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RELIGIONE E SCIENZA A CONFRONTO

SANTITÀ    E    NORMALITÀ.
TEOLOGIA    E     SCIENZA.

 

 

 

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ig  1:   Santità incarnata da  Francesco  fisicamente e psichicamente malato, disabile mentale,
dalla Chiesa  viene dichiarato santo, e idolatrato quale uomo superiore da imitare.
Visse 44 anni.

 

A: SANTITÀ

La religione cattolica persegue la santità  quale fine supremo della vita dell’uomo, e considera il santo quale uomo superiore, perfetto, “vero uomo”, superiore agli altri, migliore degli altri.  Dio ü santo. E pone il santo quale modello da imitare.  Ha dichiarato una lunghissime schiere  di santi. La Chiesa continua a fabbricare  santi in serie: produzione in serie.
La santità è l’insieme di principi imposti dalla Chiesa
di cui le principali sono “ubbidienza, povertà e castità”.
Queste  le orme imposte dagli schiavi affinché fossero delle perfette  macchine di produzone.  Cosi facendo gli schiavi non vivevano la propri avita ma solo vegetavano, passava davanti alla vita senza toccarla, senza viverla, senza fruirla, senza goderla. Essi erano degli spettatori della vita. E  questo è quello che chiede anche la chiesa
nel Catechismo: ”L’uomo è servo di dio che lo ha creato…” l’uomo è stato creato per servire dio…” (Bibbia Tob, 1998, p 35).
“Dio dà la santità come dono” (papa Francesco).
Fin dal 1931 Piaget aveva distinto tra morale eteronoma e etica autonoma.
Nella santità la Chiesa include anche la malattia fisica e psichica, la sofferenza, la schiavitù.

 

B:  NORMALITÀ

 

 

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fig 2:  La normalità incarnata da  R. Levi-Montalcini,  sana di mente e di corpo,  felice,  scienziata,
benefattrice dell’umanità,   visse 103 anni.

 


  Mentre la religione persegue la malattia, lo illogico, la irrazionalità, asservita al potere al dominio, la scienza persegue la normalità e la sanità psichica, quale si fonda sulla morale.
Questa a sua volta si basa sul logico e sul razionale.
La scienza persegue la normalità  che  implica anche la
la sanità psichica, il logico e il razionale.

 

 

 

La normalità  si riferisce a un concetto di valore, esprimendo la conformità o meno al gruppo culturale e sociale, a cui si appartiene.

“Il normale è l’individuo che all’interno di un’etnia e di un’epoca storica, presenta una valido funzionamento dell’apparato psichico, e che, statisticamente rappresenti i valori principali di quella società,  ossia  gli stessi fattori sociali, culturali e psichici  vigenti all’epoca”
( Lalli, 1999 )
In taluni contesti normalità viene intesa come realizzazione delle proprie potenzialità e  delle istanze del proprio  imprinting (Lalli, 1999; Maslow, 1963; Rogers, 1963,
Rubinstein, 1974)).

Normalità è l’insieme delle attitudini esternate da un uomo normale.
Il fine supremo delle  scienze sociali ( psicologia,  sociologia, psichiatria,  eticologia;  etologia)  è quello di promuovere la normalità, e di abilitare l’uomo alla normalità (Lorenz, 1966; Lalli  1999)).
Un fattore basilare di normalità è costituito  dalle esperienze della prima infanzia, detto imprinting  (Lorenz, 1966)
Il normale è colui  che, nella prima infanzia,  ha fruito di  “accettazione, affetto, cure parentali e di modelli sociali  positivi”  per la formazione psichica e abbia ricevuto  un imprinting  integralmente positivo dal gruppo di appartenenza (Corboz, 1974;  Lorenz, 1976, Mainardi, 1974;  de Waal 2001, 2009, 2013).  Ciò genera in lui  un’ attitudine morale che lo guida alla cooperazione, prosocialità, empatia  e creatività.
L’uomo normale che ha vissuto tutti i propri bisogni, compresi le istanze dell’imprinting non ha bisogno dell’aldilà, che invece é un bisogno impellente dei deprivati, degli abbandonati, di soggetti psichiatrici.
L’aldilà ha la funzione compensatoria,  di recupero di qualcosa smarrito e non vissuto.

Il concetto di normalità include anche quello di salute.
Esso rimanda a una visione unitaria,  a una visione globale dell’uomo: unità tra corpo e psiche e sociale ( Keup, 1974).

In generale  salute segnala qualcosa di  “ funzionale, utile,  prezioso,  di superiore, desiderato “( Keup, 1974, Istituto Marx Plank/ Germania). Essa  si coglie bene quando  viene a mancare o scema.
Operazionato il concetto di   “salute” in genere esso risulta essere  “uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale, e non semplicemente assenza di malattia o infermità” (OMS: organizzaione Mondiale della Salute).

Nell’ambito  della  psichiatria e della psicologia  clinica  la salute mentale  è   un benessere ed   equilibrio di tipo affettivo, emotivo, neurobiologico,  del tono dell’umore, cognitivo e comportamentale ( Lalli, 1999;
Jores, 1981).

Lo stato italiano, tramite il ministero della pubblica

istruzione  e dell’etica bioevolutiva promuove la  salute per tutti i cittadini italiani, mediante la  informazione e la rimozione delle fonti di cattiva salute, e  ma soprattutto mediante la prevenzione, la grande fonte di buona salute. Obiettivo che può essere raggiunto prendendo in cosiderzione corpo, psiche e il sociale dell’individuo nonché l’ambiente fisico  sano.
Sul piano descrittivo la salute è una condizione di cui si ha una esperienza quasi inconscia, coincidente con il fluire della vita. Al contrario la malattia è un agente
che interferisce con questo fluire spontaneo, che la fa percepire  come  una condizione perduta.
SALUTE PSICHICA
Salute psichica è lo sviluppo normale  delle potenzialità dell’individuo che può essere evidenziato dal comportamento, dal vissuto soggettivo e dall’assetto intrapsichico del  soggetto” ( Lalli, 1999, p. 96)
In questa definizione vengono   utilizzati tre parametri:
il comportamento, il vissuto soggettivo e l’ apparato psichico, che conferiscono scientificità alla trattazione.
(Boss, 1971; Eysenk, 1966 ; Jores, 1981; Lalli, 1998;  Moser, 1972,  Scharfetter, 1974 ).

C: MALATTIA

Malattia  viene intesa in due sensi: quale fenomeno obiettivo  e quale fenomeno soggettivo.
Obiettivamente  malattia segnala qualcosa di  “ disfunzionale, nocivo, scadente, inferiore” ( Keup, 1974, Istituto Marx Plank/ Germania), che genera menomazione e sofferenza.
La malattia comporta sempre una menomazione fisica, psichica o sociale ( vedi casi clinici).
In concreto  malattia  è un’alterazione temporaneo o permanente dello stato fisiologico e psicologico dell’organismo,  delle relazioni sociali,  capace di ridurre, modificare negativamente o persino eliminare le funzionalità normali del corpo, della psiche e delle relazioni sociali.
La malattia è la rottura con la normalità.

Malattia intesa come il vissuto del malato è la sensazione, l’esperienza totalmente personale e soggettiva della sminuizione o perdita della salute. Spesso accompagnata dalla presenza della malattia “oggettiva” ma non necessariamente.
Lo stato di malattia può essere dovuto a molte cause diverse: fondamentalmente esse possono essere interne od esterne all’organismo. Tra le cause esterne, tutte le forme di traumatismo, alcuni organismi viventi unicellulari o pluricellulari, virus, sostanze chimiche, fenomeni fisici.
In genere  si assume     il principio della transitorietà: ogni patologia ha un termine che può essere rappresentato dalla guarigione dell’organismo, dall’adattamento dello stesso ad una diversa fisiologia   o dalla morte.
Dal punto di vista psicologico, attualmente è considerato  malattia ogni stato di sofferenza in ambito non solo fisico e mentale, ma anche relazionale, familiare, sociale e lavorativo.  Ciò implica che nella valutazione entrano in gioco la psiche, il corpo e il sociale, ossia l’uomo nella sua interezza. L’attore principale è sempre l’uomo.
TRAVISAMENTI DELLA  MALATTIA

In tutte le discipline scientifiche la malattia è valutata come qualcosa di “nocivo,  disfunzionale, scadente,  inferiore,  indesiderato” da evitare e prevenire( Keup, 1974, Istituto Marx Plank/Germania). Per malattia si intendono quelle corporee, psichiche e sociali.

Al contrario la teologia cattolica assume la malattia
psichica come qualcosa  “super-utile,  superiore, desiderato, funzionale”( TOB, 1998) di divino soprannaturale,  desiderabile. “Un attacco di delirio o di allucinazione viene definito dai teologi ”essere preso da dio  o essere invaso da dio” ossia di un ente superiore e di manifestazione di qualcosa di utile, funzionale, di superiore.
Concezioni che risalgono al paleolitico, allo sciamanismo
riprese e ulteriormente sviluppate dalla teologia cattolica. Essendo figli abbandonati o rimasti orfani in tenera età, quindi affetti  dalla sindrome di abbandono e di altre gravi malattie mentali gli sciamani erano soggetti psichiatrici.
Nella psichiatria e psicopatologia “un attacco di delirio o di allucinazione” implica una grave trauma  psico-fisico, che genera anche acuta sofferenza nel soggetto, che  dalla

malattia viene posto fuori della normalità. Pertanto  tutte le scienze sociali assumo una valutazione negativa delle malattie mentali e rigettano le fallaci valutazioni della teologia cattolica, che risalgono  a Pietro e Giovanni, due soggetti
psichiatrici, gramente malati di mente affetti da paranoia, disabilità mentale, antisocialità, analfabetismo e illetteratezza.
Il cristianesimo ha dichiarato la malattia  santità e
il santo “vero uomo”.
Religione e scienza sono antipotiche, antitetiche,
inconciliabili.

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