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RAPPORTO TRA RICCHEZZA E FELICITÀ

 

RICCHEZZA E FELICITÀ 2016-07-06 002

fig 1:  Qual è   il rapporto tra ricchezza e felicità ?

 

  La felicità è quell’insieme di emozioni e sensazioni del corpo e dell’intelletto che derivano dal completo soddisfacimento  dei propri bisogni e di quelli dell’imprinting,  che procurano gioia e benessere a lungo
della nostra vita.
Negli ultimi decenni gli scienziati della  neurologia hanno scoperto anche il centro della felicità e del piacere nel cervello  sottoponendolo  alle leggi della neurologia.
Felicità è lo stato psichico   positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri  bisogni.  Una condizione di soddisfazione totale. L’uomo ha delle necessità primarie, secondarie e dell’imprinting.  Quando  l’appagamento di queste necessità e il raggiungimento dell’obiettivo dettato da un bisogno procura gioia  sorge anche la felicità. L’appagamento ottiene una condizione di serenità e di tranquillità che produce felicità biologica, identificabile con il piacere.
La psicologia, che ha indagato il comportamento della psiche nello stato di felicità, ha rilevato sentimento di maggiore libertà, fiducia in sé stessi e negli altri, nonché ottimismo nei confronti della vita.
Quando si è in stato di felicità  le persone felici affrontano meglio la vita e i rapporti con gli altri.
La realizzazione dei propri bisogni e delle istanze
del proprio imprinting generano benessere. Lo sviluppo della personalità  é fonte di felicità e dà significato alla vita ( Lalli, 1999; Maslow  1961;   Revenstorf, 1982; Rogers,1961; Rubinstein, 1977)
Sii normale”  è il supremo valore della scienza,  in contrapposizione a “servi Dio”  dei   teologi.  ( Rogers,1961; Maslow  1961;   Revenstorf,  1982; Rubinstein, 1977).
Il suo opposto è la nevrosi ossia la non-soddisfacimento dei bissogni e delle istanze dell’imprinting.
  La nevrosi genera conflitto, tensioni, disunzionalità psichica fino al blocco completo.
   La normalità, intesa come l’abilità a realizzare le  proprie potenzialità, è il fine supremo della scienza psicologica (Lalli, 1999; Rogers 1963) Essa si articola nella realizzazione di se stesso, il che genera  benessere e felicità, conferendo significato alla vita.  Ed è l’unico metro di misura della  sanità psichica e della felicità, rilevabile  nel  comportamento,  nel  vissuto soggettivo, e nella  struttura della  psiche.  (Lalli, 1999; Rubinstein, 1977).
Solo la scienza della psicologia e quelle sociali
portano alla felicità. La teologia porta all’alienazione
e all’autodistruzione.
Giacchè il sistema di bisogni varia da uomoa uomo, anche la felicità varia da uomo a uomo nella misura in cui quei bisogni sono stati soddisfatti.

Essa si manifesta nel sentimento di serentità, appagamento, eccitazione e ottimismo.

 

 

 

 

 

RICCHEZZA E FELICITÀ 2016-07-06 001

fig 2:  Esiste una correlazione  tra ricchezza e felicità?

 

LA QUALITÀ DELLA VITA

La qualità della vita è definibile in base ai principi di  autonomia, autodeterminazione e rispetto della dignità della persona umana. Una vita puramente vegetativa,  una vita solo di sofferenza e senza speranza è la negazione della vita umana (Lalli 1999).
La morale garantisce all’individuo un’alta qualità di vita, la liceità di certi comportamenti.  Coloro che parlano di sacralità della vita tendono a  negare ogni importanza alla qualità della vita e viceversa (Lalli, 1999).

L’individuo ha diritto all’autodeterminazione. L’etica scientifica è contro ogni dogmatismo, è antidogmatica.
L’etica scientifica lascia la scelta tra diverse alternative, la libera autodeterminazione del soggetto.
Al contrario l’etica cattolica è dogmatica, impone dei principi ai quali l’uomo deve adattarsi, deve “ubbidire”.
Accanto ai bisogni autentici esistono i  “falsi idoli” (ovvero i soldi, il benessere corporale, la fama, il successo, il potere) sono considerati fonte di felicità, ma  questi atteggiamenti creano solamente più ansia  ciò che è in contrasto con lo stato della felicità. Il raggiungimento di un falso idolo  provoca  solo una gioia effimera, poiché  essi distolgono da bisogni autentici  della personallità.

B: DIRITTO ALLA FELICITÀ

Nella Costituzione italiana l’art 3 sancisce il diritto “al pieno  viluppo  della persona umana”.   La realizzazione della persona umana, del proprio  imprinting,  dei propri bisogni vale a dire su un piano inter-soggettivo visibile e condivisibile da tutti, è intesa come identica sul piano soggettivo alla felicità del singolo.
La felicità  è legata alla privatezza dell’individuo,  è essenziale per garantire la tutela della dignità della persona  e con la realizzazione di Sé ( Rogers, 1963)
Rispettare la vita privata significa anche permettere a ciascuno di realizzare i propri bisogni   di non rinunciare
alla felicità nelle forme in cui la si identifica, di decidere personalmente circa ciascun aspetto del proprio
progetto di vita.   Ciascun essere umano è unico e
come tale irripetibile, artefice dei suoi progetti.
Nei secoli scorsi la felicità è stata strettamente associata  alla ricchezza e al reddito ( il calvinismo )

PARADOSSO  DELLA FELICITÀ  ( Easterlin, 1974)

Scienziati dell’economia e della psicoterapia hanno condotti molti studi  per analizzare il rapporto tra felicità e ricchezza,  del quale sono state  date  interpretazioni più strampalate.
Economisti (Easterlin, 1974) hanno osservato  che quando aumenta il reddito( la ricchezza), e quindi il benessere economico, la felicità umana aumenta fino ad un certo punto, poi comincia a diminuire, seguendo una curva ad U rovesciata dandone la seguente spiegazione.

Essendo la capacità di godere dei beni fisiologicamente limitata, l’uomo ricco può consumare poco di più del povero, la cui minor quantità di beni è compensata dalle
migliori relazioni sociali rispetto al ricco che vive continuamente in ansia per i suoi beni, ed invecchia solo e deluso per non aver raggiunto la felicità  e aggravato
dai disturbi corporei generati dallo stress emotivo.
Allo stesso conclusione sono giunti gli psicoterapeuti
che hanno curato molti soggetti affetti da malattie psicosomatiche ( Jores, 1981, Luban-Plotza et al 1971).

I risultati osservati dagli economisti concordano con quelli degli psicotgerapeuti,  i quali hanno curato numerosi casi di nevrosi legati a questa tematica:
malattie corporee derivati da manie psichiche. Ad esempio
malattie cardiache derivate da stress manageriale.
(Jores, 1981, Luban-Plotza et al, 1971).

Questi ricercatori hanno trovato che il reddito (la ricchezza)  ha un ruolo limitato sulla felicità.  Tra aumento del reddito e felicità delle persone valutata nel corso della vita delle singole persone  la felicità sembra dipendere molto poco dalle variazioni di reddito e ricchezza.
Ciò è importante per definire quale stile di vita è meglio perseguire e quali sono le prospettive di benessere sociale (welfare)  sia per l’individuo che per una società.

I beni relazionali sono   la  famiglia,  figli, amici, relazioni affettive e civili,  partecipazione alla vita sociale, al volontariato e alla politica nella propria comunità, occupazione lavorativa, qualità della vita  salute e longevità.
La crescita all’infinito della felicità legata all’aumento della   ricchezza è un’illusione   creata dal teologo   Calvino( 1509–1564  ) con pseudoagomentazioni teologiche,  sotto il termine accumulo all’infinito per raggiungere la ricchezza. Ai ricchi  il Dio di Calvino  regala anche il paradiso (vedi analisi approfondita in Rifkin, Sogno Europeo, 2002)
Molte ricerche recenti  nel settore dell’economia mettono in luce  il fenomeno del tappeto rullante. Quanto più  aumenta la ricchezza tanto più si crede di incrementare anche la felicità,  al contrario questa cresce solo pr un certo periodo, dopo del quale diverge rimanendo sempre fissa e costante. Sembra  salire o ci si aspetta  di aumentare la propria felicità al contrario essa rimane uguale, costante nel tempo.  Camminando sul tappeto  rullante, ci si aspetta di avanzare, ma in realtà si rimane sempre allo stesso punto nello spazio. Lo stesso accade con la felicità  quando aumenta la ricchezza all’infinito.
La ricchezza supporta la felicità nella misura in cui copre i bisogni fondamentali della personalità. Dopo tale
limite essa diventa inutile o addirittura nociva,
poichè distoglie l’individuo  dal dedicare energie e tempo alle relazioni sociali ( famiglia, figli, amicizie, attività  profesionale  ecc)
Sia gli economisti che gli psicoterapeuti sono unanimamente oconcordi nel  teorema che il tempo  che le attività lavorative rubano alle relazioni familiari e ai rapporti di amicizia  riducono la felicità (Joeres, 1981, Luban-Plotza et al, 1971;   Rifkin, 2002 ).   Il paradosso della felicità (Easterlin  1974) ha messo in crisi l’impostazione mondiale dei mercati indirizzati alla crescita smisurata sulla base del PNL  che si basava sulla teoria  di Calvino, che postulava  l’accumulo all’infinito. La felicità valutata a peso che cresce parallelamente  all’aumento  della quantità di denaro.

I numerosi studi di economisti e di psicoterapeuti
inducono a riflettere  su quali obiettivi, quale stile di vita è meglio perseguire e quali sono le prospettive di benessere sociale (welfare) per una società che intenda mettere la persona e i suoi bisogni al centro di ogni decisione  privata e pubblica.

Dopo essersi liberato dalle  chimere patologiche  del consumismo, lo studente deve riflettere  quali obiettivi  e quale stile di vita è meglio perseguire  e quali sono le prospettive di benessere sociale ( Jores, 1981, Luban-Plotza et al, 1971; Maslow  1961;  Revenstorf, 1982;  Rogers,1961; Rubinstein, 1977).
D’altro  canto anche i politici devono riflettere quali
obiettivi perseguire nella vita pubblica  per favorire
la felicità dei singoli cittadini tenendo conto
che la felicità non può esser valutata soltanto in termini di ricchezza anche se questo ne è un fattore limitato.

 

CONCLUSIONI:

  1. La felicità è un bisogno basilare dell’uomo. Non se ne

può fare a meno.

  1. La mancanza di felicità genera fenomeni di conversione:
    la sofferenza che ne deriva si localizza in un organo
    del corpo ( processo di somatizzazione)  corrodendolo

e generando  malattia.

Medicina  psico-somatica ossia psico-corporea.
3. La felicità  solo in parte dipende dalle  finanze,
dal reddito.
4. La felicità ha un limite, al quale si avvicina
asindoticamente. Non cresce all’infinito. Essa non può
essere quantificata. Non può essere valutata a peso.
5. Dopo un certo limite l’uomo diventa refrattario alla
felicità.
Queste leggi sono molto utili per decidere il proprio stile di vita, nella gestione  della felicità  sia da parte di singoli individui, che da parte di politici.

C: OTTIMIZZAZIONE DELLA SCELTA.

Altri modelli di spiegazione in particolare di Scitosky, Hirsch, Bartolini ed altri evidenziano come gli individui, sia a causa di limiti cognitivi( bassa intelligenza)
e di condizionamenti sociali, hanno difficoltà a ottimizzare la scelta. In parole semplici, la scelta ottimale
è spesso ostruita da
a) limiti cognitivi dell’individuo ( bassa intelligenza
e facile suggionabilità ),
b) i condizionamenti sociali ( la pubblicità).

a) Il paradosso della felicità,
L’economista Easterlin(1974) suggerisce che, poiché ciascun individuo possiede un certo ammontare di tempo da allocare tra diversi domini monetari e non (quali reddito e beni materiali, famiglia, stato di salute, lavoro, stabilità emotiva, autodisciplina) per aumentare la propria felicità, è meglio destinare il tempo a quei domini in cui i beni relazionali o “beni non posizionali” sono più importanti.

  1. b) Limiti cognitivi dell’individuo.
    Molti individuo hanno bassa intelligenza e non comprendono le conseguenze a lungo termine della benesser e degli abusi
    c) I condizionamenti sociali.
    I condizionamenti sociali spiegano perché inconsa-pevolmente non si comportano  razionalmente e superano   la soglia critica della ricchezza. Gli spot pubblicitari:    “Miglior auto, miglior vita” ( = più felicità)  “Compra la BMV  e sarai più felice” ecc  Tutte farneticazioni  di soggetti psichiatrici che spadroneggiano alla TV e alla RAI. Essi hanno  sostituito i profeti della Bibbia  i quale annunciavano le “verità divine”,  oggi sostituite dalla “verità   consumistiche ”. Soggetti dotati di bassa intelligenza non riescono a discrimanre il vero dal falso,  il necessario  dal superfluo.COMPITO  DELLA  PSICOLOGIA
    Compito  della psicologia è trovare le caratteristiche e le esperienze positive, che aiutino la persona ad essere più felice e integrata con gli altri esseri umani e con tutto i paesi  nel mondo. Giacchè molti bisogni sono derivati da falsi idoli indotti  nell’individuo e non sono genuini, compito della psicologia è quello di distinguere tra bisogni autentici e di quelli indotti dall’ambiente sociale.
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