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GESù TRADOTTO

7.9.6. SEDUTA DI INFORMAZIONE
(Marco, 14,17-22)

Alla fine delle sue  meditazioni l’intelletto

giunse con i seguaci al congresso. Ora mentre erano riuniti, e si scambiavano  informazioni ed emozioni, l’intelletto significò:” Uno di voi si opporrà  a me” E tutti erano rattristati, e chiedevano chi fosse. “Sono forse io,  saggio intelletto? ” dicevano.  Ed egli significò loro:” Uno di  voi;  colui che scambia sentimenti con me.

L’intelletto meditante se ne va, come sta scritto nei profeti, ma guai a colui che si oppone a esso. Meglio sarebbe per lui che non fosse mai  nato.”

 

7.9.7. ANNUNZIO  DEL RINNEGMENTO DELL’IO-CONSCIO  (Marco, 14, 26-31 )

E dopo aver espresse le loro liete emozioni, si occuparono  di temi sacerdotali. L’intelletto significò loro: “Tutti si  spaventeranno  poiché  sta scritto.

“Colpiscono il Capo  e i seguaci saranno dispersi”

Ma dopo la riattivazione, vi precederò nella sfera teorica.”

Allora l’io-conscio (di Pietro) gli significò: “Anche se tutti si  spaventeranno, io non lo sarò”. L’intelletto  replicò:” In verità ti dico. Proprio oggi , in questa fase

che  inizia il processo,  tu mi rinnegherai due volte”

Ma l’altro con insistenza significò: “Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò”.

Lo stesso pensavano tutti gli altri.

 

7.9.8.  SUL   SACRIFICIO  ( s. Getsemani)   ( Marco, 14, 32-42)

Ora essi si occuparono  del sacrificio. E l’intelletto significò ai suo seguaci: ” Restate su questi

temi,  mentre io  mi raccolgo in riflessione”.  Unitosi con l’io-conscio, l’atteggiamento impegnato e quello  zelante,  cominciò a sentire ansia. L’intelletto significò:” Sono  triste. Rimanete  su questi temi e riflettete”. Poi allontanatosi da loro, supplicava che non accadesse quell’evento. E significava:”O Sé, tutto è possibile a te, allontana da me questa sofferenza. Però sia fatta la tua disposizione e non la mia”

Tornato  all’atteggiamento impegnato e a quello zelante, li trovò   disinteressati  e significò: ” Ricercante io-agente, sei disinteressato”  Non sei stato capace di riflettere  per  poco tempo. Interessatevi e supplicate per non cadere in provocazioni, la mente  è pronta ma il corpo no”. Allontanatosi da loro supplicò di nuovo. Al ritorno li trovò di nuovo inconsapevoli.
41  Venne per la terza volta e significò loro:” Siete ancora inconsapevoli; continuate a esser inconsci.  É arrivata l’ora: ecco l’intelletto meditante  viene consegnato a forze ostili. Andiamo. Quelle che si oppongono a me  sono  vicine”

 

NOTA:  Pietro per bocca di Gesù rimprovera ai seguaci  il fatto che essi siano “inconsci, inconsapevoli” e non capiscono  l’evento in arrivo, attribuendo la colpa a loro.

Non ha colto il fatto che  esso, l’intelletto, ha sempre comunicato per simboli onirici, senza tradurli o spiegarli, soltanto raccontandoli, impedendo a loro di capire il loro significato. La responsabilità della loro “incansapevolezza”  è  sua dell’intelletto ( s. Gesù) ossia di Pietro.    Ciò evidenzia che Pietro soffriva di confusione mentale   e che non sapeva distinguere  fra cose così banali. Ciò accadde  più volte nel Vangelo.

 

7.9.9.  INIBIZIONE  DELL’INTELLETTO MEDITANTE   (Marco, 14,  43-52)

E subito dopo, mentre l’intelletto comunicava, sorse il  bisogno corporeo insieme con la morale tradizionale. Chi  si opponeva all’intelletto meditante aveva posto

questo segnale:” Quello che con cui io parlerò  per primo, é lui, inibitelo”  Allora egli si avvicinò all’intelletto e significò:” Saggio Intelletto” e discusse con lui. E gli

altri lo inibirono. Uno dei presenti discernendo, volle   annullare l’accaduto,  reprimendo l’audizione di queste cose.

Allora l’intelletto significò:” Come  contro un delinquente  siete venuti a inibirmi, con la violenza. Ogni giorno mi intrattenevo con voi  sulla legge e non mi avete bloccato.

Si adempiano  gli scritti sognici degli antichi raccoglitori-di-sogni.”

50   Tutti gli atteggiamenti favorevoli  lo abbandonarono e non vollero più  avere a che fare con lui.

51  L’inconscio uomo normale,  con un ruolo ancora  indefinito,  lo seguiva e lo bloccarono.  Ma egli, abbandonata  il suo desiderio, si distaccò da loro restando  senza  ruolo.

 

7.9.10.  DAVANTI  ALLA MORALE TRADIZIONALE (s. Caifa )   (Marco, 14, 53-65)

Allora presentarono l’intelletto meditante alla  rappresentanza della morale tradizionale. L’io-conscio lo aveva seguito da lontano stando tra i sentimenti favorevoli alla morale, attingendo gioia dalla comprensione. Intanto la morale tradizionale cercava argomenti per reprimere  l’intelletto meditante, ma non ne trovava.

Molti  sentimenti significavano cose false contro di lui, ma esse non concordavano. Ma alcuni iniziarono ad accusarlo: “Noi lo abbiamo sentito mentre diceva:  Io abolirò la legge aronnica, creata dall’opera umana, e in poco tempo ne farò un’altra, non creata dall’opera umana” Ma nemmeno su questo argomento le opinioni erano concordi.

Allora  il principale di questi sentimenti moraleggianti iniziò a  significare:” Non reagisci? Cosa dicono  costoro contro di  te?”.  Ma egli taceva e non replicava. Di nuovo il principale di questi sentimenti moraleggianti lo interrogò significandogli:” Sei tu il Designato, derivato  dal Sé  benedetto?”  E l’intelletto significò:”  Io lo sono”.

E vedrete l’ignoto teocrate posto alla destra del Sé    diventare conscio.”

Allora quel sentimento, esprimendo indignazione, significò: “Che bisogno abbiamo ancora di prove?  Avete sentito  l’insulto, che ve ne pare?”.  Tutti concordarono che egli era   degno di repressione.

Allora tutte  le altre funzioni psichiche cominciarono  a disprezzare il suo essere, a rivolgergli delle critiche  e a  burlarlo.

 

7.9.11. RINNEGAMENTO DA PARTE  DELL’IO-CONSCIO (s. Pietro-sognico) ( Marco, 14, 66-72)

Mentre  l’io-conscio era vicino al super-Io e attingeva emozioni gradevoli, uno del seguito del super-Io gli significò:” Anche tu eri un rivoluzionario come l’intelleto.”

Ma egli negò: ” Non so cosa tu voglia  significare” Si allontanò  dalla cerchia di quei sentimenti, e cominciò a prendere coscienza.

E un sentimento del seguito del super-Io ricominciò a suggerire ai presenti: “Costui  è uno dei fautori”  Ma egli negò di nuovo.

Dopo un poco i presenti significarono all’io-conscio:” Tu sei certo di quelli, perché ti occupi di teoria”.  Ma egli  si infuriò e confermò solennemente: ” Io non conosco

quella  concezione  di cui parlate”.  Per la seconda volta

l’io-conscio  cominciò a prendere coscienza.

Allora l’io-conscio si ricordò  di quanto significato

dall’intelletto: “Prima  che tu cominci a  prendere coscienza mi avrai rinnegato tre volte”
E iniziò  a soffrire.

7.9.12.  DAVANTI ALLA COSCIENZA MORALE (s. Pilato)  (Marco, 15, 1-15)

All’inizio  della presa di coscienza, la morale

tradizionale inibì  l’intelletto meditante, e poi lo sottopose al giudizio della coscienza morale.

Allora  la coscienza morale cominciò a esaminarlo.”Sei

tu il  teocrate dei redenti?”  E lui :”Tu lo dici”.  La morale  tradizionale  gli muoveva molte accuse.  La coscienza morale lo esaminò di nuovo: “Non rispondi nulla?  Vedi di quante cose ti accusano?”. Ma l’intelletto meditante non rispose più nulla, sicché  la coscienza morale ne restò meravigliato.    Per il cambiamento di stato  si voleva  concedere la liberazione di un inibito.  Un tale detto l’intelletto ribelle ( s. Gesù Barabba) era stato inibito insieme ad altri sentimenti rivoluzionari, che aveva commesso una repressione. Una ridda di sentimenti cominciò a chiedere alla coscienza morale.

Allora la coscienza morale chiese loro: “Volete che vi liberi  il teocrate dei redenti?”. Sapeva che la morale tradizionale glielo aveva consegnato per rivalità.  Ma la morale tradizionale  suggerì alla ridda di sentimenti  perché chiedessero la  liberazione dell’atteggiamento ribelle.

La coscienza morale replicò:” Che farò di  quello che voi  definite  teocrate dei redenti?”

Ed essi significarono: “Reprimilo con grande supplizio”  Ma la coscienza morale chiese:” Cosa  ha fatto di male?”  Ma essi ancora più acutamente significavano: Reprimilo con grande supplizio”.  E la  coscienza morale volendo accontentare la ridda di sentimenti, liberò dalla  inibizione l’intelletto  ribelle, e, dopo aver fatto torturare  l’intelletto meditante,  lo consegnò loro  affinché  fosse represso con supplizio.

 

Nota. Si è giunti a un conflitto tra due aspetti della intellettualità  di Pietro: l’intelletto ribelle ( s. Gesù Barabba) e l’intelletto  meditante ( s. Gesù Nazzareno). Giovanni, il testimone e ascoltatore con le proprie orecchie dei sogni di Pietro, narra di un “Gesù Barabba”  ossia di un aspetto dell’intelletto di Pietro, accanto all’altro Gesù Nazzareno, ossia l’intelletto meditante.

Per le difficoltà  che esso solleva, la coscienza morale fa reprimere l’intelletto meditante e lascia libero invece quello ribelle. Gesù Barabba correla  con Stefano, il dissidente ( At), che ne è il continuatore.  In altre parole approva l’atteggiamento di ribellione ma sospende le meditazioni sulla teocrazia.

 

7.9.13. IL SUPPLIZIO DELLA  REPRESSIONE ( s. crocifissione)  (Marco, 15,  21-31)

Allora costrinsero l’atteggiamento ricercante (s. Simone), quello che si occupava del suo dramma, a portare  le sofferenze.

Indussero l’intelletto a occuparsi dei propri problemi,  e gli  offrirono entusiasmo e sofferenza, ma esso non accettò.

Poi lo torturano e si divisero i suoi ruoli, tirando a sorte  quello che ciascuno dovesse  assumere.

Era nelle prime fasi della presa di coscienza, quando  insorsero  acute sofferenze.

E la motivazione per la condannava diceva:  ” L’Intelletto riscattatore,  teocrate dei redenti

E insieme a lui  repressero torturandoli  i due ruoli:  quello di sommo sacerdote e quello di  giudice.

Altri atteggiamenti lo insultavano e meravigliati, esclamavano:” Ehi, tu che abolisci la Legge aronnica   e la rifai in breve tempo,  salva te stesso,  liberandoti dalla repressione”

Egualmente  dicevano i sentimenti moraleggianti significando:  “Ha liberato gli altri, non  riesce a liberare se stesso dalla   repressione.  L’Incaricato,  si liberi dalla repressione affinché anche noi vediamo e crediamo”.

E anche i due ruoli  repressi imprecavano contro di lui.

 

7.9.14. LA REPRESSIONE  DELL’INTELLETTO MEDITANTE  (Marco, 15,  33-40)

Verso il mezzo del processo della presa di coscienza, l’io-agente divenne depressivo e annebbiato. Dopo un certo periodo l’intelletto gridò:” O mio Sé, o mio Sé, perché mi hai abbandonato”   Sentito ciò, alcuni dei presenti  significarono:”  Chiama il mago”  Uno gli porse riflessioni senza entusiasmo  significando.”Vediamo se viene  il mago a liberarlo dalla repressione”

Ma l’intelletto, facendo l’ultimo sforzo, si estinse.  Allora la funzione reprimente che lo controllava,

avendo visto tanta violenza nella repressione,  significò:  “Veramente  questa funzione  era un derivato dal Sé”

Erano presenti   vari  atteggiamenti, che osservano la repressione: l’ispirazione assistenziale, la tristezza,  il sentimento avverso al pensiero imitante, che lo avevano

sostenuto  quando si  occupava di temi teorici.

 

 

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