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PSICOLOGIA DELLA DISLESSIA

 

TRATTAMENTO  DI   UN   CASO  DI   DISLESSIA.

Trattamento di un “ritardo evolutivo per carenza di stimolazione ambientale

Il presente lavoro tratta di un caso di disturbi che può essere rubricato con due differenti titoli:

a) “Insufficienza scolastica e distrazione
( Bertelli, 1978: redatto in Germania)
b) “Ritardo evolutivo per carente stimolazione
ambientale”
b) “Dislessia, disortografia, disfasia”
( Secondo nomenclatura pedagogica del 2017  vigente in Italia).

Il caso fu trattato nell’anno 1978, nella Svizzera
tedesca dove il sottoscritto risiedeva e professava
e poi descritto nel 1984, secondo i criteri della psicologia tedesca,  la quale professava e
applicava il modello psicologico descritto da Keup(1974),
secondo il quale il disturbo è un “apprendimento appreso”
o, in questo caso, “un apprendimento non appreso per carenza di stimolazione ambientale” ( Keup, 1974, scienziato e ricercatore  presso l’Istituto Max Plank in Germania).
Dove il termine “ambiente”  si riferisce sia ai genitori
che all’insegnante.
Il professorone di italiano non solo non lo aiutò a correggere le sue insufficienze, ma addirittura le aggravò
burlandolo  ed  esponendolo al ridicolo dei compagni,  ( vedi pag. 1, ultimo paragrafo) aggravando  i disturbi del giovane. Infatti la burla, riduce la concentrazione del ragazzo, impedendo così di imparare bene. Il che significa che oltre al deficit che il ragazzo presentava rispetto agli  anni precedenti, aggiungeva ancora il deficit apprendimentale causato dall’insegnante di quell’anno.
Ossia l’insegnante ostruiva l’apprendimento tramite il
meccanismo di riduzione della concentrazione dello scolaro.
In una seduta il ragazzo raccontò quasi piangendo:
“con il professore di italiano alcune  volte vedo tutto nero e non capisco niente”.
NOTA: quando il ragazzo raccontava delle vessazioni dell’insegnante di italiano era molto teso e stringeva i pugni. Se questo caso fosse successo in Germania quel professore sarebbe stato licenziato dalla scuola.
Questa è un’azione criminale, che i pedagogisti italiani i quali seguono il modello medico, non hanno ancora rilevato e riconosciuta.
Questo non è un caso singolo o eccezionale. Ma è la regola diffusa nella scuola italiana.
Una altro scolaro, affetto da balbuzie grave,(descritto in un altro saggio) anche lui  bocciato due volte solo per la balbuzie che gli impediva di conferire alle interrogazioni,  raccontò  furente che l’insegnante  di italiano  permetteva ai compagni di
far rumore con i banchi. Il che scatenava la balbuzie
e che gli impediva anche di rispondere alle domande.
Non solo ma c’è ancora di peggio. Lui stesso, il professorone di italiano, produceva rumore con le scarpe

Cosa che scatenava la balbuzie dello scolaro e poi rideva sotto i baffi. E aggiunse, qui da lei ( nello studio), non mi viene mai da balbettare.
Accanto a questo ho curato altri casi di disturbi
scolastici in cui uno o più insegnanti impedivano allo scolaro di imparare tramite il meccanismo della riduzione di attenzione, o tramite l’assegnazione del ruolo sociale del malato, o altri meccanismi psichici invalidanti.

I medesimi tratti allora descritti secondo i criteri
del  modello psicologico descritti da Keup (1974)
(vedi allegato) oggi vengono descritti secondo il lessico
del  modello medico:  dislessia, disgrafia, disfasia, diagnosi, “substrato organico”, paziente, malattia, eziologia, sintomi, ecc
In realtà e in verità tutti i disturbi che vengono descritti secondo il modello medico,  possono essere descritti secondo il modello psicologico, come ha fatto il sottoscritto nel 1984.
Degno di nota è il tempo dedicato alla parte clinica e quella didattica.

Complessivamente il trattamento durò 7 mesi, dei quali i primi tre mesi furono dedicati all’elaborazione dell’abuso della sensualità, rubricabile quale “psicologia clinica” o psicoterapia, che richiesero tre mesi mentre i rimanenti 4 mesi che trattò le insufficienze didattiche, la autentica dislessia, gli errori di grammatica, di pronuncia di scrittura, rubricabile quale  “psicologia didattica”.
Cosa che avrebbe potuto fare anche l’insegnante, invece di sprecare il suo tempo a vesssare e metter alla berlina
lo scolaro.
Pere il recupero delle insufficienze il sottoscritto
impiegò  molto il rinforzo segnaletico, che è un metodo didattico, non un mezzo clinico.
( vedi allegato, redatto il 1984 secondo i criteri del
modello psicologico Keup(1974))

Il presente caso dimostra come  le insufficienze e i disturbi apprendimentali  hanno il nucleo nella famiglia
( i genitori ) ma poi vengono perpetuati e aggravati da
insegnanti didatticamente impreparati e spesso
affetti da disturbi della personalità ( narcisismo, sadismo
carenza di responsabilità, carenza etica).
Se questo caso fosse accaduto nelle scuole tedesche l’insegnante di italiano  sarebbe stato licenziato dalla scuola poichè oltre a non sapere insegnare aggiungeva volontariamente ( dolosamente) l’impedimento dell’apprendimento allo scolaro. Al momento della valutazione  però  attribuiva la responsabilità esclusivamente allo scolaro. Aveva consigliato
ai genitori di ritirare il figlio dalla scuola per “inabilità all’apprendimento”. Dopo il trattamento

(eseguito dal sottoscritto) lo scolaro prese il “ 6  meritato”, dopo due anni dalla fine della trattamento, raggiunse  la media del 7 in tutte le materie media generale e 8 ( il massimo in Italia) nella matematica. Come è evidente egli  era dotato di intelligenza medio-alta, e aveva talento per  le discipline scientifiche.
Il professorone di italiano lo aveva definito “imbecille”
e aveva consigliato i genitori di farlo “ritirare dalla scuola”.

RIEPILOGO
1. La dislessia, ,  disortografia e la
dispronuncia  non sono disturbi organici ma esclusivamente
dell’apprendimento.
2. Il disturbo non va trattato secondo il modello medico
ma secondo il modello psicologico ( Keup, 1974)
3. Il nucleo minore</ iniziale è  spesso generato dai
genitori ma successivamente  esso viene perpetuato
e aggravato  all’insegnante a scuola.
L’insegnante è il maggior responsabile e causa di questi
disturbi per due ordine di cause:
a) non sa trattare il nucleo che si presenta a scuola
b) lui medesimo poi aggrava e peggiora il deficit
i disturbi e le insufficienze.
L’insegnante ingigantisce  il disturbo.
Seguendo il modello medico, ma essi e i pedagogisti, danno la colpa esclusivamente allo scolaro, e perciò richiedono un secondo insegnante per “guarirlo”
curarlo, guarirlo”

4. Meccanismi di rimbecillimento e psichiatrizzazione
degli scolari italiani.
I meccanismi tramite i quali l’insegnate rimbecillisce
e psichiatrizza lo scolaro sono i seguenti:
a) riduzione e spesso annullamento completo dell’attenzione
e della concentrazione  dello scolaro;
b) carente motivazione,
c) mascheramento,
d) carenza di rinforzo segnaletico,
e) somministrazione solo dell’apprendimento apparente
carenza dell’apprendimento,
d) promozione solo  dell’apprendimento passivo,
e) somministrazione solo di descrizione e narrativa,
f) assegnazione del ruolo di paziente allo scolaro:
localizzazione del disturbo esclulsivamnte nello
scolaro.

5. Paradosso: l’insegnante titolare  prima  genera o
ingigantisce  il disturbo apprendimentale ( dislessia,
disgrafia,  disortografia, disfasia dello studente) e successivamente invoca e impiega l’insegnante di sostegno per curare i disturbi che l’insegnante titolare ha causato.
PARADOSSO DEI PARADOSSI: l’insegnante titolare causa
dislessia e vari disturbi psichici e dopo viene impiegato
l’insegnante di sostegno.
In questa situazione  viene applicato l’elaborazione sintomatica del disturbo, la quale perpetua il disturbo e non lo estingue.
Noi applichiamo l’elaborazione causale, la quale estingue definitivamente il disturbo.

La scuola italiana è diventata manicomio
pubblico.
  Nella scuola italiana ( anno 2017) vi sono
183’000 disabili con la percentuale del 2,1%
sulla popolazione generale, e al tasso del 5,1%
rispetto alla popolazione delle scuole primarie
e scuole medie, laddove si manifestano questi disturbi. Successivamente essi si estinguono spontaneamente per frequenti esposizioni dello studente alla lingua. Quindi vengono curati dai medesimi scolari.

6. La dislessia di massa ( quella italiana) dal
sottoscritto è stata tratta con successo solo con l’ausilio della psicologia didattica, senza l’ausilio della logopedia, o “trattamento  speciale”, come è uso in Italia.

7. L’insegnante di italiano non  ha nessun titolo e
nessuna competenza a valutare le capacità dello scolaro, compito che spetta esclusivamente allo psicologo.
L’insegnante  ha titolo e competenza a valutare le prestazioni linguistiche dello scolaro. Niente altro.

8. La dislessia ( con annessi disortografia disgrafia
e disfasia) deve esser trattata dall’insegnante di italiano durante la lezione in due modalità.
a) trattamento in modalità di trattamento dei disturbi già
in atto.

Questi sono metodi didattici che ogni insegnante deve conoscere  e applicare nella sua attività didattica.
TRATTAMENTO DI un CASO DI DISLESSIA,
DISORTOGRAFIA,   DISPRONUNCIA.

Trattamento di un “ritardo evolutivo per carenza di stimolazione ambientale”

Il presente lavoro tratta di un caso di disturbi che può essere rubricato con due differenti titoli:

a) “Insufficienza scolastica e distrazione
( Bertelli, 1978: redatto in Germania)
b) “Ritardo evolutivo per carente stimolazione
ambientale”
b) “Dislessia, disortografia,   dispronuncia”
( Secondo nomenclatura pedagogica del 2017  vigente in Italia).

Il caso fu trattato nell’anno 1978, nella Svizzera
tedesca dove il sottoscritto risiedeva e professava
e poi descritto nel 1984, secondo i criteri della psicologia tedesca,  la quale professava e
applicava il modello psicologico descritto da Keup(1974),
secondo il quale il disturbo è un “apprendimento appreso”
o, in questo caso, “un apprendimento non appreso per carenza di stimolazione ambientale” ( Keup, 1974, scienziato e ricercatore  presso l’Istituto Max Plank in Germania).
Dove il termine “ambiente”  si riferisce sia ai genitori
che all’insegnante.
Il professorone di italiano non solo non lo aiutò a correggere le suoe insufficienze, ma addirittura le aggravò
burlando  ed  esponendolo al ridicolo dei compagni,  ( vedi pag. 1, ultimo paragrafo) aggravando  i disturbi del giovane. Infatti la burla, riduce la concentrazione del ragazzo, impedendo così di imparare bene. Il che significa che oltre al deficit che il ragazzo presentava rispetto agli  anni precedenti, aggiungeva ancora il deficit apprendimentale causato dall’insegnante di quell’anno.
Ossia l’insegnate ostruiva l’apprendimento tramite il
meccanismo di riduzione della concentrazione dello scolaro.
In una seduta il ragazzo racconto quasi piangendo:
“con il professore di italiano alcune  volte vedo tutto nero e non capisco niente”.
NOTA: quando il ragazzo raccontava delle vessazioni dell’insegnante di italiano era molto teso e stringeva i pugni. Se questo caso fosse successo in Germania quel professore sarebbe stato licenziato dalla scuola.
Questa è un’azione criminale, che i pedagogisti italiani i quali seguono il modello medico, non hanno ancora rilevato e riconosciuta.
Questo non è un caso singolo o eccezionale. Ma è la regola diffusa nella scuola italiana.
Una altro scolaro, affetto da balbuzie grave,(descritto in un altro saggio) anche lui  bocciato due volte solo per la balbuzie che gli impediva di conferire alle interrogazioni,  raccontò  furente che l’insegnante  di italiano  permetteva ai compagni di
far rumore con i banchi. Il che scatenava la balbuzie
e che gli impediva anche di rispondere alle domande.
Non solo ma c’è ancora di peggio. Lui stesso, il professorone di italiano, produceva rumore con i le scarpe

Cosa che scatenava la balbuzie dello scolaro e poi rideva sotto i baffi. E aggiunse, qui da lei ( nello studio), non mi viene mai da balbettare.
Accanto a questo ho curato altri casi di disturbi
scolastici in cui uno o più insegnanti impedivano allo scolaro di imparare tramite il meccanismo della riduzione di attenzione, o tramite l’assegnazione del ruolo sociale del malato, o altri meccanismi psichici invalidanti.

I medesimi tratti allora descritti secondo i criteri
del  modello psicologico descritti da Keup (1974)
(vedi allegato) oggi vengono descritti secondo il lessico
del  modello medico:  dislessia, disgrafia, disfasia, diagnosi, “substrato organico”, paziente, malattia, eziologia, sintomi, ecc
In realtà e in verità tutti i disturbi che vengono descritti secondo il modello medico,  possono essere descritti secondo il modello psicologico, come ha fatto il sottoscritto nel 1984.
Degno di nota è il tempo dedicato alla parte clinica e quella didattica.

Complessivamente il trattamento durò 7 mesi, dei quali i primi tre mesi furono dedicati all’elaborazione dell’abuso della sensualità, rubricabile quale “psicologia clinica” o psicoterapia, che richiesero tre mesi mentre i rimanenti 4 mesi che trattò le insufficienze didattiche, la autentica dislessia, gli errori di grammatica, di pronuncia di scrittura, rubricabile quale  “psicologia didattica”.
Cosa che avrebbe potuto fare anche l’insegnante, invece di sprecare il suo tempo a vesssare e metter alla berlina
lo scolaro.
Pere il recupero delle insufficienze il sottoscritto
impiegò  molto il rinforzo segnaletico, che è un metodo didattico, non un mezzo clinico.
( vedi allegato, redatto il 1984 secondo i criteri del
modello psicologico Keup(1974))

Il presente caso dimostra come  le insufficienze e i disturbi apprendimentali  hanno il nucleo nella famiglia
( i genitori ) ma poi vengono perpetuati e aggravati da
insegnanti didatticamente impreparati e spesso
affetti da disturbi della personalità ( narcisismo, sadismo
carenza di responsabilità, carenza etica).
Se questo caso fosse accaduto nelle scuole tedesche l’insegnante di italiano  sarebbe stato licenziato dalla scuola poichè oltre a non sapere insegnare aggiungeva volontariamente ( dolosamente) l’impedimento dell’apprendimento allo scolaro. Al momento della valutazione  però  attribuiva la responsabilità esclusivamente allo scolaro. Aveva consigliato
ai genitori di ritirare il figlio dalla scuola per “inabilità all’apprendimento”. Dopo il trattamento

(eseguito dal sottoscritto) lo scolaro prese il “ 6  meritato”, dopo due anni dalla fine della trattamento, raggiunse  la media del 7 in tutte le materie media generale e 8 ( il massimo in Italia) nella matematica. Come è evidente egli  era dotato di intelligenza medio-alta, e aveva talento per  le discipline scientifiche.
Il professorone di italiano lo aveva definito “imbecille”
e aveva consigliato i genitori di farlo “ritirare dalla scuola”.

RIEPILOGO
1. La dislessia, la disgrafia,  disortografia e la
disfasia  non sono disturbi organici ma esclusivamente
dell’apprendimento.
2. Il disturbo non va trattato secondo il modello medico
ma secondo il modello psicologico ( Keup, 1974)
3. Il nucleo minore iniziale è  spesso generato dai
genitori ma successivamente  esso viene perpetuato
e aggravato  all’insegnante a scuola.
L’insegnante è il maggior responsabile e causa di questi
disturbi per due ordine di cause:
a) non sa trattare il nucleo che si presenta a scuola
b) lui medesimo poi aggrava e peggiora il deficit
i disturbi e le insufficienze.
L’insegnante ingigantisce  il disturbo.
Seguendo il modello medico, ma essi e i pedagogisti, danno la colpa esclusivamente allo scolaro, e perciò richiedono un secondo insegnante per “guarirlo”
curarlo, guarirlo”

4. Meccanismi di rimbecillimento e psichiatrizzazione
degli scolari italiani.
I meccanismi tramite i quali l’insegnate rimbecillisce
e psichiatrizza lo scolaro sono i seguenti:
a) riduzione e spesso annullamento completo dell’attenzione
e della concentrazione  dello scolaro;
b) carente motivazione,
c) mascheramento,
d) carenza di rinforzo segnaletico,
e) somministrazione solo dell’apprendimento apparente
carenza dell’apprendimento,
d) promozione solo  dell’apprendimento passivo,
e) somministrazione solo di descrizione e narrativa,
f) assegnazione del ruolo di paziente allo scolaro:
localizzazione del disturbo esclulsivamnte nello
scolaro.

5. Paradosso: l’insegnante titolare  prima  genera o
ingigantisce  il disturbo apprendimentale ( dislessia,
disgrafia,  disortografia, disfasia dello studente) e successivamente invoca e impiega l’insegnante di sostegno per curare i disturbi che l’insegnante titolare ha causato.
PARADOSSO DEI PARADOSSI: l’insegnante titolare causa
dislessia e vari disturbi psichici e dopo viene impiegato
l’insegnante di sostegno.
In questa situazione  viene applicato l’elaborazione sintomatica del disturbo, la quale perpetua il disturbo e non lo estingue.
Noi applichiamo l’elaborazione causale, la quale estingue definitivamente il disturbo.

La scuola italiana è diventata manicomio
pubblico.
  Nella scuola italiana ( anno 2017) vi sono
183’000 disabili con la percentuale del 2,1%
sulla popolazione generale, e al tasso del 5,1%
rispetto alla popolazione delle scuole primarie
e scuole medie, laddove si manifestano questi disturbi. Successivamente essi si estingue spontaneamente per frequenti esposizioni dello studente alla lingua. Quindi vengono curati dai medesi scolari.

6. La dislessia di massa ( quella italiana) dal
sottoscritto è stata tratta con successo solo con l’ausilio della psicologia didattica, senza l’ausilio della logopedia, o “trattamento  speciale”, come è uso in Italia.

7. L’insegnante di italiano non  ha nessun titolo e
nessuna competenza a valutare le capacità dello scolaro, compito che spetta esclusivamente allo psicologo.
L’insegnante  ha titolo e competenza a valutare le prestazioni linguistiche dello scolaro. Niente altro.

8. La dislessia ( con annessi disortografia disgrafia
e disfasia) deve esser trattata dall’insegnante di italiano durante la lezione in due modalità.
a) trattamento in modalità di trattamento dei disturbi già
in atto

  1. b) e trattamento in modalità di prevenzione.

Metodi didattici
1. Apprendimento segnaletico ( Pavlov, 1936)
2. Rinforzo segnaletico,
3. Ristrutturazione cognitiva,
4. Recita del ruolo
5. Esercizi sistematici,
6. Modellaggio
7. Sottrazione del rinforzo.

Questi sono metodi didattici che ogni insegnante deve conoscere  e applicare nella sua attività didattica.
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