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FILOSOFIA E SCUOLA ITALIANA

  1. B.   CROCE (1866-1952), UNO PSEUDOGENIO
    IMBECILLE E  NARCISISTA.

 

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Fig.  Il filosofo  B. Croce,  uno pseudogenio imbecille                     Fig : Nel campo biologico, un  collega  del filosofo B. Croce:
narcisista,  predatore.                                                                                     ragliar  molto e capir poco.

 

  1. B.  CROCE(1866-1952) fu un soggetto psichiatrico, affetto da pseudo-genialità, imbecillità, narcisismo e grave disonestà intellettuale. Negli ultimi anni della sua vita soffrì anche di delirio   cronico.

INDICE
B. Croce, soggetto psichiatrico
+1. Pseudogenialità di B. Croce

+2. Sindrome di disabilità mentale
+3. Sindrome di narcisismo

  1. ANALISI DEL PROCESSO PSICHICO IN CROCE.
    4.1. Paradigma cognitivo teologico
    4.2. Gli assurdi di Croce e della sua filosofia

4.3. Disonestà intellettuale
4.4. Lo storicismo assoluto di Croce
RISULTATI DELLA FILOSOFIA CROCIANA

  1. 5.1. Rovina della scuola italiana.

5.2. Impedimento allo sviluppo scientifico

  1. MOTIVAZIONI ALL’ABOLIZIONE DELLO STORICISMO CROCIANO.
    7. VALUTAZIONE DI CROCE E DELLA SUA FILOSOFIA
  1. Bibliografia

Nel comportamento e nelle opere di Croce coabitano contemporaneamente gli estremismi più assurdi, bianco e nero: estremo sapere letterario, e bassissima intelligenza, occultata dietro fiumi di parole e di innumerevoli citazioni letterarie. Fiumi di parole ma poveri di contenuti. Opinioni personali scambiati con concetti astratti, sempre controversi e aspramente criticati, al punto che gli fecero perdere molte amicizie.  Sempre al centro della ribalta, anche come ministro dell’istruzione. Amante della città di Napoli, mariuolo intellettuale  fra altri mariuoli manuali.

   Dotato di una discografica memoria verbale, aveva acquisito uno sterminato sapere letterario, il che lo faceva sembrare “geniale” e veniva ritenuto “un genio”
perfino da letterati che di sapere letterario ne hanno tanto.  Ma i contenuti del suo sterminato sapere letterario erano miserrimi. In realtà egli fu uno pseudogenio.  Ma per capire le opere di B. Croce occorre spiegare il concetto di pseudogenialità, coniato dalla psichiatria tedesca (Corboz, 1974; DSM-IV, 1996;   Lutz 1963; Scharfetter, 1974; Aujuraguerra 1972;  )
La pseudogenialità è un fenomeno frequente nella letteratura psichiatrica.

  1. LA PSEUDOGENIALITÀ DI B. CROCE.

    La  pseudogenialità  é la facoltà di coloro  che,
avendo nel cervello molta  acetilcolina, hanno una discografica  memoria verbale, ma bassa  intelligenza. ( Corboz, 1974,  Lutz 1963;  Scharfetter, 1974,). Di fronte ai problemi della vita costoro riferiscono fiumi di parole, fiumi di citazioni, ma sono inabili a trovare una soluzione   pertinente e adeguata. Lo pseudogenio manca di operatività,
ossia  è inabile a risolvere i compiti della vita, a cui applica stereotipi arcaici non pertinenti, come ha fatto il   teologo. Manca di concetti astratti, usa solo concetti concreti. Cita sì concetti  astratti ma sono quelli che ha imparato dagli altri.
Ma poi non sa agire con essi. Manca di operatività.
Invece di elaborare soluzioni,  cita  stereotipi, ricorrendo alla sua fortissima memoria. Invece di attivare
l’intelligenza attivava la memoria, abusando di essa
e trascurando la intelligenza.

A: LA PSEUDOGENIALITÀ TRA GLI  SCIAMANI E  I TEOLOGI

Questo tipo di intellettualità ha origini remote.
Fin dal paleolitico, fra gli sciamani, 40’000 anni fa,
veniva curata la memoria, ma non la intelligenza. Eliade(1995) racconta che uno sciamano faceva esercizi di memoria, grazie a cui aveva imparato 12’000 versi. Qualcosa come l’intera Commedia di Alighieri, costituita da circa 14’000 righe.

Nel 1700 i gesuiti curavano molto la memoria, completamente ignorando l’intelligenza. Essi facevano lunghi esercizi di memorizzazione per rafforzare la facoltà  della memoria. Molti di loro conoscevano la Bibbia a memoria.

Essi ritenevano la memoria la principale facoltà
della mente, non facendo nessuna distinzione tra intelligenza e memoria. Il criterio di valutazione
da loro usato era il sensazionalismo, la spettacolarità, le apparenze.

Soltanto nel 1900 si cominciò  a fare distinzione tra  memoria e intelligenza, e a studiare la rilevanza di questa ultima.

 

 

B: LA PSEUDOGENIALITÀ  NELLA  BIOLOGIA

I biologi hanno riscontrato il medesimo fenomeno fra gli animali.
Gli anatomisti hanno trovato che i pappagalli avendo molto acido acetilcolinico nel cervello hanno una fortissima memoria acustica, sicché sono in grado di riprodurre le parole dell’uomo, di cui però non capiscono i contenuti.
Le scimmie hanno poco acido acetilcolinico nel cervello e quindi anche poca memoria, ma molta intelligenza. E grazie ad essa si sono evolute sulla scala biologica molto di più che non i pappagalli che sono restati molto indietro nonostante  la loro fortissima  memoria acustica.
Ciò illumina il rapporto tra memoria e intelligenza
dimostrando  che l’intelligenza è molto più utile e produttiva della memoria.

 

L’acetilcolina  è un acido presente nei tessuti del cervello, che genera una fortissima memoria  acustica, una discografica memoria verbale. E niente altro.
Pavlov(1933) ha dimostrato che le parole, sono dei semplici contenitori che associati a delle cose o concetti, li trasportano nella comunicazione umana. Parola (suono linguistico) e concetto stanno insieme per semplice associazione.
Le parole sono dei veicoli dei concetti ma non i concetti stessi.  Ascoltando una serie di parole, bisogna differenziare tra veicolo e suo carico. Bisogna differenziare tra parola (il suono linguistico) e  il concetto che veicola. Teologi e filosofi sono coloro
che hanno esagerato  la funzione della parola,   assegnandole delle  proprietà che non in realtà non ha. Essi hanno inventato “la parola creatrice”  e hanno assegnato alla parola  potere  formativo.

 

C: INTELLIGENZA  E MEMORIA

“Il pensiero è un rilevante strumento nella lotta per l’esistenza, donde il suo stretto legame con gli interessi dell’uomo” (Kostjuk, 1969, p 242).
All’interno della psicologia del pensiero vi sono la
natura del pensiero, i suoi meccanismi, i processi conoscitivi, la formazione dei concetti, la soluzione
di compiti.
Nel pensiero si riscontrano percezione, memoria e l’intelligenza.

Il pensiero è la reazione a una nuovo situazione della vita, alla soluzione della quale la memoria e l’abitudine non bastano. E allora l’uomo ricorre all’intelligenza (Kostjuk, 1969).
In questo contesto emerge che la memoria ha solo il potere   di conservare le informazioni. Mentre l’intelligenza ha il potere di risolvere il compito medesimo.  La valenza della intelligenza è di gran lunga
più alta di quella della memoria. Ciò viene confermato
dal grado di evoluzione raggiunto dalla scimmia rispetto
al pappagallo.  La prima dotata di maggior intelligenza rispetto al secondo, si è evoluto molto di più.  E il pappagallo, pur dotato di straordinaria memoria acustica,
che supera di molto quella della scimmia, è rimasto molto indietro sulla scala  biologica.

Nei secoli passati teologi e filosofi hanno curato
e promosso prevalentemnte la memoria, trascurando la intelligenza.  Fra questi eccelle B. Croce.
Al contrario gli scienziati hanno curato, promosso e usato  l’intelligenza.

  1. SINDROME DI DISABILITÀ MENTALE
  2. Croce possedeva bassa intelligenza, che si manifestò nei suoi giudizi, valutazioni, prese di posizione
    che furono sempre infondate, senza il supporti dei fatti, unilaterali ed estremisti, contestati anche dai suoi contemporanei. Essi furono tutti fallaci.
    La maggior prova della sua disabilità mentale è la teoria del suo idealismo, che non ha nessun fondamento nella realtà, nessuna base fattuale. Esso è solo un plagio
    del mito della creazione del mondo, letto nella Bibbia ( Genesi 1). Dopo averlo memorizzato, egli lo riformulò nella espressione: “lo spirito si dispiega  nella storia o reale”
    e neglieuivlenti:  “l’idea precede il fatto”(Croce). Ciò dimostra la sua carente intelligenza, il suo carente senso critico.

Gli scienziati della psichiatria tedesca ( Corboz, 1972, Lutz, 1962, Scharfetter, 1974; Aujuraguerra, 1972) hanno rilevato che l’imbecille manca di operatività.  Impara a memoria meccanicamente concetti astratti, ma poi non sa
agire con essi. Sicché il vasto repertorio mnemonico è sterile. La sterilità è il connotato principale del pensiero dell’imbecille.  Egli sembra geniale, ma nei fatti non lo è.
E questo fu anche il caso di  Croce, come evidenzia un secolo della storia italiana. Una drammaticissima storia.

C: G. PAPINI, scrittore, in una stroncatura del 1914, paragonò Croce a una cloaca assorbente tutto, senza filtro
critico e tematizzò “la miseria della filosofia”.
L’immagine  della “cloaca assorbente tutto” alludeva alla
sua  discografica memoria verbale, che lo abilitò ad acquisire uno sterminato sapere letterario. Il termine “miseria della filosofia” si riferiva alla sua bassa intelligenza, che produceva giudizi estremamente falsi, che suscitarono rabbia, indignazione e conflitti sociali.
Quei giudizi calunniosi, gli fecero perdere molte amicizie.
Le medesime insufficienze osservarono altri: “Non capisce, ma non capisce con autorità e competenza. (Longanesi)
“Croce era un campione di ignoranza scientifica, oltre che un paladino delle cause perse” (Odifreddi)

La medesima origine, carenza di intelligenza, rivelano i giudizi di Croce che furono sempre infondati, senza una base fattuale, unilaterali ed estremisti. Erano dei semplici enunciati, del tipo: “…La storia altro non è che…. ”(Croce). Croce emulava i profeti dell’AT, che enunciavano, sostenendo di aver ricevuto “il messaggio da dio”.

Ha dato uno sperticato elogio del cristianesimo.

..Io  sono profondamente convinto e persuaso che il pensiero e la civiltà moderna sono cristiani, prosecuzione dell’impulso dato da Gesù e da Paolo.

Affermò che il cristianesimo fosse stato un “rivolgimento storico”  ignorando che di rivolgimenti storici come il cristianesimo vene
erano stati parecchi. Solo in Grecia vi furono
la religione eleusina, l’orfismo, la cabirismo,
che trattavano il medesimo dramma del cristianesimo: la sindrome di abbandono dei figli abbandonati.
E questi rivolgimenti esistevano  da 3000 anni,
ed erano molto più efficienti del cristianesimo,
che fu solo una farsa.  Portò un po’ di sollievo
a pochi cristiani.
Croce non aveva capito nulla del cristianesimo,
e si appigliò solo al numero dei cristiani:
ossia alla diffusione, che era stata raggiunta mediante la violenza. Non per valore intrinseco al cristianesimo.
Non aveva capito nulla del cristianesimo. Il che per uno storico è molto grave.  “La miseria della filosofia”
scriveva Papini  fin dal 1914. Ma rimase inascoltato.
Quello che oggi esprimiamo con concetti della  psichiatria, Papini li aveva colti ed espressi per immagini
fin dal 1914, oltre un secolo fa.  Lo stesso fece sulla scuola. Raccolte varie informazioni da insegnati, nel 1927,
quattro anni dopo la riforma Gentile, Papini scrisse  “Chiudiamo la scuola”. La proposta era paradossale,  però suonava come un campanello di allarme. E Croce non la prese neanche in considerazione.

Ridusse la istruzione a “filosofia e belle arti”
senza dare alcuna dimostrazione. Per semplice enunciato.
Ciò dà la misura della su disabilità mentale, della sua imbecillità. “Imbecillità accademica…”

 

  1. SINDROME DI NARCISISMO
  2. CROCE fu affetto dai seguenti sintomi che coprono la sindrome di narcisismo della personalità (DSM-IV, 1996)
  3. Grandiosità,
    2. successo illimitato ( dittatore ),
    3. speciale e unico, egocentrismo,
    4. ammirazione eccessiva di sé,
    5. eccesiva pretesa di competenza filosofica,
    6. carenza di empatia,
    7. invidia e calunnie  degli altri,
    8. predatorietà.
  4. Grandiosità e megalomania.
    Il signor Croce aveva un eccessivo senso di sé e della filosofia, sua professione. Aveva posto la filosofia
    al di sopra di tutte le professioni. Tutte le scienze erano nulle di fronte alla filosofia, inventando lo storicismo.
    Tutte erano “pseudoscienze, false e fittizie”.
    “La scienza deve essere sottomessa alla filosofia…”(Croce)
    La filosofia sopra la religione e sopra la scienza.
    Dopo aver memorizzata la Bibbia, tolse il trono di dio
    dal cielo, e pose il suo trono di filosofo, quale giudice supremo, pose la filosofia, lo storicismo assoluto
    quale creatore dell’uomo.
    Mentre nella Bibbia l’uomo  viene rappresentato come  creato da dio, nella concezione crociana, l’uomo viene creato dalla “storicismo assoluto”.
    In ogni pagina si incontra la parola “critica”. Essa è associata a un giudice che la produce. E il giudice era lui Croce, che giudicava tutti e tutto seduto sul trono del filosofia, che riteneva il saper sovrano.

Dopo aver tolto dio dal cielo, vi aveva posto se stesso
seduto sul trono filosofico.

2. Successo illimitato (dittatore)
Aspirò sempre al successo illimitato, al potere,   al
dominio sugli altri. Oltre che tramite la filosofia, fu
al ministero della istruzione, dove dettò come un tiranno.
Ricercò in ogni modo il potere.  Si fece eleggere ministro della istruzione… per dare fondamento alla filosofia, che pose a base di tutta la istruzione, al punto che fu denominato “dittatore culturale”.
“Ministro del istruzione e delle belle arti..”

  1. Speciale e unico
    Credeva di essere “speciale” e unico, e di poter essere capito solo da filosofi come lui. Ma anche fra filosofi ebbe conflitti perfino con Gentile.
    Come il papa che si ritiene unico e assoluto, in nome di dio, ente supremo trascendente.
    Croce pose la filosofia sopra la religione e sopra la scienza. Si ritenne unico e assoluto. Mentre il papa si ritiene unico e assoluto  tramite Dio, di cui si ritiene “messaggero in terra”, Croce lo fece in nome dello  “spirito assoluto”, che pervade tutto il reale. Al posto del Dio ente supremo trascendente Croce pose  “lo spirito assoluto” da cui deriva tutto: la storia,  lo storicismo..
    Negli scritti di Croce compare spessissimo il pronome  “Io…”  “Io…;  Io sono convinto..;  Io sono persuaso…”
    mai il nome degli  italiani o degli studenti a cui erano diretti la sua filosofia e la riforma scolastica.
  2. Ammirazione eccessiva
    Pretendeva un’ammirazione eccessiva rispetto al normale, o al suo reale valore. Papini che capì questo sua mania  profetizzò  che la sua  filosofia avrebbe dominata la cultura italiana   solo per 30 anni, come quella di Hegel in Germania5. Eccessiva pretesa di competenza.
        Aveva   un forte sentimento della propria competenza
    che localizzò nello storicismo e nell’estetica.
    Era irrealisticamente convinto che altri individui e situazioni dovessero soddisfare le sue aspettative;
    Asservì la cultura italiana  e le discipline della cultura alla sua filosofia  idealistica.
    Assegnò eccessiva rilevanza alla filosofia e all’estetica, di cui lui era cultore. Successivamente i suoi seguaci fecero lo stesso.  Nella disputa con il matematico Enrique,  dispoticamente  gli impose di occuparsi solo   della disciplina, proibendogli di parlare di altre tematiche. Dopo di che posava a paladino della democraticità.
  3. Carenza di empatia
    Fu carente di empatia: non colse (non riconobbe)
    i bisogni degli altri. Mai si preoccupò di controllare se
    le sue teorie fossero utili agli altri o meno.
    In Croce il deficit nella capacità di provare empatia verso altri individui fu un sintomo molto forte. Patologicamente Croce aveva una particolare percezione di sé, quale “Sé grandioso”. Papini suonò un campanello di allarme scrivendo: “Chiudiamo la scuola”, ma Croce non lo prese neanche in considerazine, attribuendo i problemi agli altri. Sempre e tutto colpa dei disturbi degli studenti.

Cosa che hanno fatto anche gli insegnanti per oltre un secolo, fino ad oggi. E continuano a farlo ancora,
considerando se stessi al disopra di ogni sospetto.

Non aveva nessuna sensibilità per gli altri.
Aveva una forma di profondo egoismo. Non si preoccupò mai di controllare se le sue teorie producesse effetti positivi o negativi. Non si preoccupò mai di andare a controllare a scuola i risultati delle sue teorie.
In taluni licei italiani gli studenti parlavano di “mattoni della filosofia”, e in tutte le scuole di
“istruzione nozionistica”. Ebbene sia Croce che i suoi seguaci presero inconsiderazione tali gravi accuse.

  1. Invidia degli altri e terribili giudizi sugli altri.
    Avendo invidia di quelli che avessero potuto minacciare
    la sua egemonia,  emetteva terribili stroncature,
    cariche di disprezzo. Definì “gli scienziati “barbari”
    e “imbecilli”  ( “menti minute” in napoletano).
    Nella disputa con Enrique 1911, Croce lo attaccò con estrema violenza, imponendogli di occuparsi solo  della sua disciplina, la matematica.
    Fu un calunniatore feroce e spietato occultando i suoi giudizi dietro la “critica letteraria”  “la critica filosofica”. Dietro i suoi giudizi sprezzanti vi era il suo egoismo, il suo narcisismo, la sua megalomania, e la sua insensibilità.
    Perfino amici suoi ruppero l’amicizia dopo tali
    assurdi giudizi.
  2. Predatorietà degli altri.
    Croce ha svolto un ruolo predatorio nella cultura italiana. Assunse un ruolo centrale nella cultura, e dettò leggi, sempre a suo favore. Tutta la istruzione
    fu asservita alla filosofia e al  cosiddetto “umanesimo”. Tutto a sua favore. Non ci fu mai posto per gli altri.
    Sottovalutava gli altri e gli altri saperi.
    Croce ha depredato la teologia emulando i profeti del Bibbia compreso  Pietro e Gesù, nel Vangelo.
    Mentre  i teologi mettevano la teologia e dio come fondatori della cultura  Croce pose la filosofia a base di tutto. Una disonesta usurpazione. Una forte attitudine predatoria.
  3. b) La scienza. Al suo tempo la scienza aveva acquistato
    grande popolarità per la sua utilità pratica.
    Ebbene Croce prima calunniò gli scienziati definendoli “barbari”, e poi usurpava i loro meriti.
    Fu un feroce predatore, e praticò  “l’arte di arrangiarsi…” dei napoletani che ammirava e emulava nel campo della letteratura e della filosofia.
    È rivelatore che amava Napoli e i napoletani, e andò ad abitare  a Napoli.
  1. ANALISI DEL PROCESSO PSICHICO IN CROCE:

 

4.1. PARADIGMA COGNITIVO TEOLOGICO
Per approfondire la valutazione di Croce, analizzeremo
non solo i contenuti del suo pensiero come hanno fatto
finora letterati e filosofi, ma anche il processo psichico del suo pensiero, ossia prenderemo in esame anche il processo psichico durante il quale produsse quei  contenuti (Machmutov, 1974;  Zimbardo,1998; Bertelli 2016).

 

1) Croce seguì il paradigma cognitivo teologico che
prevede il primato  della parola sul fatto, occultato dietro varie formulazioni verbali; della memoria  sull’intelligenza, l’approccio discendente, ossia aderenza  a preconcetti e interessi personali, approccio elemento–struttura, magnificenza della malattia e della imbecillità sulla salute e intelligenza, dell’anormalità  sulla normalità,  del caotico e casuale sullo strutturato e sull’ordinato,   del sogno e dell’intuizione sulla realtà percepita allo stato di veglia, dell’irrazionale sul razionale, interesse privato, inflazione semantica, simboli onirici, intuizioni, opinioni, indifferenza per l’altro,  pensiero atomistico,  apparenze: sensazionalismo, spettacolarità, magia, gioco di parole, combinazione degli estremismi assurdi. Come i napoletani, Croce fu un maestro
nel creare giochi di parole, suscitando sensazionalismo.

 

TABELLA: Paradigma cognitivo teologico
e paradigma cognitivo   scientifico

Teologia                                           Scienza

  1. parola                                            fatto
  2. memoria                                       intelligenza
  3. concetti concreti                         concetti astratti
  4. inefficacia                                     operatività
  5. pia ignoranza                              sapere scientifico
  6.  approccio discendente             approccio ascendente
  7.  approccio elemento-                 approccio struttura-elemento
    struttura
  8. elaborazione sintomatica           elaborazione causale
  9. culto della malattia                      culto della salute
  10.  culto dell’anormalità                 culto della normalità
  11. il caotico                                        lo strutturato
  12.  lo irrazionale                               il razionale
  13.  servizio di dio                              realizzazione di sé
  14.  interesse privato                        interesse collettivo
  15.  inflazione semantica                  proprietà di linguaggio
  16.  simboli onirici,                           concetti
  17.  intuizioni, opinioni                   osservazioni sensoriali
  18. indifferenza per                          empatia
    l’altro
  19.  pensiero atomistico                  pensiero sistemico
  20.   proprietà estrinseche,             proprietà intrinseche
    sensazionalimo,
    spettacolarità, magia

(a: Kostjuk, 1974; Machmutov, 1974;  Zimbardo,1998;
Zankov, 1974; Rubinstein, 1977).

 

Croce seguì il modello cognitivo teologico. Dotato di fortissima memoria acustica, delle facoltà psichiche usava prevalentemente la memoria, trascurando la intelligenza di cui era carente.
Non si curava di capire quello che diceva, e di analizzare le contraddizioni, le assurdità contenuti nei suoi giudizi.
Tutti i sui giudizi furono estremistici, spesso si riducevano a un gioco di parole, senza fondamento reale,

suscitando sensazionalismo  o ilarità.  Esprimevano il vuoto, il nulla.
Amava i prodotti della sua speculazione, che mai sottopose ad controllo concreto, e al confronto con i fatti. Lui odiava i dati degli scienziati, che giudicava roba per vili meccanici, garzoni di bottega, ebetini del villaggio. Lui il super-intelligente.

Nell’approccio dei problemi partiva da preconcetti e interessi personali. Bramò di essere sempre al centro della ribalta e sopra ogni altro. Perciò detestava l’aderenza ai fatti, come fanno gli scienziati.

Nella speculazione dei suoi scritti o postulati, egli
seguiva l’elaborazione sintomatica. Quando  qualcosa non riusciva  la colpa era sempre  degli altri. Egli non  applicò  mai  un approccio causale sulle  insufficienze, dei fallimenti scolastici, dei problemi.

Ebbe il culto del trascendente, che è fuori del reale.   Mentre per il teologo il trascendente è Dio, un ente fuori del reale superiore e incommensurabile. Per Croce il trascendente fu lo spirito, una entità astronomica,  incommensurabile, onnipotente, che si incarna e si manifesta nella storia.  Lui il messaggero di tanto
potenza. Questa concezione è un frullato semantico operato dalla sua memoria straordinaria. Al posto di dio

dei teologi, Croce pose lo spirito, a cui ha dato un’altra nomenclatura, una vocabolario filosofico della sua epoca, in parte plagiato da Hegel.
Fu estremamente insensibile verso gli altri. Nei suoi
scritti non si riscontra un alito di empatia per nessuno.
Anzi fu affetto da paranoidea al punto da definire
gli scienziati dei “barbari”(Croce, 1908) .. .

Il suo fu un pensiero atomistico. È bensì vero che
parlava di “universale”, “generale”, aggettivi che si incontrano frequentemente in ogni sua pagina. È irritante
dover leggere centinaia di volte gli stessi aggettivi in Croce.  Ma poi la trattazione che applicava ai suoi temi erano atomistici non generali e sistemici.

Il suo pensiero fu superficiale, terribilmente superficiale, rincorrente sempre le apparenze, il gioco di parole, il sensazionalismo, la spettacolarità. Le sue frasi ad effetto, i suoi giochi di parole, definizioni in cui

gli estremi si toccano e si coprono: bianco  e nero contemporaneamente. Un autentico napoletano  nel gioco delle parole .

Infine fu un terribile predatore sociale e intellettuale. Con il teatro della filosofia, riuscì a
occupare il primo posto della ribalta  e il trono del supergiudice. In ciò fu favorito dal fertile terreno della teologia. Tutti i meriti prodotto dagli scienziati lo attribuì alle discipline umanistiche e ai filosofi.

Fu cieco e sordo   alle conquiste compiute dagli scienziati.
E le sue idei impose a scuola, egregiamente emulato da altri disabili mentali come lui, che  ancora oggi mantengono le sue cosiddette teorie nella didattica e nei programmi scolastici.
Nel 1994 Il Corriere della Sera, svolse un’indagine
di opinione, nella quale chiese agli italiani quale dei due indirizzi  essi apprezzassero di più. Da esso venne fuori che la maggioranza degli italiani apprezzano di più il sapere scientifico, quello che Croce aveva definito “pseudoscienza”, e di nutrire alta stima per gli scienziati.
La stessa cosa hanno espresso gli studenti tramite i loro abbandoni scolastici.  Negli anni ’50 del secolo scorso gli studenti iscritti al liceo classico erano 210’000, mentre quelli al liceo classico 108’000, ossia la metà. Nel 2015 gli iscritti al liceo classico solo il 4% del totale della popolazione scolastica, mentre quelli del liceo scientifico 26%, oltre sei volte di più. 26% : 4% = 6,5.
La tendenza dell’abbandono del liceo classico continua e porterà alla sua chiusura, facendolo estinguere  per morte naturale, per giudizio universale  di tutti gli studenti e dei loro genitori.
Croce seguiva il modello conoscitivo teologico. Dopo aver memorizzato la Bibbia, mise nel frullatore della sua memoria il mito della creazione ”Dio creò  il mondo…” Dopo averlo mescolato venne fuori: “La parola precede

il fatto…”  e fondò l’idealismo crociano. Ne esisteva già uno quello hegeliano. Ma lui scrisse che quello di Hegel fosse falso, il suo fosse quello ver, senza portare  alcuna dimostrazione. L’enunciato suonava: “…altro non è che…”.   Sia l’idealismo hegelelinao che quello crociano derivano dal mito della Bibbia, che fu un sogno (mito in gr.= sogno in it.). Croce non rilevò, che quello della Bibbia (Genesi 1) era un sogno falsamente interpretato.

Lui imitò il mito della Bibbia, senza capire che quello

era un sogno, ossia un simbolo onirico, non un concetto.
Non fece  l’analisi delle fonti.

Io…. sono profondamente convinto e persuaso che il pensiero e la civiltà moderna sono cristiani, prosecuzione dell’impulso dato da Gesù e da Paolo. Su di ciò ho scritto una breve nota, di carattere storico, che pubblicherò appena ne avrò lo spazio disponibile. Del resto non sente Ella che in questa terribile guerra mondiale ciò che è in contrasto è una concezione ancora cristiana della vita con un’altra che potrebbe risalire all’età precristiana, e anzi pre-ellenica e pre-orientale, e riattaccare quella anteriore alla civiltà, la barbarica violenza dell’orda?

Croce non aveva capito, nulla, nulla di nulla del cristianesimo. Che fu   sebbene conoscesse a memoria tutta la mitologia greca, non capi la religione eleusina, che trattava il medesimo dramma del cristianeso: la sindrome di abbandono.
Giacché era aveva la mente offuscata dalla  mania di grandezza, della dominanza, non capì  il significato e funzione autentica del cristianesimo,  religione misterica. Di essa colse solo il potere politico, che ottenne con mezzi illeciti.

Uno storico fornito di tutte le informazioni possibili  avrebbe dovuto conoscere queste cose ed essere più esperto di altri a emettere valutazioni sul cristianesimo. Invece
no.

4.2. GLI ASSURDI DI CROCE E DELLA SUA FILOSOFIA

  1. Croce fu affetto da grave disonestà intellettuale.

Nonostante le critiche ricevute non ne tenne conto.

  1. Richiesta di “chiusura della scuola”

Dopo aver raccolte informazioni da  insegnati delle
scuole, Papini ( scrittore), scrisse ”Chiudiamo le scuole”( Papini, 1927) un articola in cui criticava

aspramente la riforma Gentile ispirata dalla filosofia di Croce.  Anche se il titolo era paradossale,  come campanello di allarme era rilevante. Croce non ne tenne conto.

  1. “I mattoni della filosofia
    In taluni licei italiani la filosofia veniva definita e
    vissuta come “mattoni”. ( “I mattoni della filosofia”)

Essa veniva imparata meccanicamente a memoria, per superare l’esame. Passato l’esame essa veniva dimenticata. Di essa
non restava niente nella mente e nella pratica dello studente. Puro pappagallismo verbale.

  1. “Scuola del nozionismo
    Da più parti era stato osservato  che la  scuola forniva un conoscenza superficiale, frammentaria, non approfondita né organica di fatti e dati, ed era
    stato coniato il termine di “nozionismo” attribuita al sapere scolastico. Dappertutto quella italiana veniva definita “istruzione nozionistica”
  1. Alto tasso di bocciatura nella disciplina filosofia.

Alto tasso di lezioni di ripetizioni e di bocciatura
nelle discipline filosofia, latino e greco, anche fra i figli della borghesia

  1. Ex-liceali classici, migranti quali manovali
       nel Nordeuropa.

Negli anni ’50, ’60,  ’70 del secolo scorso migliaia di studenti usciti del liceo classico, o dalla università
emigrati all’estero ( Francia, Germania, Olanda, Svezia ecc)  finirono per fare i manovali, al disotto degli
operi locali, apostrafati quali “ i negri di Europa”.
La responsabilità di questi fenomeni furono attribuiti interamente  agli ex-studenti. Il fatto che molti di essi, dopo 10-15 anni di ulteriore lavoro, riuscissero a  a rifarsi una professione dignitosa, non conta niente.

  1. Emigrazione dei cervelli all’estero.
    Un altro fenomeno collegato alla istruzione italiana è
    l’emigrazione di cervelli italiani all’estero.
  1. Paghe miserabili agli scienziati e insegnanti di scienza

Il profondo disprezzo che la filosofia crociana riversò sulla scienza e sugli scienziati, indusse e giustificò  paghe da manovali erogate agli insegnati di scienza e agli scienziati.
“Gli scienziati… . sono l’incarnazione della barbarie mentale, proveniente dalla sostituzione degli schemi ai concetti, dei mucchietti di notizie all’organismo filosofico-storico. » (Croce, 1908)
In realtà e in verità gli autentici benefattori dell’umanità sono gli scienziati. Sono loro che hanno fatto
evolvere l’uomo anche eticamente  e non i filosofi.

8.  Imposizione agli studenti, di quello che lui aveva  rigettato e non capiva.

  1. Da giovane quando intraprese lo studio di  Hegel, Croce
    rigettò e sospese lo studio del suo idealismo ( quello di Hegel),  poiché  era ” incomprensibile”.   Poi impose a scuola lo studio della filosofia  di Hegel, quello stesso che  lui ( Croce filosofo ) non capiva e  che aveva sospeso di studiare. Quella stessa materia che lui non capiva e sospese di studiare poi la  impose nelle scuole italiane. Ciò evidenzia la sua disonestà intellettuale.

 

  1. Esecuzione di quei vizi che rimproverava  agli altri.

Croce sollevò accuse di dittatura a Mussoli nell’ambito della politica, poi nell’ambito della cultura lui medesimo

esercitava dispotismo e arbitrarietà. Predicar bene e razzolar male.  Infatti fu definito ”il dittatore culturale…”

“il papa laico…”(Gramsci). Si  pavoneggiava delle critiche che scriveva contro Mussolini, ergendosi a “guida morale” degli Italiani. E poi lui faceva peggo nell’ambito della cultura.

9. Gli abbandoni del liceo classico.

  1. Negli anni ’50 del secolo scorso, gli iscritti al liceo classico erano oltre il doppio di quelli iscritti nel liceo scientifico. Oggi gli iscritti al liceo classico sono scesi a 6% della popolazione studentesca, mentre quelli del liceo scientifico sono saliti a 26%. E continuano a salire, mentre  quelli del classico calano di anno in anno.

Numerose e gravi furono le critiche, confermate dalle dai risultati, che si levarono avverso la riforma Gentile (1923).

Croce fu gravemente disonesto, poiché non tenne conto
delle critiche che si levarono fin dalla riforma Gentile
del 1923, restando sordo a ogni critica. Ciò evidenzia la sua disonestà intellettuale, la sua insensibilità sociale.

Il tempo di maturo per dare l’ostracismo ai “mattoni” della filosofia.

 

4.3. DISONESTÀ INTELLETTUALE.

  1. Dittatore culturale.
    Croce  criticò Mussolini accusandolo di
    Ma poi applicò nel campo intellettuale
    quei medesimi vizi che lui rimproverava a
    Mussolini nel  campo della politica, posando a fare il paladino dell’ etica.
    Praticava la doppia norma, come fanno i teologi.2. Imposizione ad altri di quello di cui lui non     fu capace.
    In giovane età intraprese lo studio della filosofia di Hegel, ma  “sospese lo studio del pensiero di  Hegel poichè esso ha  “ una forma incomprensibile” (Croce).
    Più tardi suggerì a Gentile lo studio della filosofia
    di Hegel, e altrettanto fece quando lui fu ministro della istruzione.
    Come si permise di imporre agli studenti lo studio

di quella filosofia ( quella di Hegel)  che lui personalmente non capiva   e ne sospese  lo studio?
Come mai impose agli altri quello che lui non
volle fare e  di cui non era capace?

Quesito: “Croce filosofo ed idealista come Hegel,  anche lui filosofo idealista,  non “capiva il pensiero” di Hegel. Come può essere possibile che un filosofo idealista non comprenda il pensiero di una altro filosofo idealista?
Ciò evidenzia la disabilità mentale, e la sua profonda disonestà intellettuale, lacuta insensibilità sociale di Croce  e  dei suoi seguaci, fra cui la Gelmini.

Riepilogo:

  1. a) disabilità mentale
    b) disonestà intellettuale
    c) acuta insensibilità sociale di Croce.

Svalutazione della scienza

Croce ha respinto la proposta di considerare la scienza come un valido apporto alle problematiche filosofiche  sostenendo, anzi, che matematica e scienza non sono vere forme di conoscenza, adatte solo “disabili mentali” dotati di “basse intelligenze” ( in napoletano  «ingegni minuti»)  degli scienziati e dei tecnici, contrapponendovi le «menti universali», vale a dire quelle dei filosofi idealisti.

Lo scienziato degradato a vile meccanico, garzone di bottega, l’ebetino del villaggio.
« Gli scienziati  […] sono l’incarnazione della barbarie mentale, proveniente dalla sostituzione degli schemi ai concetti, dei mucchietti di notizie all’organismo filosofico-storico. » ( Croce, 1908) .

  1. La presunta superiorità della filosofia sulla scienza

La superiorità attribuita da Croce alla filosofia sulle scienze nell’ambito della logica.
Egli viaggiò in lungo e largo in Italia e in Europa in treno e in automobile. Ciò fu reso possibile grazie alla invenzione della ruota, della treno e dell’automobile, che sono opere degli scienziati e non dei filosofi.
Ogni settimana stampava i suoi scritti. La stampa fu inventata e perfezionata dagli scienziati non dai filosofi.
Ciò dimostra quanto Croce fosse lontano dal sentire e dal pensiero degli italiani e degli studenti.
Croce non ha colto il sentire e il pensiero degli Italiani.  Perciò egli non può rappresentarli a scuola. Deve essere espulso dalla scuola.

 

4.4. LO STORICISMO ASSOLUTO DI CROCE

   Lo storicismo assoluto, è la convinzione che tutto è storia, affermando che tutta la realtà è spirito e che questo si dispiega nella sua interezza all’interno della storia (Croce).
La storia non è dunque una sequela capricciosa di eventi, ma l’attuazione della Ragione. La conoscenza storica ci illumina a proposito delle genesi dei fatti, è una comprensione dei fatti che li giustifica con il suo dispiegarsi.
   Si noti che non è una teoria, ma solo una “convinzione”. In Croce tutto fu “opinione personale”, “profonda convinzione”, supposizione, enunciazione ecc.  Egli non porta mai un’argomentazione, una serie di fatti, dei dati concreti. Egli imita i profeti dell’AT che “annunciavano il verbo”, ignorando che quei profeti erano dei soggetti gravemente malati di mente, affetti da sindrome di abbandono. Il “verbo” che annunciavano erano semplicemente i loro sogni a contenuto patologico. Un circolo vizioso.
Chi, come Croce, imita soggetti psichiatrici, è lui medesimo  un soggetto psichiatrico.

Questa valutazione non è il prodotto della sua intelligenza
ma semplicemente un frullato semantico della sua memoria.
Imparato la Bibbia a memoria, egli prese il mito della creazione,  lo mise nel frullatore della sua memoria e venne fuori “lo storicismo assoluto”. Lo spirito si dispiega nella   storia. Dalla formula biblica “Dio creò il mondo” Croce sostituì  le parole. Al posto di dio sostituì  spirito, al posto di crea il verbo dispiegare, e al posto di mondo il reale o la storia. Giocando ancora con le parole produce:
a. “la parola precede il fatto”,
b. “ il fatto segue la parola”,
Ciò evidenzia la sua disabilità mentale,

 

  1. RISULTATI DELLA FILOSOFIA CROCIANA

5.1. ROVINA DELLA SCUOLA ITALIANA.

Lo storicismo assoluto di B. Croce ha causato la rovina della istruzione italiana.
“[La scuola] sarà caratterizzata dal primato dell’umanesimo letterario e in particolare dell’umanesimo classico. Tutte le istituzioni culturali saranno improntate al primato delle lettere, della filosofia e della storia”.
( Croce, 1921) »
I ministri della istruzione hanno pedissequamente applicato questi principi, portando l’Italia alla rovina, dietro a taluni
paesi del terzo mondo.
Il cancro italiano generato  dalla filosofia è un radicato e profondo  rifiuto  a considerare le scienze sociali  e quelle  naturali parte della cultura. Secondo lo pseudogenio e imbecille B. Croce le scienze non fanno parte della cultura.
Se l’Italia si trova in queste drammatiche condizioni, e non è in grado di garantire un futuro ai giovani, ciò è dovuto a una cultura umanistica conservatrice e dannosamente pervasiva.
Occorre cambiar corso.
Bisogna migliorare l’istruzione scientifica nelle scuole superiori e una programmazione della ricerca scientifica che tenga conto dei tendenze internazionali e dei bisogni nazionali.
Senza un’adeguata e diffusa istruzione scientifica somministrata alle più giovani generazioni il Paese non ha futuro.

Noi vogliamo introdurre la scienza  nella scuola modificando sia i contenuti che i metodi didattici.
5.2. IMPEDIMENTO ALLO SVILUPPO  SCIENTIFICO  ITALIANO

« Gli uomini di scienza […] sono l’incarnazione della barbarie mentale, proveniente dalla sostituzione degli schemi ai concetti, dei mucchietti di notizie all’organismo filosofico-storico. » (Croce )

“La  matematica e scienza non sono vere forme di conoscenza, adatte solo agli «ingegni minuti» degli scienziati e dei tecnici, contrapponendovi le «menti universali», vale a dire quelle dei filosofi idealisti, come Croce.
Questi giudizi estremamente distruttivi  e declassanti  hanno impedito  alla scienza di svilupparsi in Italia.  Molti cervelli sono emigrati all’estero.

 

  1. MOTIVAZIONI ALL’ABOLIZIONE DELLO  STORICISMO
    Croce partiva dall’assunzione che lui fosse superintelligente, pertanto non sottopose mai a giudizio
    il suo pensiero e le sue teorie.  E altrettanto
    hanno fatto i suoi seguaci che hanno applicato pedissequamente la sua filosofia. Essi confodevano intelligenza con memoria, come fecero gli sciamani i profeti e i teologi.
    Bisogna definire cosa è intelligenza per poter giudicare
    Croce e i suoi seguaci.

  “Intelligenza è una funzione psichica, che comporta la capacità di ragionare, pianificare, risolvere problemi pensare in maniera astratta, pensare idee complesse, apprendere rapidamente, e apprendere dall’esperienza.  Riflette un capacità più ampia e profonda di capire ciò che ci circonda, “afferrare” le cose,  attribuirgli un significato o “scoprire” il da farsi”
(52 scienziati della psicologia: Mainstream: Science of intelligence, 1994)
Applicando questi criteri si capisce quanto Croce fosse   disabile mentale.

Seguendo il modello dei profeti dell’AT i quali annunciavano  “il mesaggio dell’Ente trascendente”
Croce assunse il medesimo ruolo. Enunciava senza dimostrare, senza argomentare.

Croce non ha mai risolto alcun problema. Non ha mai capito il mondo della scuola, degli studenti, della vita.  Privo di ogni empatia e comprensione, mai “afferrò” le cose della scuola e della lavoro e non fu abile a scoprire quello che era necessario fare nella vita pratica.

Ciò evidenzia la sua bassa intelligenza. Tutti i suoi giudizi furono frutto non della sua intelligenza ma  della sua memoria. Metteva nella sua memoria  principi e superstizioni della Bibbia e, dopo averli frullati,  tirava fuori  i suoi enunciati.

I suoi frullati semantici riecheggiano i miti della Bibbia.

Noi abbiamo attentamente studiato le teorie sull’intelligenza, sul valore, funzione e didattica delle varie discipline, elaborate dai seguenti scienziati (  Anastasi 1964; Baddely, 1986;  Buchwald, 1956;  Funke et al.1998,  2006 in Mandl 2006;  Galperin, 1969; Heller, 2000; Keupp 1974;  Kostjuk, 1969; Kraiker 1974;  Machmutov, 1974; Meredith  1926;  Pavlov, 1953;  Perleth et al.1999;  Piaget, 1956; Resch, et al.  2005 ; Roth, 1998; Rubinstein, 1972, 1977; Quitzow, 1990; Shapiro, 1974;  Thorndike, 1913, 1924; Wink, 2005; Zimbardo et al, 1998; Zankov, 1974)

e siamo giunti alle seguenti conclusioni.

In totale 73 scienziati il cui lavoro ammonta a oltre un
milione di ore di lavoro sul campo, nei quali tali scienziati hanno usato prevalentemente la loro alta intelligenza, a confronto delle poche ore di ponzature a tavolino del signor Croce che invece applicò solo memoria verbale  e  scarsa intelligenza.
Dalle numerose critiche di illustri intellettuali si evince che Croce e il suo storicismo assoluto debbano essere messi da parte, e si faccia posto alle scienze sociali anche nelle scuole italiane come avviene   nei paesi del Nordeuropa.
Si evince che bisogna bandire  lo storicismo assoluto”, al quale sono stati improntati i programmi delle varie scuole e istituti.

Si evince che lo studio della storia delle varie discipline non ha nessun poter formativo, come postulato dallo “storicismo assoluto” di Croce. Che esso venga
bandito dalla istruzione italiana.

E che nella istruzione italiana venga integralmente
applicata  la scienza  espressa in tutte le sue discipline.

 

  1. VALUTAZIONE DI CROCE E DELLA SUA FILOSOFIA
    Croce fu un soggetto psichiatrico, affetto da gravi disturbi della personalità. Egli fu uno pseudogenio imbecille, narcisista, predatorio,  intellettualmente disonesto, e nella vecchiaia affetto anche da delirio cronico.
    La sua  mente  presenta un

    disarmonico sviluppo delle facoltà psichiche:  eccessiva memoria  acustico-verbale,

    e bassissima intelligenza.

La combinazione fortissima memoria/ bassa intelligenza/narcisismo predatorio, hanno
improntato tutte le sue opere e la sua vita,   e poi anche la scuola  italiana.

L’idealismo fu prodotto della sua memoria
e non dell’intelligenza molto bassa. Il carente senso critico, generata dalla bassa intelligenza,
lo indusse a elaborare  l’idealismo, che ricalca
il mito della Bibbia: ”Dio creò il mondo”  rivestito con nomenclatura filosofica.
L’idealismo fu il prodotto della memoria e non della intelligenza. Esso è un plagio del mito
del creazionismo della Bibbia. Alla formula
“Dio creò il mondo” Croce sostituì la sua “Lo spirito si dispiegò nella storia  o realtà”.
Donde la sua inconsistenza. Per la bassa intelligenza non capì che quella della Bibbia era una mitologia come quelle di altri popoli.
Anche lui credette che la mitologia fosse una storia o cronaca.
Per la sua bassa intelligenza non riuscì a capire che il creazionismo è un mito non un evento storico.
I suoi giudizi furono il prodotto della sua memoria e non della intelligenza. Perciò furono errati, suscitando critiche conflitti e inimicizie. Giudizi estremisti fuori della realtà.
Confusione tra opinione personale e giudizio
generale universale. Disabilità che viene confermato dal delirio che insorse negli anni della vecchiaia.

““Io, modestamente, so di vivere in un continuo colloquio con Dio, così serio e intenso che molti cattolici e molti preti non hanno mai sentito nella loro anima.” (Croce, 1941-1952)

Croce si pone al centro di quel mondo che non riesce più a
 decodificare in maniera corretta.  Il contenuto del delirio era di onnipotenza: lui colloquiava con un ente onnipotente Dio, cercando sostegno poiché lui, con la bassa intelligenza, non riusciva a risolvere le contraddizioni le miserie in cui era caduto.
 Il contenuto del delirio rivela la sua debolezza interiore. Si rendeva conto della inconsistenza delle sue “teorie”, e allora cerca un sostegno esterno, di grandezza infinta, onnipotente: Dio. Il che rivela la sua disabilità mentale. Ancora una volta prevale la sua memoria discografica e la sua bassa intelligenza. Crede nell’onnipotenza di dio. La intelligenza è assente.
 Il delirio conferma i gravi disturbi della sua personalità  e la sua bassa intelligenza aggravata dal suo narcisismo predatorio.

Croce è il maggior rappresentante del mito  secondo cui il filosofo sia una intelligenza superiore. Il che non sempre è falso.
La sua eccellenza sussisteva solo nell’ambito della memoria verbale, e nel relativo sterminato sapere letterario, ma non in quella della intelligenza e ancora meno in quella della onestà intellettuale e della socialità.
Essendo stato un narcisista predatorio,

Croce ha riprodotto tutti gli stereotipi della mitologia cattolica, espressi però con il vocabolario filosofico e quello inventato da lui personalmente.

MEGALOMANIA

Aveva una eccessiva stima di sé ponendosi come giudice unico e assoluto dell’universo del sapere umano. Al posto di dio” dotato di onnipotenza di sapere”, pose se stesso.

E di conseguenza un valanga di aggettivi quali “critica”, La critica presuppone qualcuno che le elabora e l’elaboratore era lui Croce. Il giudice supremo e unico.

La filosofia di Croce servì solo ad alimentare la sua megalomania, il suo narcisismo, la sua predatorietà.
Pr oltre un secolo nella scuola produsse solo rovina.
È tempo di bandire la sua filosofia dalla scuola italiana.
All’estero nessuno lo conosce.
BIBLIOGRAFIA

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dei disturbi mentali. Masson, Milano

Korboz, J.:(1974): Jugendpsychiatrie, Vorlesungen.
Zürich,

Kostjuk, G.S. (1969): Fragen der Denkpsychologie. In:
Hiebsch(Hrg): Ergebnisse der sovjetischen Psychologie. Stuttgart:
Klett, p. 241-366
Lalli, N.(2003): Manuale  di psichiatria  e psicoterapia.
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Machmutov, M.I. (1974): Einige Besonderheiten des
problemsunterrichts. In: Mitter, W.(Hrg): Didaktische
Probleme und Themen in der URSS. Hannover, Schrödel,      271-283
Correll W. (1974): Einfürung   in  die Pädgogische
Psychologie. Auer, Donauwörth
Piaget,J.(1954): Die Psychologie der Intelligenz. Bern,   Huber
Rubinstein, S.L. (1977): Grundlagen der  Allgemeinen Psychologie
Berlin:  Volk und Wissen
Scharfetter, C. (1974): Allgemeine Psychopathologie.
Huber, Bern
Zincenko, P.I. (1969): Probleme der Gedächtnispsychologie. In:
Hiebsch  (1969): Ergebnisse der sovietischen Psychologie.
Stuttgart: Klett, p.  191-240

 

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