PSICOLOGIA CLINICA

CASO   CLINICO-3:    GUARIGIONE DI UNA BALBUZIE:
MALATTIA PSICHICA.

Il soggetto è uno studente di 14 anni, frequentante
la II media, ripetente, in un collegio italiano, mentre i genitori  vivono in Germania, dove lavorano.
A 12 anni, mentre passeggiava con un compagno sul marciapiede della strada, un camion investì
il compagno che fu orrendemente schiacciato . . .
Lui vide un occhio del compagno a oltre di un metro di distanza dal suo corpo…e altro ancora.
   Fino all’età di 12 anni fu un ragazzo normale,
non presentava nessun disturbo, ogni anno promosso a scuola.
   A partire dall’epoca dell’infortunio, quando sentiva rumore di camion si provava forte ansia, e iniziò a balbettare. Più tardi il disturbo si generalizzò estendendosi ai bassi rumori, al minimo fruscio, pe es fruscio delle scarpe. Di conseguenza balbettava spessissimo.
   Dall’esplorazione risulta un secondo fonte di disturbo:
debolezza della personalità.  Ogni volta che lui emette un comportamento sgradito alla madre, questa reagisce con insulti, parolacce, minacce tenendolo in stato di sudditanza.

La madre è dispotica, autoritaria e sprezzante. Lui ha sviluppato una  bassissima  autostima, sicchè non sa difendersi  in società.
Durante la terapia viene fuori un secondo soggetto affetto da disturbi: il padre. Questi soffre di ulcera allo stomaco, è in cura medica e prende farmaci contro i dolori di stomaco, che comunque  non recedono anche con i farmaci.
B: ACCERTAMENTO
Il soggetto soffre di balbuzie grave, al punto che ha già ripetuto la II media ( quella successiva all’infortunio)
ora rischia di ripeterla ancora, poiché non riesce a riferire nelle discipline. Quando va a conferire i compagni fanno rumori con i banchi, e la balbuzie lo blocca completamente mentre i compagni si “divertono a ridere” per la gesticolazioni che lui emette in tali situazioni.

Il super-iper-arciprofessorone di matematica finge di non vedere e di non sentire niente. Non proibisce ai compagni di smetterla di impedire al paziente di conferire. “Anche lui ride sotto i baffi”  racconta il ragazzo triste.
Lo stesso fa il super-iper-arci-professorone di italiano,
il quale, da eccellente “somaro prevalente” non invita i
compagni a smetterla di impedire di conferire tramite i rumori dei banchi o delle scarpe.

Questa è la scuola italiana. Nota: un evento del genere nelle scuole tedesche non sarebbe mai e poi mai successo,
poiché gli psicologi che sorvegliano anche il comportamento di ogni singolo insegnante.
PROGETTO TERAPEUTICO
Il sottoscritto appronta il progetto terapeutico nel quale era previsto:_

  1. a) desensibilizzazione sistematica,
    b) riduzione dell’ansia
    c) addestramento autoassertivo dello studente,
    d) ristrutturazione del gruppo sociale ( la famiglia
    la madre, fonte dei disturbi del figlio e del marito).
    Il giovane concorda e accetta il piano terapeutico con il quale collabora attivamente.

RISULTATI.
Dopo nove mesi di terapia il giovane, quando fa attenzione, non balbetta più, riesce a chiedere il gornale dal giornalaio parlando e intavolare una discussione, senza tartagliare. Riesce a farsi interrogare senza tartagliare, tenendo bene la concentrazione.

La madre ha smesso di pronunciare insulti, parolacce,
ha smesso il ruolo dispotico e autoritaria, sia verso di lui che verso il (di lei marito) padre del giovane.
Accanto a questi risultati anche nel padre  si sono estinti
i dolori e i bruciori allo stomaco, dal medico diagnosticati  quale “ulcera allo stomaco”.
Anche il padre non accetta piû passivamente  le parolacce, le ingiurie, le pose di superiorità della moglie.
Ossia è avvenuta una ristruttura del sistema sociale ( la famiglia, nel quale madre svolgeva una ruolo patogeno).
CONTINUAZIONE DELLA TERAPIA DA SOLO

Ilo giovane, che riesce abbastanza bene quando riesce a controllarsi, continua gli esercizi al fine di rendere automatici  quegli schemi comportamentali che ora riesce a compier sotto molta concentrazione, non sono ancora spontanei. Alla fine dell’anno viene promosso ( per merito
proprio).
CONTROLLO DOPO UN ANNO.
Un anno dopo la fine della terapia, il giovane concede una
ora di controllo, con registrazione su audiocassetta e una lettera dichiarativa.
Dopo un anno di ulteriori esercizi fatti da lui, ora ha migliorato il rendimento scolastico, ottenendo la media del sette in tutte le materie e otto ( il massimo) nella matematica per la quale ha talento.
Il padre è anche lui guarito dall’ulcera allo stomaco.
la madre non assume ruoli di superiorità e di tirannia, ancora meno emette insulti e parolacce.
Il giovane ora ha conquistato anche una fidanzata,
ha molti amici. I compagni lo hanno integrato e lo invitano quando tengono riunioni o nei giochi  o feste.
Lui è pienamente soddisfatto  in tutti i settori della sua vita e giudica positivametne la terapia, per la quale
mi porge i ringraziamenti i suoi della madre e del padre.

META-ANALISI

  1. La balbulzie malattia psichica.
    La balbuzie è una malattia psichica, per l’esorbitanza
    e la cronicità
    dei comportamenti che sviluppava e i danni conseguenti, la balbuzie è un’autentica malattia psichica. Essa comunque va curata esclusivamente dalla psicologia clinica.
    Infatti in Germania nel 1800 i medici ritenevano la balbuzie una malattia neurologica. Perciò amputarono  la lingua a taluni balbuzienti, i quali poi divennero completamento muti. Nel 1859 il governo tedesco fu costretto a vietare l’amputazione della lingua nei balbuzienti.
    Oggi  la balbuzie viene curato soltanto dagli psicologi.2. Le impotenze e le ipocrisie dei “ somari prevalenti
    insegnantucoli di italiano i quali non si scomodarono
    neanche a calmare i compagni affinché gli permessero di potere essere interrogato. E per colpa loro ( dei compagni di scuola e degli insegnanti omertosi ) quel ragazzo dovette ripetere una classe, e se non ci fosse stato la terapia, avrebbe dovuto lasciare la scuola.
    Al contrario dopo due anni, risultò esser una bravo scolaro e ottimo nella matematica.

    3. Terapia sistemica.
    La terapia ha riguardato non solo il giovane ma anche il sistema famiglia: la madre e il padre. La madre  corretta dal figlio, con espressioni miranti a modificare il suo ruolo autoritario e degradane, modificò il suo atteggiamento patogeno, e il padre anche lui, imitando il figlio, imparò a difendersi dal comportamento aggressivo e degradante della moglie, riuscendo a guarire dall’ulcera che i medici furono inabile a rimuovere con i farmaci.
    Il prof Boss, un eminente psicoterapeuta,  giustamente ironizzava scrivendo: ”Le malattie psiche non si guariscono con le polverine multicolori dei medici” (Boss: Umriss der Medizin, 1971)

 

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