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PSICOLOGIA GENERALE

L’AUTOSTIMA
L’autostima  è l’insieme delle valutazioni e dei giudizi che l’individuo dà di se stesso rispetto  alle componenti della sua personalità e delle sue potenzialità.
Da orecchianti e ciarlatani di psicologia essa viene confusa con il concetto di Sé, che è il nucleo centrale e basilare della personalità, un atteggiamento inconscio che risiede nell’inconscio, da dove influisce sul comportamento che l’individuo emette.  Questo nucleo è relativamente costante.

L’autostima  si esprime tramite la soddisfazione di sé, l’abilità  di svolgere un prefissato compito, l’intima consapevolezza del proprio valore.  Stimare se stesso implica non dubitare della propria importanza ed   essere capaci di assumersi responsabilità nei confronti degli altri.
Il rispetto per se stessi, per le proprie emozioni, i  propri bisogni, le proprie potenzialità migliora il rapporto con gli altri.
La presenza di tale stima genera alta autostima.
Ciò incrementa le prestazioni di un individuo e migliora
le relazioni sociali. La sua mancanza sviluppa  bassa autostima,  deteriorando  prestazioni e  rapporto con gli altri.
La resistenza psicologica è la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, elabonrando in maniera efficace le difficoltà ed  eventi negativi che si incontreranno nel corso della vita.  La sua motivazione
intrinseca  rimane salda. Di fatto l’individuo resistente presenta una serie di caratteristiche psicologiche inconfondibili:

  1. Ottimismo: è un ottimista e tende a interpretare gli
    eventi negativi come momentanei e circoscritti;
    2. Sicurezza: posside  un ampio margine di  controllo
       sulla propria vita e sull’ambiente che lo
    circonda;
  2. Realismo: egli resta sempre piantato nel reale,
    mantenendo una realistica valutazione delle sue
    possibilità.
    4. Forte motivazione:  è motivato a raggiungere gli
    obiettivi che si è prefissato.
  3. Intraprendenza. È intraprendente anche quando
    l’azione contiene molto rischio.
    6. Dinamismo: egli ha sempre qualcosa da fare, non
    cade mai nell’attività o nella depressione.
  4. Indipendenza: ha forte personalità, non si lascia
    influenzare molto dal parere degli altri. Ha sempre
    opinioni personali.
    8. Resistenza: tende a vedere le difficoltà come una sfida
    e come un’opportunità, piuttosto che come una minaccia.
  5. Persistenza: di fronte a frustrazioni ed fallimenti
    non perde  la speranza e continua a lottare.
    10. Speranza: difronte ad eventi negativi continua
    a sperare nella riuscita, ad agire e a lottare.

SINTOMI DELLA BASSA AUTOSTIMA:

  1. Pessimismo: l’individuo che si stima poco, tende
    a sottovalutare le sue capacità e abilità.
    2. Insicurezza: egli ritiene di possodere poche
    capacità di riuscita, di non saper controllare
    gli eventi della vita
    3. Carente senso di realismo: non vede le cose nella loro
    obiettività, travisando le sue capacità e la realtà
    esterna.
  2. Scarsa motivazione. Non ha slancio, forza interiore
    che lo spingano all’azione.
    5. Tendenza all’inattività. È disforico e poco attivo
    Tende all’inattività a rimandare, a indugiare.
    6. Incertezza: tende alla indecisione, alla eccessiva
    riflessione. Ha paura di prendere   decisioni.
    7. Dipendenza: è fortemente influenzabile; dipende molto
    dal parere degli altri. Ha debole  personalità
    8. Poca resistenza, cedevolezza: difronte alle difficoltà
    della vita o fallimenti, rinuncia facilmente al suo
    compito prefissato.
    9. Disperazione:  è facile vittima di disperazione,
    non ha fiducia, poca fiducia in sé.

 

Le fonti della autostima sono tre:
a) le esperienze di riuscita o fallimento nelle
imprese intraprese   nel corso della sua vita;
b)  la lunga serie di giudizi che gli altri hanno espresso
su di lui tramite la comunicazione verbale e quella
estraverbale;
c)  la valutazione di sé, delle proprie abilità  nei
singoli settori della vita.

In corrispondenza di questi fattori, per migliorare l’autostima si può applicare  un trattamento sintomatico e uno causale.
a) Il trattamento sintomatico consiste nella elaborazione
dei sintomi o segni della autostima.

Esso offre un trattamento  superficiale, frammentario e effimero, che perpetua  il male e le debolezze . Nell’assicurazione verbale del tipo: “tu ce la fai” o quelle praticate dai ciarlatani della pubblicità che  promettono “miracoli”,  come  lo spot “ con il metodo xy l’ inglese in 15 giorni” ecc. Pura ciarlataneria.

  1. b) Il trattametno causale è quello che agisce sulle
    cause dei disturbi di autostima affrontando il problema alle radici mentre quello sintomatico alle foglie. Esso è efficiente, duraturo ed esaustivo eliminando  definitivamente i  disturbi, la bassa autostima, i disagi ad essa legati.   Esso è di gran lunga più efficiente  ed è quello

richiesto dal codice deontologico del docente, e  da applicare a scuola.

L’insegnante competente e onesto applica questa strategia.
Nella scuola consiste nell’affrontare i  disturbi  della autostima nelle cause: nel rimuovere  le cause dei fallimenti e delle frustazioni. Nella scuola  le cause principali di bassa autostima sono  gli antiquati e inefficienti metodi scolastici, gli errori didattici commessi dall’insegnante. Il trattamento causale della bassa autostima  dello studente  consiste nel miglioramento

dei metodi didattici, adottati dall’insegnante.

 

  1. a) Eliminazione degli ostacoli paradossalmente creati
    dall’insegnante medesimo, che generano i doceogeni
    fallimenti  apprendimentali.
  2. b) Migliore i metodi didattici della disciplinac) Miglioramenti della percezione dello studente.
    d) Preparazione dello studente alla esposizione
    efficace del suo sapere.

In generale il miglioramento dell’autostima è una premessa fondamentale per  il miglioramento delle prestazioni scolastiche e  il benessere psico-sociale della persona.

Il trattamento causale agisce sui fattori che generano
una bassa autostima.

L’insegnante può agire sull’autostima  con varie strategie. Occore prima l’esplorazione dello studente e delle sue difficoltà. Occorre rilevare in quale disciplina lo studente ha difficoltà e per quale causa. Oppure se esse avvengono nel campo sociale o familiare.  Individuato l’origne del disturbo si interviene  opportunamente. Nel  campo didattico sono possibili le seguenti problematiche.

 

A: DISCIPLINE

  1. Applicazione di metodi didatti scientifici.
  2. Prevenzione degli errori sistematici.
    3. Nella linguistica applicazione del metodo EIS-PR
    molto efficiente.
    4. Nelle discipline scientifiche occorre l’applicazione del
    metodo sperimentale , come descritto nel metodo di
    Galperin (1966).
  3. Impiego della illustrazione e della inscenatura
    nella linguistica, compresa la lingua materna

 

  1. Impiego dei media e della lavagna: in tutte
    le discipline specialmente nella materia scientifiche
    e nella matematica.
  1. Nella interrogazione dello studente:
  2. Buona presentazione della materia durane
    le interrogazioni.
    8. Incremento della concentrazione durante la lezione.
    9. Concentrazione ed eliminazione delle fantasie durante la
    lezione.
  3. Impiego di quelle procedure elaborate dall’esplorazione
    dello studente.
  4. Rimozione dei disturbi emotivi che incidono
    negativamente.
    12. Elaborazione dei problemi emozionali, sociali
    ( se gravi con l’ausilio dello psicologo)
  5. Far valere il proprio sapere. Durante la interrogazione
    praticare il brainstorming.
  6. Attitudine all comunicazione efficace durante la
    interrogazione. Saper esporre il proprio sapere e saper rispondere in maniera efficace all’interrogazione.

Suddividere la materie in unità semplici con il titolo  di ogni singolo argomento.

 

INTERVENTO DELLO PSICOLOGO

L’intervento psicoterapeutico  permette di eliminare gli ostacoli che generano la bassa autostima, quali paure irrazionali, pensieri disfunzionali e stile comunicativo inefficace e di rafforzare  i fattori positivi che concorrono allo sviluppo e al mantenimento di un buon livello di autostima.

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