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APPRENDIMENTO NEI DISABILI MENTALI GRAVI

  INSEGNAMENTO   DI    65    PAROLE    A   UN DISABILE    MENTALE   GRAVE
(IDIOTA)

 

 

 

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fig. 1:   L’apprendimento  nei  disabili   mentali gravi ( idiota)  con   il rinforzo
segnaletico di Pavlov (1936)

 

Il soggetto è un giovane, 19.enne, handicappato mentale
a livello di idiozia ( Scala Wechler, 70-80 ),  completamente muto
che vive in un istituto di disabili mentali.
I medici  hanno diagnosticato:  completa inabilità all’apprendimento.

È dipendente: al mattino viene vestito, durante il giorno aiutato nella cura del corpo e la sera svestito e portato a letto dall’infermiera che lo assiste. Non pronuncia una sola parola. Di lui il medico ha detto che “non imparerà mai a parlare” ( Cartella clinica dell’Istituto).

L’autore (Bertelli, 1985) applica il condizionamento segnaletico protoattivo. Prepara un serie di 64 vocaboli, selezionati secondo criteri di gradualità fonetica, sceglie concetti pratici, esclusi quelli astratti, e studia un programma di rinforzo. Quale rinforzatore sceglie il cioccolato molto gradito al soggetto. Per ogni seduta 50 grammi di cioccolato vengono divisi in pezzettini da uno o due grammi prima della seduta e tenuti in una coppetta

ed esibiti al soggetto, il quale capisce che sono per lui, pronti per l’esperimento. Precedentemente l’autore aveva sviluppato un buon rapporto con lui.

Durante la ricreazione, seduti, di fronte, l’autore tenendo la coppetta con dentro pezzi di cioccolato,  esorta il soggetto  a ripetere un vocabolo, pronunciandolo pronunciandolo prima lui. Ad es. “Enrico, pane”. Lo fa più volte fino a quando il giovane pronuncia “pane”. Appena pronunciato “pane”  rapidamente gli dà un pezzettino di cioccolato. Il rinforzo viene somministrato a ogni reazione positiva. Ciò si ripete più volte. Le risposte successive vengono date sempre più rapidamente. Ossia il numero di risposte aumenta nell’unità di tempo. La seduta durava  circa 30 minuti. Dopo si stanca e non vuole proseguire. Dopo circa 5 mesi il soggetto ha imparato 64 vocaboli, tutti concetti pratici, come “pane”, “letto”, “carne”  “latte” ecc ma nessun concetto astratto. Imparati questi vocaboli il soggetto li usa anche durante la vita quotidiana raggiante di gioia, dopo dei quali riceve rinforzi sociali dai consimili, e dei familiari, che si congratulano con lui dei successi. Più tardi usa quei vocaboli come parole-frasi ( vedi Lurjia, 1965), ossia  a colazione dice “latte” nel senso “voglio-latte”  all’in-fermiera. La sera “letto” nel senso di “voglio-andare-a-letto”.

Avendo l’autore lasciato l’istituto dopo cinque mesi,  l’esperimento fu sospeso. Ma  il giovane continuò a imparare vocaboli con l’aiuto dei compagni e dei familiari che lo esortavano a parlare somministrandogli rinforzi vari. Egli arrivò ad  acquisire alcune centinaia di vocaboli di concetti concreti.

AUTOSTIMA:   anche l’autostima nel giovane era notevolmente cresciuta. Infatti quando imparava
un vocabolo  nuovo lo ripeteva   più    volte  a voce alta, suscitando  la compiacenza dei compagni
e dei familiari che gli davano  pacche sulle spalle  quando lui imparava o ripeteva  i vocaboli imparati
migliorando la pronuncia.    Dopo i primi 65 vocaboli, egli continuò   a imparare vocaboli semplici
anche bisogno del rinforzo con il cioccolato.  Gli bastavano i sorrisi e le pacche sulle spalle dei compagni e dei familiari.    Dopo   un anno aveva imparato circa 200 vocaboli. Ma tutti erano concetti concreti.
Nessun concetto astratto.
COMMENTO. Questo è un caso di apprendimento segnaletico  proattivo ed evidenzia l’efficacia  di tale
metodo didattico.
Per quanto   limitato il numero dei vocaboli acquisiti, tuttavia  ciò  migliorò   le condizioni della vita del giovane e delle relazioni sociali.   Prima di tale acquisizione   per chiedere qualcosa il giovane emetteva dei grugniti,
e poi l’infermiera doveva indovinare cosa volesse.  Ora, dopo tale acquisizione,  invece nomiva l’oggetto preciso
che desiderava.  E sospese  i grugniti animaleschi.
Inoltre  fece crescere l’autostima  nel giovane  e  la maggior  considerazione dei compagni e dei parenti
verso di lui.

B)  Questo caso  dimostra il potere della psicologia e dell’apprendimento segnaletico di Pavlov

Nonostante che il medico di famiglia avesse sostenuto che fosse impossibile, il giovane acquisì gli elementi più semplici della lingua:  parole esprimenti concetti concreti (vedi 2.1.1). Con i l’apprendimento segnaletico fu possibile far acquisire 64 vocaboli,  tutti concetti concreti, nessun concetto astratto.  I vocaboli furono prima usati singolarmente e più tardi come parole-frasi di una sola parola. Ossia il vocabolo  “letto” venne usato nel significato di “voglio andare a letto”  come fanno i bambini di 1,5 anni, inizialmente usano frasi-a-una sola-parola (Oerter et al, 1992).
Nella fase successiva  il  giovane  acquisì   circa altri 200 vocaboli  senza il rinforzo del cioccolato.

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