PSICOLOGIA CLINICA

CASO CLINICO-2: GUARIGIONE DI UN ESAURIMENTO
NERVOSO O NEUROSTANIA.

 

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Una signora, 36.enne, viene in terapia per
gravi disturbi psichici….e poichè la dottoressa
(medico dottoressa)  che l’ha in cura da due anni vuole mandarla in una clinica psichiatrica.
La signora, sposata con due figli rispettivamente di 13 e 11 anni, presenta gravi disturbi al lavoro dove stanno per licenziarla. Inoltre presenta conflitti con il marito e con i figli.
Lavora in un fabbrica di cilindri di chiavi, dove
viene richiesto la produzione di 62-65 cilindri al giorno, tolleranza di errori ( pezzi spagliati)
4-5 a giornata lavorativa ( 8 ore). risultati che le colleghe raggiungo ogni giorno, mentre lei  produce mediamente 52-55 pezzi al giorno, e continua a scendere  e i pezzi errati superano 8-9 al giorno e arriva fino a 12 pezzi errati a giorno.
Con il marito ha cattivo rapporto. Sessualmente
non partecipa all’atto sessuale al punto che il marito
non  porta a compimento il proprio atto, restando inappagato  e ora pensa al divorzio se le cose non cambieranno.  Lo ha comunicato alla moglie e lo ripeto
nello studio del terapeuta ( il sottoscritto) in presenza dei figli.                                                                                                                               Fig 1:  Malattia  psichica: esaurimento nervoso
Con i figli ha un rapporto negativo, al punto che i due
figli la burlano nel mio studio, dove è convocata tutta la famiglia: lei, il marito e i figli in seduta congiunta.
I figli raccontano: se essi dicono una cosa lei (la madre) fa il contrario e pensa sempre ad altro. È   distratta sicché essi la burlano e spesso litigano.  Raccontano episodi vari…. ( qui omessi).
Dal racconto del comportamento  in fabbrica, di quello del marito anche nei rapporti intimi, e di quello dei figli  il tratto principale che emerge è la mancanza di concentrazione e di partecipazione. Lei non prende parte alle azioni che compie, è sempre distratta, assente. Di conseguenza nessuna azione che compie viene eseguita bene,
lasciando tutti insoddisfatti e suscitando conflitti.
È stata curata da due anni da un medico dottoressa, con medicine varfie. La dottoressa ( in medicina) ha cambiato varie farmaci ma invano. Dopo ogni farmaco non è mai subentrato nessun miglioramento ancor meno guarigione.
Sicchè il medico stesso ha proposto di internarla in clinica psichiatrica.
B: ANALISI CLINICA.
Dall’esplorazione emerge  che lei soffre di esaurimento
nerovoso o neuroatenia, che un termine elaborat a fine ottocento e primo novecento. Oggi viene rubricato
sotto  il termine di esaurimento da stress.
A nove anni la madre morì, il padre si risposò, lei
fu emarginata, cadde in solitudine e depressione, rimase senza guida sociale, senza modelli sociali adeguata per il suo ulteriore sviluppo psichico.  E si diede a leggere.
Sfortunatamente incappò in una scrittrice che “rincorreva la fama, e voleva diventare celebre. . . .”
La paziente si identificò con lei (scrittrice), che le teneva anche compagnia durante il giorno ( lei leggeva molto. . . ma cosa leggeva?. . .).
E insorse in lei la brama di diventare scrittrice e diventar celebre, come se la fama fosse il fine supremo
di una vera donna.  Perciò si diede a leggere molto.
Parallelamente  svalutava  tutte le altre professioni e attività della vita.  Nel suo orizzonte culturale
vi era solo la fama. Perfino in erotica aveva acquisito
scarsa competenza sessuale e l’erotica da lei venne
declassata. La causa remota della sua evoluzione psichica fu l’evento stressante  della perdita della madre a 9 anni.

C: METODI  TERAPEUTICI

Il terapeuta (il sottoscritto) propone i seguenti metodi:
a) ristrutturazione  cognitiva,
b) revisione dei valori della vita.
Metodi che lei accetta ed esegue sotto la guida del terapeuta. La terapia procede sempre fruttuosa, nella quale lei è sempre molto collaborativa.
In particolare vengono rigettati i due fini che lei inconsciamente inseguiva: a) diventare una scrittrice e b9 diventar famosa. Al loro posto fu elaborata una nuova scala di valori, che poggiavano sull’utilità sociale”.
a) buon rendimento al lavoro,
b) buon rapporto con il marito
c) rivalutazione della sensualità e acquisizione di buona
competenza sessuale  al punto da soddisfare sia il marito che se stessa. ( Assunzione: la sensualità è un bisogno basico del corpo e della psiche).
d) Buon rapporto con i figli, e svolgimento del ruolo di modello sociale positivo per i figli.
Acquisizione di competenza del ruolo materno.

Lei è d’accordo con questo piano terapeutico, e collabora
nella terapia, che si svolge nell’arco di 10 mesi.
Alla fine si hanno i seguenti

D: RISULTATI

a) Ha migliorato le sue prestazioni al lavoro dove ora
lavora con gioia, produce sopra i 60 pezzi al giorno,
gli errori sono scesi sotto la soglia di tolleranza ossia 3-4 al dì. Il datore di lavoro ha revocato il licenziamento  e la tiene definitamente al lavoro.
b) Buon rapporto con il marito e buoni rapporti sessuali
che ora raggiunge sempre l’appagamento.
c) Lei stessa ora fruisce dell’appagamento, cosa
che non raggiungeva mai prima della terapia
d) Buon rapporto con i figli, che ora la prendono
come modello sociale.
e) Sospensione della presa di farmaci e delle cure del medico.
f) Crescita dell’autostima e pieno soddisfacimento del nuovo stato mentale,  attribuibile
alla mancanza di guida sociale ( madre morta a 9 anni).

g) Buon rapporto con le amiche che ora la stimano en l’hanno integrata nel loro gruppo.
h) Revoca del licenziamento da parte del datore di lavoro
( In un controllo avvenuto 5 anni dopo, lei lavorava ancora nella medesima fabbrica)
E: CONTROLLO.
Nella seduta di controllo il marito esprime piena soddisfazione  per aver raggiunti tutti i fini inseriti
nel piano terapeutico.
E mi consegna una  busta con del denaro. Giacchè il sottoscritto non vuole accettare ( è una famiglia povera), lui risponde: “Lei ha salvato la mia famiglia deve prenderli per i miei figli e la lascia sul tavolo. Il medico era fallito. Se avessi chiesto il divorzio, i miei figli sarebbero diventati sbandati come lei ( la madre)…”
F: META-ANALSI.

Questo caso offre lo spunto per alcuni commenti.
1. Malattia psichica.
L’esaurimento  un autentica malattia psichica,
infatti la paziente per primo chiese aiuto a un medico.
Come dimostra questo caso dove le variabili sono state tutte operazionate: la produzione al lavoro era facilmente
controllabile. Il fallimento del marito nei suoi bisogni erotici e l’educazione dei figli.
2. Farmaci inefficaci contro le malattie pschiche.
Non si possono curare disturbi cognitivi e emozionali
“con le polverine multicolori dei medici” ( Boss 1971)
come ironizza il prof Boss in un suo celebre libro nel quale analizza molti di questi casi falliti con le “polverine multicolori dei medici”. In Italia un terzo

di tutti i farmaci sono fallimentari proprio perchè
non sono appropriati e vengono gettati nel WC.
Modificare la scala di valori della vita di una donna non si può farlo con le “poverine multicolori dei medici”.

  1. Declassamento della psicologia in Italia.
    In Italia la psicologia è gravemente declassata, vilipesa, ridotta ai giochi dei quiz.
    La psicologia ( che si articola in 35 specializzazioni) non è ancora entrata nella scuola. Mentre in Germania vi è entrata  fin dal 1911, (leggi novecento e undici) nella persona di Stern.4. Terapia scientifica finaziata dalla Cassa Malati.
    La terapia da noi applicata è quella scientifica in cui
    tutte gli elementi furono operazionati nel “progetto terapeutico” scritto. In altri termini questa fu una “malattia ben strutturata”, secondo i criteri dello stress.  Le malattie psichiche strutturate, nei paesi del Nordeuropa vengono finanziate  al 60% dalla Cassa Malati. ( La terapia di quella paziente venne coperta al 60% dalla Cassa Malati tedesca e al 40% dalla paziente medesima).
  2. Guerriglia tra medici e psicologi.
    I medici sono i nemici della psicoterapia, poiché intendono mantenere il monopolio della salute.
    Erroneamente. Ciò costituisce un danno sia alla salute pubblica che alle finanze dello stato. Bisogna
    rimuovere tutti gli impedimenti che impediscono il riconoscimento della psicologia clinica quale
    strumento di guardigione.
  3. 6. Validità della psicologia clinica.
    Il ragioniere della Cassa malati ringraziò il sottoscritto  per aver “guarito”, dopo soli 10 ( dieci ) mesi di terapia i disturbi della paziente, mentre il
    medico curante dopo due anni ( 25 mesi ) non aveva concluso nulla. Il ragionere raccontò al sottoscritto che vi erano
    stati altri casi analoghi che sotto cura medica erano durati parecchi anni. Perciò espresso congratulazioni e ringraziamenti al sottoscritto.
    Deontologicamente il medico curante  fin dall’inizio avrebbe  dovuto indirizzare la paziente dallo psicoterapeuta.
    E la paziente venne in terapia non perché fosse stata indirizzata dal medico, ma poiché stava per esser licenziata, e, dopo aver letto sul giornale l’inserzione di terapia del sottoscritto, di sua iniziativa venne in terapia.
    Manca onestà professionale da parte dei medici, che
    hanno  mercificato la salute psichica dei pazienti.
    Ancor più grave sarebbe stato se la paziente fosse andata in clinica psichiatrica, poiché in questo caso oltre ai disturbi della malattia, avrebbe ricevuto il marchio infamante della psichiatra5.  Solo  la psicologia clinica competente per le malattie psichiche.
    Come ha  scritto il prof Boss, solo la psicologia clinica è competente delle malattie psichiche,
    e non le “polverine multicolori dei medici” (Boss, 1971).  Il caso suriportato ne è una eloquente
    dimostrazione.

 

 

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