamento e sulla apprendimento, le quali empiricamente hanno  elaborato i metodi e le strategie più efficiente per l’acquisizione della lingua.
Esistono varie maniere come l’insegnante può  impedire   l’apprendimento dello studente. Qui di seguito le principali  nel campo della linguistica.

Bibliografia
 
Bertelli, F. (2016): Psicolinguistica scientifica. Inglese in due anni, cinese in tre anni.

 

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