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VITTORIO EMANUELE II

 VITTORIO  EMANUELE    II,    UN     IMBECILLE
E   UN    DISABILE     ETICO

DISABILITÀ  INTELLETTIVA
DI VITTORIO EMANUELE  II (1820-1878)

Vittorio Emanuele  II, re di Italia, ( governo 1849-1879)  fu un disabile intellettivo a livello di imbecillità, come dimostra la sua formazione e poi il corso della sua vita.

A:  GIOVINEZZA E FORMAZIONE

Gli sforzi dei dotti precettori ebbero scarso effetto sulla refrattarietà agli studi di Vittorio Emanuele che di gran lunga preferiva  i cavalli, la caccia e la sciabola.
Rifuggendo la grammatica, la matematica, la storia e ogni  materia che richiedesse lo studio o la semplice lettura.
I risultati erano talmente scarsi che un giorno a  dieci anni, il padre Carlo Alberto  lo convocò davanti a un notaio facendogli prendere impegno di applicarsi di più allo studio.
Vittorio promise e non mantenne. Difatti i risultati non migliorarono  e lo si vede dalle lettere autografe che scrisse nel corso della sua vita,  piene zeppe di gravi errori  di grammatica  e sintassi.  La grammatica non migliorò neanche dopo la frequenza dei parlamentari per oltre 30 anni che parlavano bene l’italiano. Anche le lettere della vecchiaia sono piene di errori di grammatica e sintassi.
Non imparò nulla dall’ambiente che frequentava. (DSM-5, 1996)
Tale inabilità  fu causata dalla disabilità intellettiva
che inibiva l’apprendimento sia quello a scuola che quello sociale. E ciò avvenne per tutto il corso della sua esistenza.

 

B: L’IPERSESSUALITÀ   COMPULSIVA
L’ipersessualità è l’attitudine dell’uomo o della donna a  copulare frequentemente compulsivamente.
Il fallimento del controllo degli impulsi sessuali  compulsivi  causa  conseguenze significative all’interno della sfera personale, familiare, sociale, professionale del soggetto   ( ICI-II, 1992) che si manifestano nei seguenti  sintomi:
1. stress fisico,
2. deterioramento delle relazioni sociali,
3. diminuzione della memoria a breve  termine,
4. opacità cognitiva e diminuzione delle abilità cognitive,
5. diminuzione del rendimento fisico,
6. disorientamento progettuale: incapacità ad operare
scelte importanti.

Vittorio Emanuele ebbe due mogli, con le quali sviluppò relazioni conflittuali, e frequentissime liti. Da esse ebbe
una mandria di figli.
Inoltre  ebbe  numerose altre amanti, non solo tra le donne del popolo. Tali relazioni ebbero tutte breve durata e si conclusero talvolta con la nascita di figli a cui fu assegnato il cognome Guerrieri o Guerriero (Dossi, C. , 1870:  Note azzurre).

 

C: ATTIVIÀ POLILTICA DI VITTORIO EMANUELE II
In seguito all sua  disabilità intellettiva la sua attività politica si ridusse ad apporre la firma alle leggi e decreti che i suoi  esperti gli sottoponevano. Ma egli non  studiò mai  i dossier e le tematiche dibattute al parlamento.  Egli non penetrava, non capiva  la materia di quelle leggi e di quei decreti.

DISABILITÀ  ETICA  DI
VITTORIO E. II                           71
Vittorio E. II ebbe un bassissimo quoziente etico,
che si manifesta nelle seguenti patologie valutabili
con la etica bioevolutiva (Bertelli 2018/a):  (DSM-5, 1996; Katz, 2000; Ridley, 1996; Ruse,  1993;  Shermer, 2004;  De Waal, 2001, 2008, 2009, 2011;   2013;  Wright, 1994)

 

 

fig. Due struzzi soccorrono un elefantino rimasto orfano offrendo gli cibo e protezione.
fig. 1    Due struzzi soccorrono un elefantino rimasto orfano offrendo
gli cibo e protezione ( da: de Waal,    2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. Assenza di empatia e solidarietà.
    L’empatia è la capacità di cogliere e sentire i sentimenti degli altri. Ciò è un coinvolgimento emotivo con l’altro. L’empatia è il processo attraverso il quale raccogliamo informazioni sull’altro ( de Waal, 2001, 2009, 20011).
    Le connessioni emotive tra individui poggiano sulle stesse basi biologiche sia negli uomini che negli animali. “Setire l’altro”.  Questo sentimento è stato confermato dai neuroni specchi scoperti da  Rizzolati (2006).
    Il cane sente la malattia e le sofferenze del suo padrone, quando questi sta male e soffre  egli estesso.
    Gli animali sono empatici.
    Come gli animali l’uomo normale sente la sofferenza dell’altro e ne vien contagiato (de Waal, 2011)B: SOCCORSO.

 

 

Soccorso del cane agli intrappolati ne lterremoto

 

FIg. 2: Soccorso del cane agli intrappolati  nelle macerie

Il comportamento di soccorso  è il comportamento con cui
un individuo presta aiuto, assistenza o sollievo a un altro individuo in difficoltà o pericolo. Un individuo però che non faccia parte del suo parentado (de Waal, 1997, 2008, 2011, 2013).
Nella  storia della biologia ci sono migliaia di esempi di animali, che prestano soccorso a individui di altre specie  che versano in stato di pericolo o di malattie  ( de Waal, 1997, 2001,  2011), vedi fig 1.

Fig. 3: Amore del prossimo e soccorso  fra gli animali.
Un elefante accortosi che un cucciolo di leone stava per morire di disidratazione nella calura ardente della savana, lo prende sulla proboscide e lo  trasporta a un fonte di acqua che egli conosceva, accompagnato dalla madre del cucciolo.

L’amore per il prossimo e il soccorso sono presenti sul pianeta terra  da oltre 50’000’000  di anni. Essi non sono stati portati da Gesù due mila anni fa come vorrebero i teologi (Mainaradi §1974; de Waal 2011. 20139
Il comportamento di soccorso è osservabile in molti mammiferi e uccelli. Nella fig 1  due struzzi adulti soccorrono un elefantino rimasto orfano, offrendogli cibo e protezione ( de Waal, 1997, 2001,  2011)
C: CONDIVISIONE,    

 

 

 

Mozu 2016-02-22 001

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fig. 4.   Mozu, una scimmia, sebbene senza mani e senza piedi  è sopravvissuta grazie  al cibo ricevuto dalle  compagne,   inoltre allevò cinque figli.

La condivisione è  il  dividere, spartire  qualacosa, specialmente cibo, insieme con altri.

Gli etologi hanno raccolto migliaia di esempi analoghi. ( de Waal, 2011, p. 194)

Essendo senza mani e senza piedi, Mozu sarebbe morta per inabilità a raccogliere cibo. Le compagne hanno sempre condiviso con lei il cibo, permettendole
di sopravvivere e perfino di allevare cinque figli memdi fruire delle gioie della maternità.

D: BONTÀ ED UTILITÀ SOCIALE


La bontà è l’atteggiamento di benevolenza, di apportare  qualcosa di utile  ad altri. La bontà è molto diffusa fra gli animali, specialmente tra i primati ( de Waal, 2001, 2011)

Nel comportamento degli animali la bontà trova maggior sviluppo di quanto non accada in quello degli umani. La moralità degli animali   deve essere considerata come il fondamento della più complessa moralità umana.  Le accurate osservazioni  del comportamento  dei parenti del genere umano costituiscono la prova empirica su cui si basa la morale scientifica ( de Waal, 2011)

   L’uomo buono gode  del benessere di altri, e  cerca  di apportare benefici, che costituiscono fonte di gioia per lui.  Il suo contrario è il sadismo, il bisogno di produrre del male  ad altri, che per lui diventa una fonte di godimento.
E:  DISABILITÀ  RICONCIALITIVA E COSTRUTTIVA

Gli etologi  hano osservato che   il maschio della scimmia dorata promuove attivamente la coesistenza pacifica fra le femmine, intervenendo in ogni conflitto. Il maschio può interrompere un conflitto disperdendo le partecipanti al conflitto oppure prevenire ulteriori ostilità ponendosi fisicamente fra loro

L’interesse per la comunità si esprime nel miglioramento  dei rapporti sociali fra individui.

Gli scopi di questo comportamento riconciliativo
è da cercare  nel conseguimento del bene comune, ossia mantenimento del gruppo, nella mutua interdipendenza e
nel bisogno di armonia sociale. Essa  fa capo a una concezione collettiva e strutturale del mondo.  (de Waal, 2001, 2009, 2011)
Al pari dell’ espressione di simpatia  la risoluzione del conflitto  con mezzi pacifici non sarebbe mai esistita se non fosse per i forti attaccamenti basati sulla reciproca dipendenza e sulla mutua cooperazione (de Waal, 2001).
Nelle scimmie osserviamo dopo il conflitto la reciproca attrazione degli individui non il loro allontanamento.  Le scimmie non possono permettersi di estranearsi dai conspecifici.
“Gli scinpanzé sono relativamente non violenti, nutrono interesse per la famiglia, e dirimono le controversie  all’interno della comunità  attraverso attività che esprimono sentimenti di affetto, il gioco, abbracci e baci.
Un esempio di ciò è l’arbitrato  e la mediazione delle dispute   che si riscontrano nei primati” ( de Waal, 2001,  p. 249)
Una moralità esclusivamente interessata  ai diritti dell’individuo( concezione egocentrica ed atomistica dell’uomo) tende a ignorare i legami, le necessità e le interdipendenze  che contrassegnano  la nostra esistenza.
Al contrario le  scimmie elevano l’interesse per la comunità al di sopra di quello individuale. La loro
visione del mondo premia i comportamenti che migliorano le condizioni della vita di tutti i membri del gruppo.
Esse hanno una concezione collettiva e strutturale del
mondo.
E noi faremmo bene a imitarli” ( de Waal, 2001,  p. 249)
PARANOIA DELLA ETICA CRISTIANA.

L’etica cristiana  orientata solo al potere ha sviluppato  e coltivato solo la paranoia, improntata
a:   “Lascia che ponga il  tuo nemico quale sgabello dei tuoi piedi…” ( Luca )
Vittorio E. II ebbe una concezione egocentrica ed atomistica dell’uomo. Mai un barlume di interesse colletivo, un tentativo di riconciliazione del conflitto.
Nella sua psiche malata mai balenò l’idea di tentare
di costruire l’unificazione mediante “il ragionamento” come
fanno gli scimpanzè, e come suggeriva  il grande filosofo calabrese Pitagora  fin dal VI secolo a.V. E come è pratica
presso molti calabresi,  praticanti ancora oggi l’etica orfica.
Risolvere i conflitti mediante il “ragionamento” sotto la guida della razionalità e della giustizia (Pitagora VI se. A.C.).
Al contrario ai soldati dell’esercito sabaudo egli diede il permesso  di massacro, permesso di stupro delle donne, dello squartamento con le baionette,  di macellazione degli uomini e soldati.
Egli si è  macchiato di crimini di guerra.

Vittorio E. II  fu una fogna di immoralità.
Egli avrebbe avuto tanto  da imparare dai nostri remoti antenati, gli scimpanzè.
Egli avrebbe avuto tanto  da imparare dalla etica orfica elaborata   da  Pitagora, grande filosofo  calabrese nel VI secolo a.C, il quale proponeva   il ragionamento  quale mezzo nella soluzione di conflitti sotto la guida della razionalità e della giustizia” ( Dragone et al., 2003)
L’etica orfica è in linea con l’etica bioevolutiva
che risale a  50’000’000 di anni..

E fogna di immoralità sono tutti coloro che lo sostengono
e cercano di giustificare e legittimare le sue imprese
criminali.
Al primo posto C. Lombroso, il quale tentò
di localizzare l’origine della criminalità dei contadini
nelle ossa dei loro crani, o nei muscoli dell’utero delle donne,  nel meteo, o nell’attività ciclistica.

 

2.12.3.  CLASSISMO  E CULTO DELLA
PERSONLALITÀ                              75

A: IL CLASSISMO

Il classismo è una forma di discriminazione basata sull’appartenenza ad una determinata classe sociale.
Essa  determina la formazione di una gerarchia in base alla quale alcuni dominano ed altri sono dominati.
I parametri di valutazione possono essere: reddito, potere,  stato sociale e  prestigio; essi creano divisioni non solo verticali ma anche orizzontali, contrariamente alla visione economicista che invece propone solo divisioni verticali.

Nel medioevo sorsero la classe aristocratica  ( I migliori ) o nobile basata sul censo, indipendentemente di come fosse stato conquistato quel censo se con mezzi immorali e illegali.
Spessissimo i nobili furono dei criminali, sotto la protezione di Dio e della chiesa.  E lo sono ancora oggi.
Il concetto du superiorità da censo veniva esteso a tutte le facoltà psichiche, compreso   anche all’ intelligenza.
Per tale categoria di individui coniarono il motto
“Avere  di sangue  blu  nelle vene”.
Giacchè la posizione  aristocratica  era basata sul  proprio conto in banca ( censo) molti cercavano di arricchire rapidamente anche con mezzi illegali e immorali.

B: IL CULTO DELLA PERSONALITÀ

  Il culto della personalità  si configura nell’assoluta devozione a un capo attraverso l’esaltazione del suo pensiero e delle sue capacità, tanto da attribuirgli doti di superiore grandezza e infallibilità. Egli incarna  in misura elevata tutte le attitudini del gruppo sociale che rappresenta.
Nel paleolitico ogni capotribù  veniva dichiarato discendente e  “figlio di Dio” ( Eliade, 1981;  Tylor, 1981).
Vi era uno strettissimo legame tra religione e regime politico.
La reputazione di un singolo capo,  caratterizzato come “liberatore” o “salvatore” “padre” del popolo, eleva questi a un livello quasi divino, attribuendo loro attitudini, saggezza, e orientamenti al bene comune, che spesso  non possedevano.

LIVELLO DI ADULAZIONE

Il livello di adulazione può raggiungere vette che appaiono assurde agli estranei. Lo stato si incarna nel re.
I culti della personalità mirano a far apparire il capo e lo stato come sinonimi, così che diventi impossibile comprendere l’esistenza dell’uno senza l’altro
Scopo del culto  della personalità  è  quello di giustificare le regole dure e predatorie del regime politico  e a propagandare nei cittadini la visione che il capo opera come un governante giusto e buono  orientato agli interessi del popolo  anche quando egli preda,
sfrutta.
Un secondo scopo del culti della personalità mira a
reprimere l’opposizione interna alla élite dominante, a schiacciare i loro oppositori.
Molti artisti e poeti venivano istruiti per produrre solo opere che magnificassero, esaltassero  il capo, il personaggio venerato, spesso travisando la sua natura.
Il monarca veniva elevato al livello di un Dio-Re
diventando un mini-dittatore e la monarchia   una mini-dittatura.  La monarchia fu  un regime autoritario.

 

Vittorio II fu un imbecille aggravato dalla ipersessualità  compulsiva  che annebbiava  il suo intelletto, e che quindi impediva  di dedicarsi allo studio  dei problemi politici. Egli si limitò solo ad apporre la firma ai decreti e alle  leggi.

 

C: IL CULTO  DELLA PERSONALITà  PRESSO I  SAVOIA
I Savoia hanno promosso il culto della personalità, e in parte continuano a farlo ancora oggi i discendenti.
Ma essi non hanno mai meritato tale reverenza nè per attitudini intellettive né per attitudini etiche. Per i crimini e le atrocità che hanno commesso meritano di esser emarginati dalla storia d’Italila, e  ancor meno che meno esibiti quali modelli sociali virtuosi alle nuove generazioni.
Essi devono essere esibii per quello che realmente furono e per quello che hanno realmente fatto. Non di più.
Furono  aggressori, carnefici, rapinatori, imbecilli e disabili etici.

 

Durante l’apice del loro potere, i Savoia apparivano come governanti onniscienti e semi-divini, destinati a guidare la nazione per l’eternità, quando in realtà essi dimostrarono esser dei disabiili intellettivi a livello di imbecillità.
Essi furono orientato soltanto al bene della propria famiglia e della propria classe sociale, quella degli aristocratici.
Il primo parlamento italiano del 1861 era costituito da conti, marchesi, baroni, e  avvocati. Del popolo, dei contadini non vi era nessun rappresentante.
Quando nel 1946 Umberto II lasciò l’Italia la casa Savoia possedeva 135  immobili,  del valore di parecchi centinaia
di miliardi. L’Italia era diventato un feudo privato dei Savoia.

D:  OGGI,  IL CULTO DEL MERITO E DELLA COMPETENZA.
Oggi vige    il culto del merito e competenza. Vanno promossi quei personaggi  detentori di   attitudini necessarie all’esercizio di un ruolo.

 

 

E: RIMOZIONE ED  ESAUTORAZIONE

 

Noi proponiamo la rimozione  DI Vittorio Emanuele
II dal Vittoriale, e delle sue statute dalle piazze italiane.
Inoltre proponiamo l’esautorazione  di Vittorio E. II  dal titolo di “patria della patria”.

Ci ripugna che un imbecille,  un soggetto psichiatrico
che ha commesso  innumerevoli crimini di guerra, debba chiamarsi padre.
Il termine “padre” designa quella fulgida figura che plasma la personalità di un uomo forgiando  il suo sistema di valori,  formando un professionista o mestierante,
un probo cittadino, al primo posto erogando un modello
sociale positivo al figlio, ossia proponendosi come modello.
Talvolta il padre affronta molti sacrifici
per migliorare le condizioni sociali del figlio,
dargli una formazione superiore.
Esso è associato a cognizioni ed  emozioni positive.

Il titolo di “padre” assegnato a  Vittorio Emanuele
II  inquina il ruolo del padre, che ha un aureola completamente positiva.
Ci ripugna di associare il titolo di padre a questa fogna di imbecillità e di immoralità.
In Italia regna sovrana l’inflazione semantica. È assolutamente necessario estinguere tale  vizio.
Noi vogliamo  rispetto,  gratitudine ed onorificenze   agli autentici  “padri della nazione” e    al  milite ignoto che ha sacrificato la  propria vita per l’Italia

Il culto della personalità era  un uso  praticato da
popoli primitivi ( Eliade, 1981; Tylor, 1881) e oggi
solo da soggetti psichiatrici.
Vogliamo  che essa  venga estinto anche in Italia, come è stata estinto in  altri paesi del mondo.
2.12.4. VALUTAZIONE  DI VITTORIO E. II    80

Se si applicano i parametri  della  psicolcogia e psichiatria internazionali
( Anastasi 1964; Baddely, 1986;  Buchwald, 1956;
DSM-5, 1996;   
Funke et al.1998,  2006 in Mandl 2006;  Galperin, 1969; Heller, 2000; Keller 1972;
Keupp 1974;  Kostjuk, 1969; Kraiker 1974;  Lalli, 2003;  Machmutov, 1974; Meredith  1926;  Pavlov, 1953;  Perleth et al.1999;  Piaget, 1956; Resch, et al.  2005 ; Roth, 1998; Rubinstein, 1972, 1977; Quitzow, 1990; Shapiro, 1974;  Thorndike, 1913, 1924; Wink, 2005; Zimbardo et al, 1998; Zankov, 1974)  si ha che VITTORIO E. II   fu
un disabile intellettivo a livello di imbecillità, aggravato  dall’ipersessualismo, che ottenebrava la sua psiche.

Se  si applicano  i parametri dell’ etica bioevolutiva
(Bertelli,  2018/a;  DSM-5, 1996; Katz, 2000; Mainardi, 1974, 2006;  Ridley, 1996; Ruse,  1993;  Shermer, 2004;  De Waal, 2001, 2008, 2009, 2011; Wright, 1994)  Vittorio E. II  risulta esser un disabile morale.
Lo stesso risultato  si ottiene applicando l’etica orfica, elaborata da Pitagora un filosofo calabrese
(Bertelli, 2018/b).

VITTORIO E. II   non era dotato delle attitudini necessarie per  governare  un popolo, che aveva molti
problemi complessi. Non possedeva né le attitudini intellettive né  quelle  morali, necessarie per governare un popolo di 11’000’000  di cittadini.

Intellettualmente non ha mai colto i problemi sociali,
politici, culturali del popolo italiano. E ancor meno ha cercato  nuove soluzioni, rinnovamento, innovazione miglioramento delle condizioni di vita dei contadini, la società più svantaggiata  dalle leggi medioevali che avevano ridotto questa classe sociale a schiavi della terra.
Non seppe governare bene il suo piccolo stato, quello del Piemonte e Sardegna   a tal punto che si indebitò.
La sua imbecillità gli impediva di cogliere i problemi e di cercarne  le soluzioni  adeguate.
Il livello culturale raggiunto dal popolo sabaudo era molto basso, rispetto agli altri paesi della sua epoca.

L’arretratezza culturale e sociale  del popolo sabaudo rispetto ad altri popoli della medesima epoca,  dà la misura dell’inabilità della guida centrale che era il re
VITTORIO E. II .

Nel settore  morale non ha mai sentito un briciolo
di empatia e solidarietà,  di soccorso,  condivisione,   di bontà ed utilità sociale. Non ha lontanamente tentato  un approccio  riconciliativo  e costruttivo dei conflitti. Promise di abbassare la pressione tributaria, ma appena conquistati gli schiavi le aumentò.
Non ha mai pensato ad adottare metodi alternativi per risolvere e sedare i conflitti con i poveri contadini.
Ha utilizzato soggetti psichiatrici  come lui, al primo posto  Lombroso,  il quale  ha tentato di localizzare  l’origine della criminalità  nella struttura delle ossa craniche o scheletriche  dei sventurati contadini,  nei muscoli dell’utero femminile o nel meteo  allo scopo di discolpare
il re sabaudo delle sue gravi responsabilità.

Perchè mai Lombroso non mise anche il cranio di Vittorio Emanuele II  affetto di disabilità intellettiva a livello di imbecillità e di ipersessualità  compulsiva nel museo di Torino?
Questi fu un criminale di guerra.

Secondo Lombroso “criminali” ossia malati di mente
sarebbero  solo i poveri contadini del Meridione che si ribellavano allo sfruttamento sabaudo.

 

VALUTAZIONE DI VITTORIO E. II.
VITTORIO E. II (1820-1878)   fu un imbecille e disabile etico.
Egli  non aveva né le attitudini intellettive  nè quelle etiche per  governare, guidare e amministra un popolo. Ancor meno che meno quelle necessarie  per gestire l’unificazione dell’Italia.
Da giovane quando studiava “non aprì mai un libro”.
Successivamente durante il governo fece la stessa  cosa.     Non aprì mai un libro non aprì mai un dossier. Tutto veniva  elaborato dai suoi assistenti. Egli si limitò a apporre la firma ai decreti e alle leggi. Niente altro.
Le sue lettere, anche quelle della vecchiaia,  sono piene  zeppe di errori di grammatica e di sintassi. Non sapeva parlar  neanche l’italiano,  la cui acquisizione non richiede  un’intelligenza geniale.  Anche gli imbecilli imparano le lingue.
Egli fu affetto da imbecillità.  Aveva un’intelligenza inferiore  a quella media  del popolo italiano.
Egli non  ebbe nessuna attitudine etica: mancò di
reciprocità, di empatia verso i problemi e le sofferenze della gente, non soccorso, non senso di  equità,
non senso del collettivo.
Questi gravi deficit lo rendevano inabile a governare una popolo. Questi deficit spiegano la barbarie che mise in atto nel suo governo e in particolare nell’ unificazione dell’Italia.
Egli commise crimini di guerra, rapine a mano armata,
diede permesso di genocidio, di massacri, di torture barbariche che neanche i barbari hanno commesso,
permesso di stupro sulle donne del Meridione, di furto
ecc.
Un rapinatore: si faceva pagare quale reddito il 2% del PIL del suo regno, quando poi per la cassa del mezzogiorno,
fu concesso solo lo 0,5%  del PIL.
Nonostante tanta barbarie e schifezze fomentò il culto della personalità.

 

 

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