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STRUMENTI DI POTERE

CLASSISMO,   RAZZISMO    E   CULTO   DELLA
PERSONALITÀ

A: IL CLASSISMO

 

Il classismo è una forma di discriminazione basata sull’appartenenza ad una determinata classe sociale,   che  determina la formazione di una gerarchia in base alla quale alcuni dominano ed altri sono dominati.

 

I parametri di valutazione possono essere: reddito, potere,  stato sociale e  prestigio; essi creano divisioni non solo verticali ma anche orizzontali, contrariamente alla visione economicista che invece propone solo divisioni verticali.

Nel medioevo sorsero la classe aristocratica  ( i migliori ) o nobile basata sul censo, indipendentemente di come fosse stato conquistato quel censo se con mezzi immorali e illegali.
Spessisimo i nobili furono dei criminali, sotto la protezione di Dio e della chiesa.  E lo sono acora oggi.
Il concetto du superiorità per censo veniva esteso a tutte le facoltà psichiche, compreso   anche all’ intelligenza.
Per tale categoria di individui coniarono il motto
“Avere sangue  blu  nelle vene”.
Giacchè la posizione  aristocratica  era basata sul  proprio conto in banca ( censo) molti cercavano di arricchire rapidamente anche con mezzi illegali e immorali.

B: IL RAZZISMO
Il fine del razzismo  consiste nel legittimare la discriminazione o l’oppressione di un popolo o di una categoria di persone.  Mediante il razzismo Lombro-fogna tentò  di discolpare i Savoia dei  crimini commessi nel Meridione
B: IL CULTO DELLA PERSONALITÀ

Il culto della personalità  si configura nell’asso-luta devozione a un capo attraverso l’esaltazione del suo pensiero e delle sue capacità, tanto da attribuirgli doti di superiore grandezza e infallibilità. Egli incarna  in misura elevata tutte le attitudini del gruppo sociale che rappresenta.

Nel paleolitico ogni capotribù  veniva dichiarato discendente e  “figlio di Dio” ( Eliade, 1981;  Tylor, 1981).
Vi era uno strettisimo legame tra religione e regime politico.
La reputazione di un singolo capo,  caratterizzato come “liberatore” o “salvatore” “padre” del popolo, eleva questi a un livello  divino, attribuendo loro attitudini, saggezza, e orientamenti al bene comune, che spesso  non possedevano.

LIVELLO DI ADULAZIONE

Il livello di adulazione può raggiungere vette che appaiono assurde agli estranei. Lo stato si incarna nel re.
I culti della personalità mirano a far apparire il capo e lo stato come sinonimi, così che diventi impossibile comprendere l’esistenza dell’uno senza l’altro

 

   Scopo del culto  della personalità  è  quello di giustificare le regole dure e predatorie del regime politico  e a propagandare nei cittadini la visione che il capo opera come un governante giusto e buono  orientato agli interessi del popolo  anche quando egli preda e
sfrutta.

Un secondo scopo del culti della personalità mira a
reprimere l’opposizione interna alla élite dominante, a schiacciare i loro oppositori.
Molti artisti e poeti venivano istruiti per produrre solo opere che magnificassero, esaltassero  il capo, il personaggio venerato, spesso travisando la sua natura.
Il monarca veniva elevato al livello di un Dio-Re
diventando un mini-dittatore e la monarchia   una mini-dittatura.  La monarchia fu  un regime autoritario.
Oggi i massmedia e i social assolvono a questo compito,
costituendo  il  meainstream,  il pensiero unico, il “politicamente corretto”.
C: IL CULTO  DELLA PERSONALITà  PRESSO I  SAVOIA
I Savoia hanno promosso il culto della personalità al massimo grado, e in parte continuano a farlo ancora oggi i discendenti.
Ma essi non hanno mai meritato tale reverenza nè per attitudini intellettive né per attitudini etiche. Per i crimini e le atrocità che hanno commesso meritano di esser emarginati dalla storia d’Italila, e  ancor meno che meno esibiti quali modelli sociali virtuosi alle nuove generazioni.
Essi devono essere esibii per quello che realmente furono e per quello che hanno realmente fatto. Non di più.
Furono  produttori di criminali, di poveri accattoni ( Vittorio E. II di Savoia, generò centinaia
di figli illegittimi che abbandonò) e in poliica  aggressori, carnefici, rapinatori, imbecilli e disabili etici ( Aprile 2010,  2011, 2016,  2018).

 

Durante l’apice del loro potere, i Savoia apparivano come governanti onniscienti e semi-divini, destinati a guidare la nazione per l’eternità, quando in realtà essi dimostrarono esser dei disabiili intellettivi a livello di imbecillità.
Essi furono orientatI soltanto al bene della propria famiglia e della propria classe sociale, quella degli aristocratici.
Il primo parlamento italiano del 1861 fu costituito da conti, marchesi, baroni, e  avvocati. Del popolo, dei contadini non vi era nessun rappresentante.
Ridussero  l’Italia a un feudo di casa Savoia.
Quando nel 1946 Umberto II lasciò l’Italia la casa Savoia possedeva 135  immobili,  del valore di parecchi centinaia
di miliardi. e 18 ( leggi  DIOCIOTTO) vagoni carichi di beni rubati agli italiani furono inviati verso la Svizzera  L’Italia era diventato un feudo privato dei Savoia.  ( vedi parco della mandria a Venaria ( Torino)( RAI/TV  2018)

D:  OGGI, IL CULTO DEL MERITO E DELLA COMPETENZA:
MERITOCRAZIA
Oggi vale il culto del merito e competenza il quale presuppone la dotazione di attitudini intellettive ed etiche  coronta da una adeguata preparazione professionale.

Vanno promossi quei personaggi  detentori di   attitudini necessarie all’esercizio di un ruolo  politio o sociale.

 

 

 

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