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PSICOLOGIA GENERALE

6.1   LA  PSICHE

 

 

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Fig 1:  La psiche quale  organo che connette l’uomo con il mondo esterno.

 

A: DEFINIZIONE

La psiche è una struttura dinamica costituita da  percezione, emozionale, e pensiero che ha sede nel cervello. Essa ha sede nel cervello, ma non è prodotta da  esso.   Essa rispecchia soggettivamente il mondo esterno, con cui l’individuo viene a contatto (Rubintstein,  1972).  La psiche detta anche apparato psichico,  viene costruita  dalle
esperienze subite nella vita fetale e dalla prima infanzia divenendo un organo autonomo.  I fattori che elaborano e rifrangono gli stimoli esterni dipendono dalla catena di esperienze precedenti, di cui il principale è l’imprinting della prima infanzia (Lorenz, 1966).
La teoria della psiche quale  rispecchiamento soggettivo  o elaboratrice  del mondo esterno è la base della psicologia cognitivista o cognitivismo, che risale a Piaget (1932) Sechenov  (1932   citato in Rubinstein 1972),   la quale sostiene
che  l’individuo interpreta soggettivamente  gli stimoli del mondo esterno, secondo le predisposizioni  della
sua psiche o del suo apparato psichico. Grosso modo si può dire: come l’individuo viene condizionato nei primi anni di vita, così poi reagirà  da adulto. L’organo che registra e poi applica questi atteggiamenti  è la psiche,
che ,   mediante processi  biochimici,  ( Pancheri 1980)  registra  nel cervello le esperienze subite o emesse  nel   corso della sua esistenza.

La psiche è un  termine usato da  psicologi empiristi,  per designare  la percezione, l’emozionale  e il pensiero.
Pertanto esso  è un concetto scientifico.   Avendo conquistato molta popolarità e ottima reputazione, oggi
viene usato  dai ciarlatani della filosofia della letteratura e della teologia,  i quali confondono  empirismo con speculazione filosofica.

La psiche  si struttura nei primi anni di vita,   sviluppando atteggiamenti, personalità e carattere propri e specifici.   In questo periodo avviene  l’imprinting ( impressione)   (Lorenz, 1966, 1981). Le esperienze  subite durante questo periodo sono permanenti e determinanti per la personalità dell’uomo. Esse sono specie-specifichee non riferiti all’individuo. Ciò implica che gli schemi comportamentali esperiti  nel primo anno  di vita, qualsiasi siano  le cause che le abbiano generate, diventano gli schemi  che l’individuo adotterà  per tutto il corso della sua vita, qualsiasi siano gli stimoli esterni che lo colpiranno.
La caratteristica principale dell’imprinting  è  che esso si forma solo in un breve  periodo della prima infanzia, una specie di finestra nel tempo, dopo la quale  quegli schemi comportamenti diventano  definitivi e irreversibili.
Ad es. un bambino che nel primo anno di vita subisce schemi comportamentali di violenza, poi nel corso  di tutta la sua vita, emetterà sempre comportamenti violenti,   di fronte a una situazione di conflitto. Mentre chi ha subito schemi comportamentali di benevolenza reagirà   con i medesimi schemi, qualsiasi sia lo stimolo esterno.
In altre parole l’uomo agisce da adulto così come è stato programmato nella prima infanzia. Ciò è stato confermato
dalla psichiatria sociale, che ha studiato le famiglie  degli  psicotici ( Arieti, 1972; Lalli 1999).

Da ciò derivano le predisposizioni della personalità  (Lorenz, 1966, 1981; Rubinstein, 1974). Queste permettono ai genitori  di forgiare  la personalità  del futuro uomo, dando un indirizzo positivo e pro-sociale alla sua condotta.  Ciò implica che la psiche possiede  autonomia  rispetto al cervello e  non ne è la  funzione passiva.
La psiche partecipa alla regolazione del comportamento  dell’individuo, reagendo  secondo i suoi atteggiamenti,  detti anche  principi o valori. Ogni individuo  ha un  personalità e  un carattere unici (Rubinstein, 1977).
Ogni atteggiamento è costituito da una componente sensoriale, da una emozionale e da una cognitiva,rappresentando una substruttura della psiche.
La scienza che studia sistematicamente  questa funzione vien detta  psicologia, la quale indaga  i suoi processi  e le sue caratteristiche, le leggi delle sue manifetazioni e del suo sviluppo. Psiche è un concetto scientifico poiché
soddisfa le categorie di scientificità: a)ricavata da osservazione e da sperimenti sistematicamente condotti.
b) categoria di obiettività, attendibilità, di validità;
c) categoria di depurazione delle distorsioni dello sperimentatore,  della sperimentazione e della trappole cognitive (Canestrari, 2003; Rosenthal, 1965).

Per la medesima funzione  la religione  usa  il concetto di “anima”, la filosofia quelli di  “spirito” e “mente”, entrambi con significati differenti. Ne deriva che la   religione si estrinseca nella animo-logia, la filosofia
nella mento-logia.  I concetti di anima della teologia  e mente dei filosofi sono il risultato di intuizione, di assunzioni, di speculazioni. Pertanto esse non sono scientifiche. Ma teologi e filosofi, affetti da sindrome  predatoria e plagio, usano nel loro proprio settori  il termine di “psiche e psicologia”  travisando ogni   argomentazione.

 

B: CONSCIO E INCONSCIO

La psiche  è costituita da due  insiemi: il conscio  e l’ inconscio, separati non da fattori materiali o  spaziali, ma semplicemente da connotatori  emozionali.
La psiche reagisce sempre come struttura unitaria a ogni stimolo esterno.  L’attività riflettoria del cervello  è analitica e sintetica. Lo stimolo in arrivo  viene decomposto nelle sue parti e poi ricomposto e generalizzato.

 

C:  LEGGI DELLA  PSICHE

Un atteggiamento presenta leggi proprie  che sono:
La psiche è un sistema chiudo e limitato. Ossia le sue

  1. risorse sono limitate.
  2. La psiche investe selettivamente le sue energie,

prediligendo gli oggetti soggettivametne rilevananti.

  1. Principio economico: la psiche investe energie solo su
    taluni oggetti, non su tutti per poterle risparmiare.
    4. Costanza nel tempo.
    5. Pervasività in tutti i settori.
    6. Consequenzialità.
  2. Conseguenzialità ambivalente: piccolo vantaggio a breve
    termine e grande danno a lungo termine      .
    (Rubintein,  1972,  1974)

 

Le leggi psichiche sono comune a tutti gli uomini.   Un atteggiamento rimane costante per tutta la vita dell’individuo;  pervade tutti i settori del comportamento, e presenta conseguenzialità a breve e a lungo termine.

Il principio di economia ( o risparmio) statuisce che
essendo un sistema chiuso e limitato, oSsia avendo solo poche energie a disposizione, la psiche conserva

solo quelle informazioni che marca quali soggeTtivamente rilevanti, espellendo le altre.  l’espulsione comporta il loro oblio o dimenticanza. Es. ogni giorno leggiamo centinaia

di numeri telefonici. Ma noi li dimentichiamo .

Al contrario il numero di un parente o amico che ci interessa lo ricordiamo bene, a memoria.

La psiche elabora gli stimoli esterni.  La reazione a uno stimolo esterno non è mai passivo ( come sostengono i behavioristi ) ma  attivo, ossia dipende  sempre dalla caratteristiche della psiche, dalle sue predisposizioni. Difronte a uno medesimo stimolo esterno ogni uomo reagisce con una reazione specifica e unica, differente da uomo a uomo.   Tale stato o struttura soggettiva dipende dalla storia individuale, dalla catena di esperienze precedenti, subite durante il corso della vita e primariamente dall’imprinting ricevuto nella prima infanzia. In altri termini ogni   individui emette una reazione sua propria specifica ed unica.

 

D: REGOLAZIONE  DEL COMPORTAMENTO

La psiche partecipa alla regolazione del  comportamento   dell’individuo   sia consciamente  sia inconsciamente.  Questi reagisce secondo i suoi atteggiamenti,  detti anche  principi o valori. Ogni individuo  ha un  personalità e  un carattere unico   (Rubinstein, 1977)
L’imprinting riveste molta rilevanza nella formazione uma

La strutturazione della psiche avviene primariamente nella prima infanzia, ad opera dell’imprinting(impressione)
(Lorenz 1966), ma essa viene poi  perfezionata  dai condizionamenti da parte dei genitori, dell’insegnante e dell’ambiente. Al  perfezionamento della  personalità contribuiscono l’apprendimento segnaletico (Pavolov, 1953) e   l’apprendimento sociale (Bandura, 1966).

 

 

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