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PSICOLOGIA DIDATTICA

DIFFERENTE VALENZA DELLA MEMORIA E
DELL’INTELLIGENZA.

 

 

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Fig. 1:  Psiche:  memoria, intelligenza,  ecc.

Dal  paleolitico ad oggi vi è stata una differente valutazione della memoria e della intelligenza.Sciamani, profeti e teologi, gli intellettuali dell’antichità, hanno sempre esaltato la memoria, e declassato e vilipeso la intelligenza.

  1. E altrettanto hanno fatto i filosofi. Un esempio paradigmatico  è il filosofo B. Croce,  dotato di straorinaria memoria discografica, ma di bassa intelligenza,  il quale ha  usato e riconosciuto la memoria e le discipline che sono costituite di essa, e ha vilipeso l’intelligenza e le discipline
    basate  sull’intelligenza,  ossia le scienze.
    È necessario riesaminare ruolo, funzione
    della memoria e dell’intelligenza  nella storia dell’uomo,  per riesaminare giudizi di codesti soggetti,  teologi e filosofi,  e determinare il ruolo da assegnare  alla memoria e all’intelligenza nella scuola italiana.
    La memoria e l’intelligenza sono due facoltà
    della psiche umana, che hanno svolto un ruolo differente sulla evoluzione dell’uomo, da tre milioni di anni ad oggi.
    La memoria può essere forte o debole, acustica ottica, motoria. Anche l’intelligenza può esser bassa o alta. Le combinazione di questi fattori sono innumerevoli.
    Vi può esser bassa memoria e alta memoria, oppure alta memoria e bassa intelligenza.
    Una combinazione merita particolare attenzione:
    fortissima memoria   e bassa intelligenza.
    In questo caso il soggetto cerca di occultare la sua debole intelligenza producendo fiumi di parole.

Gli psichiatri tedeschi hanno rilevatoquesta
combinazione e l’hanno descritta sotto il titolo
di  pseudogenialità ((Aujuraguerra, 1972;  DSM-IV, 1996; Corboz, 1974; Lutz 1963; Scharfetter, 1974;)
Essa si riscontra già dal paleolitico.

A: LA PSEUDOGENIALITÀ TRA GLI  SCIAMANI E  I TEOLOGI

 

Questo tipo di intellettualità ha origini remote.
Fin dal paleolitico, fra gli sciamani, 40’000 anni fa,
veniva curata la memoria, ma non la intelligenza. Eliade(1995) racconta che uno sciamano faceva esercizi di memoria, grazie a cui aveva imparato 12’000 versi. Qualcosa come l’intera Commedia di Alighieri, costituita da circa 14’000 righe.

Nel 1700 i gesuiti curavano molto la memoria, completamente ignorando l’intelligenza. Essi facevano lunghi esercizi di memorizzazione per rafforzare la facoltà  della memoria. Molti di loro conoscevano la Bibbia a memoria.

Essi ritenevano la memoria la principale facoltà
della mente, non facendo nessuna distinzione tra intelligenza e memoria. Il criterio di valutazione da loro usato era il sensazionalismo, la spettacolarità, le apparenze.

Soltanto nel 1900 si cominciò  a fare distinzione tra  memoria e intelligenza, e a studiare la rilevanza di questa ultima.

 

B:  LA PSEUDOGENIALITÀ  NELLA  BIOLOGIA

 

Il fenomeno della pseudogenilità accompagnata da bassa intelligenza (Aujuraguerra, 1972;  DSM-IV, 1996; Corboz, 1974; Lutz 1963; Scharfetter, 1974;)  si riscontra anche nella biologia,  dove ha la medesima causa istologica: l’acido acetilcolinico.   I biologi hanno rilevato che i pappagalli  hanno una fortissima  memoria acustica, che permette loro  di riprodurre i suoni linguistici dell’uomo, altamente strutturati.  Ma di non  comprenderne
i contenuti  per bassissima intelligenza. Gli anatomisti hanno spiegato lo strano fenomeno. Essi hanno trovato nel cervello del pappagallo moltissima acetilcolina, che genera fortissima memoria acustica. Contemporaneamente bassa intelligenza.
Comparando pappagalli e scimmie nella scala animale si ha il seguente quadro.
La scimmia ha  molto meno acetilcolina, ma più intelligenza. Il che le ha permesso di avanzare  nella scala biologica, raggiungendo il massimo dopo l’uomo.
Mentre il pappagallo, fornito da molta memoria acustica
ma di bassissima intelligenza, è rimasto molto più  indietro  della scimmia.
Se ne deduce  che la intelligenza è di gran lunga molto più  utile e produttiva della memoria.
Uno di questi soggetti pseudogeniali è stato il  filosofo,
B. Croce  Per tutto il novecento ha spadroneggiato nella cultura  e nella scuola,  generando oceani di sofferenza,
la rovina della scuola italiana, danni interminabili.
Ora il tempo è maturo per presentare il conto
a lui e ai suoi “mattoni”.

 

C: INTELLIGENZA  E MEMORIA

 

“Il pensiero è un rilevante strumento nella lotta per l’esistenza, donde il suo stretto legame con gli interessi dell’uomo” (Kostjuk, 1969, p 242).
All’interno della psicologia del pensiero vi sono la
natura del pensiero, i suoi meccanismi, i processi conoscitivi, la formazione dei concetti, la soluzione
di compiti.
Nel pensiero si riscontrano percezione, memoria e l’intelligenza.

Il pensiero è la reazione a una nuovo situazione della vita, alla soluzione della quale la memoria e l’abitudine non bastano. E allora l’uomo ricorre all’intelligenza (Kostjuk, 1969).
In questo contesto emerge che la memoria ha solo il potere   di conservare le informazioni.

Mentre l’intelligenza  è creativa, inventiva,  scopritrice, produttiva, solutrice di problemi.
La valenza della intelligenza è di gran lunga più alta di quella della memoria. Ciò viene confermato  dal grado di evoluzione raggiunto dalla scimmia rispetto  al pappagallo.  La prima dotata di maggior intelligenza rispetto al secondo, si è evoluto molto di più.  E il pappagallo, pur dotato di straordinaria memoria acustica, che supera di molto quella della scimmia, è rimasto molto indietro sulla scala  biologica.

Nei secoli passati teologi e filosofi hanno curato
e promosso prevalentemente la memoria, trascurando la intelligenza.  Fra questi eccelle il filosofo B. Croce.
Al contrario gli scienziati hanno curato, promosso e usato  l’intelligenza.
La filosofia di Croce servì solo ad alimentare la sua megalomania, il suo narcisismo, la sua predatorietà.
E a rovinare la scuola italiana.

Possedendo il monopolio della comunicazione, letterati e filosofi  hanno sempre affermato di essere superiori, migliori,  declassando
gli scienziati a “vili meccanici”, a garzone da bottega, a “disabili mentali” ( “ingegni minuti”, Croce). Essi non hanno mai fatto distinzione tra
memoria e intelligenza.
Solo a partire dal 1911, ossia un secolo fa, gli scienziati della psicologia hanno misurato l’intelligenza, definendola. E dallora si è iniziato a differenziare memoria da intelligenza.

Nella scuola italiana bisogna curare di più l’intelligenza, promovendo quelle discipline
e quei metodi didattici che accrescono l’intelligenza.  Al contrario di quanto hanno fatto filosofi, quali B. Croce, che hanno promosso
esclusivamente discipline che si basavano sulla memoria verbale, e su metodi quali lo storicismo assoluto.

 

 

 

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