Home / Psicologia didattica / FESSI E FURBI

FESSI E FURBI

IL   CANTICO   DELLA    FAMIGLIA     VICARIA .


 
    Rispetto ai contenuti il “Cantico  delle creature” di Francesco di Assisi (1182-1226)   può essere intitolato
 quale “Il cantico della famiglia vicaria” 
    FranceSco  fu vittima di non-accettazione da parte della madre e poi del padre, dei fratelli  e della gente  che nutriva profondo disprezzo per lui.

“Francesco aveva  disprezzato il mondo e la società, e viveva tutto umiliato e mortificato, da molti era ritenuto  pazzo; e come pazzo era  schernito e allontanato anche con lancio di pietre e di  fango  sia dai parenti che dagli estranei. Ed egli portava pazienza e taceva” (Fioretti, cap I; [Traduzione in italiano moderno])
Egli fu un uomo diverso. La diversità crea rigetto, disprezzo, drammi.  In pratica non ebbe famiglia non ebbe una vera madre, non ebbe nessuno. La su rete di relazioni sociali era completamente vuota. La sua disabilità mentale lo rendeva diverso e repugnante.
La sua rete sociale era completamente vuota. Non aveva
legame con nessuno neanche con sua madre. Neanche dopo
la separazione dalla famiglia, pur sapendolo in estrema povertà e in precarie condizioni di salute, la madre
non  si curò mai di lui. Avrebbe potuto farlo anche
tramite terzi ed, essendo ricchi, avrebbe potuto
aiutarlo anche tramite terzi, come fanno molti.
Lo dice esplicitamente Francesco:
Nessuno mi insegnava quel che io dovevo fare; ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo il Santo Vangelo”. (Fioretti)

Da ciò sviluppò paranoia verso la madre estesa  agli altri.
Negli ultimi anni della sua vita, a 42 anni, proietta i suoi affetti su oggetti esterni e sugli astri:
“Madre terra”,  “sora acqua”, “frate fuoco”,  “frate sole”  ecc
Quel suono (“madre”), che, riferito alla madre biologica, aveva sempre pronunciato con odio e disprezzo ora diventa dolce e lo proietta sulla terra, che è accettante accogliente, nutriente.
Non aveva avuto affetto da sorelle o fidanzata, e ora proietta questo relazione sull’acqua, che diventa anche
“casta”. Non aveva mai avuto una ragazza, casta  tutta per sé. E ora immagina l’acqua come sua sorella o fidanzata.
I fratelli lo avevano respinto. E ora proietta questo dolce suono “fratello” sul fuoco, sul vento e sul sole, che lo riscalda,  quel calore che non aveva ricevuto dai parenti
ora lo associa al  fuoco, al sole,  benevoli verso di lui: “frate foco”, “frate sole” elargiscono calore al suo corpo,
Lo ripete tre volte: “frate sole”,  “frate foco” “frate
vento”.
Il Cantico della famiglia vicaria rappresenta il punto
di arrivo della sua drammaticissima, tormentatissima, “tribolatissima”  esistenza.
Quello che non aveva ricevuto dagli altri ( madre, padre, fratelli e cittadini ) ora immagina di riceverlo dalle cose e dagli astri. È un lenimento alla sue deprivazioni e alle sue acute sofferenze.

Letterati anch’essi affetti da pseudogenialità
imbecillesca, di megalomania, di delirio di grandezza,
di superiorità, lo hanno esaltato quale il “fondatore della letteratura italiana”. A loro dire, se non ci fosse stato Francesco l’idiota, la letteratura italiana non sarebbe mai esistita.

Francesco, da imbecille vien fatto diventare fondatore della letteratura italiana. Vediamo le qualità linguistiche.

  1. a) Lingua: dialetto umbro.
    Il Cantico è stato redatto non nell’italiano della sua epoca, che Francesco non conosceva nonostante avesse frequentato la scuola parrocchiale, ma in dialetto umbro.b) Mancanza di concordanza di numero.
       Nel Cantino non viene rispettata la concordanza di numero. Vi si legge:
    “. . . mi’ Signore et rengratiate
    e serviateli cum grande humilitate. “
    “li” è riferito a “signore” singolare maschile. Nel Cantico diventa plurale ignorando la concordanza.
    “patru miu” ( singolare e singolare), “frati mia” ( plurale e plurale).
  2. c) Assenza di concetti astratti.
    Mancano concetti astratti e coordinazione a lungo respiro. Ogni frasetta esprime solo concetti concreti.
    Il disabile intellettivo non produce concetti astratti
    ma solo quelli concreti  a livello degli animali

Il disabile mentale non produce concetti astratti.  Grazie alla memoria, riesce a imparare a memoria concetti astratti, quelli degli altri, ma poi non li capisce e non sa opera con essi. Manca di operatività.
Il disabile mentale produce solo concetti concreti,
quelli che vede e tocca, mettendoli l’uno accanto all’altro mediante giustapposizione.
( Corboz, 1974; DSM-IV, 1996; Scharfetter, 1974, Lutz 1963).
Come tutte le opere di Francesco, il Cantico rivela ancora una volta la sua disabilità  mentale: esso è costituito da brevi frasette, costituite da soggetto, verbo  aggetti e qualche complemento.

 

  1. d) Coordinazione per giustapposizione.
    Le frasette sono collegate per giustapposizione o dalla congiunzione “e”….. “e”. . . “e”….
    Egli costruisce solo brevi frasette, con soggetto verbo, aggettivi e qualche complimento.
    Ricorda l’Apocalisse di Giovanni, anche lui disabile mentale, che presenta le medesime caratteristiche stilistiche.  Coordinazione per giustapposizione,
    una lunga serie di frasette semplice con soggetto, verbo, e complimenti collegate con … e… .e… e….e) Annullamento della personalità.
    Per la  milionesima volta ripete  il verbo “servire…”
    Ciò rivela la completa vuotaggine della propria personalità: lui idiota, completamente privo di personalità, e fuori, Dio “infinitamente sapiente, “onnisciente”. Un uomo senza cervello e senza schiena.
    Non soddisfatto della sua idiozia, la predica anche agli altri. E teologi pseudogeni imbecilli come lui, la predicano in giro, quale una dimensione superiore, l’uomo del futuro.
    Il superuomo cristiano, i cui tratti principali sono la idiozia e il servilismo.  Francesco non sa fare altro.
    I teologi di oggi sanno fare anche ricchezza, lusso e pedofilia.

 

Se questo possa definirsi “opera letteraria” o
“fondamento della letteratura italiana” è molto dubbio.
La letteratura rappresenta il pensare, il sentire e l’agire di un intero popolo.  In ogni caso il Cantico
di Francesco può rappresentare il pensare e il sentire
di un estrema minoranza che nella psichiatria è stata calcolata inferiore al 0,5% della popolazione totale
(Scharfetter, 1974, Lalli, 1998)
Non vi nessun dubbio che ogni frase è carica e stracarica di fortissime emozioni, che non sono presenti
nell’uomo normale e sano di mente.
Qui emergono gli estremismi dell’idiota Francesco.
Francesco riversava sulla “terra”  quella  carica affettiva  che non aveva potuto riversare sulla madre biologica. Lo stesso avviene con l’acqua, il fuoco e il sole.
Ma un uomo sano di mente, che ha normali rapporti con i membri della famiglia biologica e con altri individui,
non riversa sulla terra tanta affezione quante ne nutre
verso la madre biologica che lo ha generato, allevato
e sostiene con il suo affetto e la sua guida.
Il Cantico delle creature non è un’opera superiore,
nè rappresentativa dell’uomo superiore, come vorrobbero letteratoidi e teologi,  ma solo dell’uomo inferiore, gravemente menomato e sventurato. È il canto di
uno sventurato idiota, perseguitato da parenti e dalla gente barbara dell’epoca, che lo emarginava “lanciandogli
insulti, pietre e fango…. ( Fioretti, cap I).
In ogni caso esso non è rappresentativo dell’uomo normale, né può pretendere di annunciare un “uomo superiore”, il cristiano, inteso come “superuomo
cristiano”.
Neanche può essere interpretato come portatore
di una nuova superiore dimensione umana. L’unica cosa
che presenta è il mondo sventurato di un grave disabile mentale.
Quello che accadde a Francesco non accade nel campo animale, dove i disabili godono rispetto e soccorso.

 

  1. e) Delirio di conversione.
    Nel Cantico riemerge il delirio il delirio di conversione di Francesco,. Lui credeva che sulla faccia della terra ci fosse un solo ente da amare rispettare
    e “pregare”: dio. Nel Cantico ripete quattro volte “altissimo”, e “servite”.
    La sua psiche è vuota di se stessa e inondata di questo
    presunto essere Dio.

Mozu 2016-02-22 001

fig 1: Mozu, un macaco nato senza piedi né mani, sarebbe
morta di fame. Al contrario è sopravvissuta grazie
agli aiuti delle compagne, che le davano cibo e poté crescere 5 figli. (da: de Waal, 2001)

Come Mozu che, nata senza mani né piedi sarebbe morta di fame. Al contrario sopravvisse ricevendo soccorso dalle compagne al punto che visse 20 anni, e poté avere e allevare 5 figli, fruendo delle gioie della maternità e
avendo una famiglia.  Lei ha celebrato la benevolenza delle compagne, non le venne mai in mente di celebrare “madre terra”, “sora acqua” ecc.

Perciò esso può intitolato: Il Cantico della Famiglia vicaria  di Francesco.

  1. f) età mentale: Personalità fanciullesca.
    Il cantico fu dettato intorno al 42.esimo anno di età,
    ( anno 1224 E.C.) ma Francesco presentava  una personalità fanciullesca (6-12 anni):  estrema dipendenza, morale eteronoma, inesistente autostima, un sé quale “schiavo”
    di cui indossava anche la mentellina  al servizio di Dio.
    Non gli passò neanche nell’anticamera del cervello che dio fosse solo un simbolo onirico, ossia la fotografia di un uomo vecchio. Niente altro.

Papi e cardinali se la spassano.
Ecco il papa Roncalli con una stazza di 130 kg,
e il cardinale Pell  pedofilo.

imagesCAXWHVA7

fig. 2: Papa Roncalli (1981-1963) aveva una stazza di
130 kg ed era coperto di oro e sfarzo. Mangiava
3-4 volte di più di un uomo normale. Dove è Madonna  Povertà? Ai “fessi” come Francesco di Assisi.

 

 

 

 

fig. 3: Il cardinale Pell accusato di pedofilia
nel 2017.  Dov’è la tanto decantata castità?
Solo per i fessi come Francesco

 

 

Facebooktwitterrssyoutube

About Francesco Bertelli

Check Also

UNO PSEUDO-PEDAGOGISTA

   SAN    MILANI, UN   SOGGETTO    PSICHIATRICO PSEUDO-PEDAGOGISTA.     San Milani (1923-1967) …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *