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UN EROE CULTURALE DEI CONTADINI DETTO BRIGANTE

  1. CROCCO ( 1830-1905)

 

INDICE

1: Una vita piena  di terribili traumi               1
2. Psicologia del brigante
2.1. Profilo psicologico del brigantaggio
2.2. Imprintaggio e pensiero del brigante
3: VALUTAZIONE DI C. CROCCO
3.1. Valutazione  di Crocco con  la
giurisprudenza   tedesca
3.2. Valutazione  con  la antropologia,
3.3. Valutazione  con  la psichiatria
3.4. Valutazione con  l’etica bioevolutiva
4. Altri eroi culturali
5. Controllo sociale mediante la calunnia
6. Obiettivi della revisione storica

7. Erezione  di una statua quale eroe culturale     18
8. Eredità culturale  ed etica di C. Crocco
9. Bibliografia                                    23

 

 

 

 

1

 

  1. UNA VITA PIENA DI TERRIBILI TRAUMI       1

Nell’infanzia C. Crocco  fu vittima di violenze, di ingiustizie, di persecuzione da parte di signorotti e della giustizia settaria.
  La madre, incinta di cinque mesi,  da  parte di un signorotto ricevette  un forte calcio al ventre che la costrinse ad una lunga degenza a letto e, per poter rimanere in vita, fu costretta ad abortire.

Pochi giorni dopo il signorotto si presentò dal giudice ed accusò il padre di tentato omicidio.  I gendarmi si recarono subito a Venosa e lo portarono al carcere di Potenza. In realtà egli era innocente, e l’autore
solo in punto di morte dichiarò di essere responsabile
del tentato omicidio.
  Il padre  andò in carcere, la madre andò in profonda depressione per l’incarcerazione del marito e, reattivamente (leggi reattivamente) divenne pazza, fu rinchiusa in manicomio,  dove poco dopo  morì
( Seley, 1936; Pancheri 1983).
Per poter mandare avanti la famiglia, furono venduti i loro miseri possedimenti e i figli furono affidati ad altri parenti.
Una famiglia distrutta. Giorno dopo giorno sofferenze, sofferenze, ingiustizie  e ingiustizie, errori sopra errori.
La lunga serie di traumi subiti, di ingiustizie, di
violenze coniarono  la sua personalità  e lo  imprintarono alla violenza e al giustizialismo ( Lorenz, 1966;  Vallortigara 2008, 2011, 2013, 2014).
La sua vocazione al giustizialismo, la sete di giustizia, sorse nella infanzia  generata dalla società barbarica che esisteva nell’Ottocento in Italia, quando vigeva la norma: “i ricchi hanno sempre ragione e i poveri sempre torto” ( motto popolare).
Nella vita adulta anch’egli usò solo  violenza
e  brutalità riproducendo quegli schemi comportamentali che la società gli aveva somministrato durante la infanzia per mano di aristocratici criminali e barbarici.
( Lo psicopatico agisce da adulto ciò che ha subito  da bambino” ( Lalli , Psichiatria, 1999, p. 425;  Keller: Allgemeine Psychologie, 1974).

Il crimine è un comportamento appreso…..  scatenato da contingenze storico-sociali” ( Keup, 1974; membro dell’ISTITUTO MAX PLANK (Germania),   Lorenz, 1966;  Vallortigara 2008, 2011, 2013, 2014).

   Non vi è nulla di innato come sostiene l’imbecille
Lombrofogna.

Noi lo valuteremo con lo strumentario di quattro discipline: a) giurisprudenza tedesca, b) antropologia, c) psichiatria,  e d)  etica bioevolutiva.

 

 

 

  1. PSICOLOGIA DEL BRIGANTE

2.1. PROFILO PSICOLOGICO DEL BRIGANTAGGIO     3

 

fig 1: Tavola del brigante, dove essi lasciarono
incisioni e ricordi autobiografici.
C.Crocco si inserisce nel storia del brigantaggio
dell’epoca postunitaria che va dal 1861 al 1980.

Brigante è stato  l’eroe della contadini e dei braccianti, ribelle all’oppressione e sfruttamento dei Savoia nel Meridione d’Italia  dell’Ottocento nel ventennio 1861-1880.
Ma non è solo questo.  Egli incarna  anche  la protesta della miseria contro antiche e secolari ingiustizie. I contadini e i braccianti erano la classe più sfruttata  delle classi superiori compreso il clero.
a) ribellione contro lo sfruttamento dei Savoia nella fase
postunitaria, ma anche
b) la protesta della miseria contro antiche
ingiustizie subite da millenni: Il contadino era diventato solo una macchina di produzone, un oggetto.
Lavora dall’alba al tramonto, sedici ore di fatica al giorno.
Il contadino non ha casa, non ha campo, non ha prato, non ha bosco, non ha vigna,  non ha gregge.
Non  ha cibo umano, non consuma pan di grano, nè  carne,  solo  erbe e ortaggi come gli animali; non vestiti di uomo, se non stracci; non ha farmaci, non ha nessuna formazione scolastica.
Tutto gli è stato rapito dal prete al giaciglio di morte o dal padrone  feudale o dall’usura del proprietario o dall’imposta del comune e dello stato. Nessuno lo difendeva.
Il brigantaggio incarna la miseria estrema,

Il Brigantaggio incarna il contrasto fra due classi sociali  opposte, due mentalità, fra due differenti impostazioni culturali.
La gente del sud non ha mai accettato  la condanna senza appello dei briganti.
Agli occhi dei contadini, il brigante diventava un essere speciale, un difensore, un tutore, un incivilitore, un riconoscitore dei loro diritti. Il primo dopo millenni di schiavizzazione, un vendicatore dei torti da loro subiti, era colui che aveva il coraggio per ottenere quella giustizia che la legge non riusciva a dare, un incivilitore della classe dei contadini e dei braccianti.
In Germania perfino  il teologo Lutero, che si riempiva la bocca di Dio e amore del prossimo, condannò e insultò  la rivolta dei contadini del 1527 ( Lutero )

Il brigantaggio è stato il primo movimento a riconoscere i diritti e i bisogni dei contadini e dei braccianti.
Il brigantaggio ha fatto di cassa di risonanza nella nazione italiana, dei diritti, dei bisogni, delle ingiustizie, dell’abbrutimento a cui erano stati sottoposti contadini e braccianti  con tre secoli dell’analogo movimento insorto in Germania nel  1500.
Subito dopo il brigantaggio ( 1861-1870)  taluni iniziarono a studiare e a riconoscere  a brani e brandelli i diritti dei contadini.
Il brigantaggio rappresenta l’inizio della rivolta della classe dei contadini e dei braccianti.  Al principio
contro i crimini dei Savoia e dei suoi sgherri  e  più tardi di tutti i diritti umani che spettano ai contadini e ai braccianti.
Il movimento brigantesco ha lasciato una traccia nell’inconscio di taluni sensibili.
Con tre secoli di ritardo  il brigantaggio  ha fatto quello che i moti  dei contadini fecero in Germania nel 1500.

Il brigante nel Meridione è da classificare  quale eroe culturale delle varie tribù quando entrarono nella cultura agraria.  Quale incivilitore, quale fondatore di una nuova classe sociale, alla pari di Aronne(1250-1200 a.c.) della tribù ebrea,  di Ercole nella Grecia antica
( vedi le 12 fatiche: Bertelli  2019)
Lenin in Russia, Gandi in India, Maozedong in Cina, Castro a Cuba e diecine di altri.

I briganti sono stati considerati alla stregua di comuni criminali, anarchici e sanguinari, quando avrebbero dovuto ricevere tutt’altre considerazioni.
Avrebbe dovuto esser considerato  quale eroe cui devono essere rivolte soltanto parole d’elogio.

 

 

2.2. IMPRINTAGGIO E PENSIERO DEL BRIGANTE
Nella prima infanzia dall’ambiente sociale  il brigante è stato imprintato  alla civilizzazione e al giustizialismo.
Ciò conia indelebilmente la sua personalità e condizio-nerà tutto il corso della sua vita. Egli diventa un civilizzatore, un condottiero culturale ed etico.

IL PENSIERO DEL BRIGANTE
Il pensiero del brigante, inteso quale eroe culturale o criminale rivoluzionario (Lalli, 1999:Psichiatria;  Scharfetter, 1974: Psychiatrie]) è classe-specifico e non individuo-specifico.
La sua azione è sempre orientata al collettivo anche quando gli stimoli scatenanti sono singolari o individuali.
Il suo pensare, sentire e agire sono sempre orientati collettivamente ( qui collettivo si riferisce alla classe sociale con cui si è identificato:  quella dei contadini e degli operai).
Il suo imprintaggio  alla civilizzazione e al giustizialismo nella prima infanzia (Lorenz 1966; Vallortigara 2014, 2010, 2014) e la sua carriera di brigante sono analoghi alle fatiche e ai sabotaggi di
di Aronne  ( personaggio storico) fra gli Egiziani;  di Ercole ( le 12 fatiche).

 

 

  1. VALUTAZIONE DI E. CROCCO

 

3.1.  VALUTAZIONE  SECONDO  LA GIURISPRUDENZA
      TEDESCA.

Germania: Il legislatore tedesco già nel 1871  aveva scritto (art. 53 StGb): Legittima difesa è quella difesa che è necessaria per respingere una aggressione attuale e illegittima verso sé o verso altri. L’eccesso non è punibile se si è agito per concitazione o paura.

Due anni dopo tale norma venne  condivisa anche dalla giurisprudenza svizzera e da quella austriaca.

Egli aveva capito perfettamente che nella legittima difesa bisogna tener conto della situazione psicologica della vittima e non di alambicchi  mentali sulle parole della legge
Applicando le norme della legislazione  tedesca
(art. 53 StGb)  C. Crocco risulta aver agito
per legittima difesa e non criminale.

Egli agì per legittima difesa, per tutelare i diritti suoi e della sua classe sociale: quella dei contadini e degli  operai.

 

LEGALE LA RIVOLTA DEI CONTADINI
Legale fu la rivolta dei contadini  secondo la legislazione tedesca (art. 53 StGb)  quella svizzera e austriaca.  Nel 2019 è divenuta legale anche secondo la legge  italiana ai sensi dell’art 52 CPI.

Pertanto il termine di “brigante” attribuito a questi insorti fu illegale e ingiusto. E deve essere abolito e sostituito con un titolo più adeguato, aderente ai fatti e alla personalità di questi soggetti.
Il titolo più opportuno, rispecchiante la verità storica e psicologica, è quello della antropologia: “EROE CULTURALE” ( Tylor, 1881).
Noi gli daremo il titolo di “eroe culturale”
o quello della psichiatria di “criminale rivoluzionario” costituito di connotazioni completamente positive ( Lalli, 1999; Scharfetter, 1974)
Tale revisione riguarda non solo il signor C. Crocco, ma tutto il brigantaggio. La nostra empatia e la nostra solidarietà va verso tutti i gli insorti
marchiati dal titolo infamante di ”briganti”.
E va anche a tutto il movimento del brigantaggio
postunitario.

 

 

 

3.2. VALUTAZIONE  SECONDO L’ANTROPOLOGIA

a)  Curricolo quale eroe culturale

Il signor C. Crocco fu un eroe culturale prodotto dalla classe dei contadini e degli operai del suo tempo  paragonabili ad Aronne (1250-1200 a.C.)  fondatore della tribù ebrea nel XII secolo aC., a Ercole introdottore della agricoltura nel popolo greco intorno 6500 a.C. (Zohari 1993).

Egli  presenta il seguente curricolo.
Nella prima infanzia Crocco è stato imprintato alla giustizia  sviluppando la sindrome di giustizialismo
e la sindrome di civilizzazione.
Come Aronne (1250-1200 a.C.)  nella tribù ebrea, come Ercole ( le 12 fatiche) nella tribù greca e come altri eroi culturali di altre tribù ed etnie,  anche lui  nella prima infanzia ha vissuto in  Lucacnia   quello che  Aronne  visse in Egitto tra gli Ebrei:
“Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto, e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell’Egitto e per farlo uscire da questo paese  verso un paese bello e spazioso, un paese dove scorre latte e miele,…..Il grido  degli Israeliti è arrivato fino a me  e io stesso ho visto l’oppressione  con cui gli Egiziani li tormentano…. Spogliati dei tuoi interessi privati ( s. sandali), e occupati di problemi collettivi….  Ora va’. Io ti mando dal faraone . Fa’ uscire il mio popolo, gli Israeliti” ( Bibbia, Aronne: Esodo, 3, 7-10) [traduzione in concetti dell’autore)

 

fig.2: L’uccisione del leone da parte di Ercole  all’epoca
della  introduzione dell’agricoltura agraria  in Grecia, intorno al 6500 a.C. ( Zohari 1993).

Ciò simbolizza la distruzione  del potere politico del nomadismo e l’introduzione  di uno nuovo, quello della cultura agraria.
Come Ercole in  Grecia, come Aronne nella tribù ebrea, così  fece  anche C. Crocco in Lucania e nel Meridione   nella classe dei contadini nella lotta per i loro diritti nell’Ottocento, che però verranno attualizzati  gradualmente.
Nella prima infanzia fra i contadini  Crocco fu imprintanto al giustizialismo   sviluppando la sindrome di giustizialismo.
Divenuto adulto, il Sé la principale funzione psichica
ordina al comportamento concreto di eseguire il progetto presente nel Sé assumendo il ruolo del giudice-erogatore di giustizia. “Prendeva ai ricchi e dava ai poveri”  prima con ammonimnti e dopo, se necessrio, con la violenza”

Non fu uno psicotico inguaribile  ( criminale nato) come lo descrive Lombrofogna, ma un “nevrotico criminale rivoluzionario” ( Lalli, 1999: Psichiatria) equivalente  al termine di “eroe culturale” dell’antropologia  (Tylor, 1981, Eliade 1881, 1983).
In entrambe le categorie egli ha connotazioni positive: l’eroe culturale è creativo, innovativo, produttore di  cultura ed evoluzione a favore della  classe o gruppo   sociale a cui è indirizzata la sua azione. Nell’eroe culturale la criminalità è indirizzata al bene   non al male.

Egli è il motore dell’evoluzione di un popolo, di un’
etnia, di una classe sociale.
C. Crocco lo fu della classe dei contadini schiavizzati e sfruttati barbaramnte  da secoli.

Al contrario lo psicopatico ha connotazione negative, poichè  produce solo nocumento e sofferenza agli altri,   praticando la criminalità come fine a stessa, solo per creare sofferenze e danni. Questi non ha nessuna ideologia, nessun fine  sociale (Lalli 1999; Scharfetter, 1974).
C. Crocco  ( insieme agli altri briganti) ha dato voce alla classe dei contadini e degli operai  schiavizzati e barbaramente sfruttati  fino alla fame.
Gli ideali per cui lui lavorò e lottò verranno realizzati nei decenni successivi: a) riconoscimento dei diritti dei contadini,  b) abolizione della schiavitù  dalla terra, c) riconoscimento del voto ai contadini e operai nel 1912, del diritto alle donne  1946, abolizione della monarchia nel 1946;

 

 

 

 

3.3.  VALUTAZIONE  SECONDO  LA PSICHITRIA
“CRIMINALE RIVOLUZIONARIO” DELLA
PSICHIATRIA.

Nella seconda metà del Novecento la biologia, l’etologia, la psichiatria (Boss, 1972; Keller, 1973; Lalli, 1999; Lorenz, 1966; de Waal, 2001; Scharfetter, 1974,)   hanno approfondito il tema   e hanno elaborato il seguente quadro  sotto il titolo di “CRIMINALE RIVOLUZIONARIO”  equivalente al termine di “eroe culturale” dell’antropologia.
Essi hanno fatto una netta distinzione  tra lo psicopatico e l’eroe culturale ( brigante, partigiano, ecc)

 

A: PROFILO DELLO PSICOPATICO O SOCIOPATICO

  1. eventi traumatici nella prima infanzia;
    2. deprivazione di cure parentali e assenza
    di modelli sociali  virtuosi;
    3. struttura  patologica  della personalità;
    4. inattendibilità, ecc….
    5. crimine come fine a se stesso;
    6. infliggere danni e sofferenze agli altri;
    7. nessun morale, inattendibilità;
    8. inabilità ad autocontrollo, a freni inibitori,
    9. nessuna coscienza della propria malattia e
    dei propri disturbi
    10. antisocialità.
    11. Pensiero è individuo-specifico
    13. Bassa intelligenza

Il brigante quale eroe culturale non ha nulla a che vedere con il criminale quale “psicopatico”, privo di ogni moralità, di ogni autocontrollo, di ogni attendibilità e di ogni ideale, di ogni interesse sociale.
B: PRIFILO PSICOLOGICO  del CRIMINALE IVOLUZIONARIO
( o eroe culturale) ( Lalli 1999; Lorenz 1966;
Scharfetter, 1974)

1. Imprintaggio  alla civilizzazione e al
   giustizialismo  della classe contadina;
2. sindrome dell’ innovatore e del civilizzatore;
3. struttura sana e normale della personalità;
4. professione e pratica di un sistema etico  proprio;
5. crimine per fini ideologici a vantaggio di una  popolo o di una classe sociale:
6. cerca vantaggi e miglioramenti per il popolo o  classe  sociale con la  quale si è identificato;
7. cultore del bene comune  e collettivo;
8. abile a freni inibitori, all’autocontrollo;
9. devozione  agli interessi collettivi della  propria classe o popolo;  rimozione degli
interessi individuali,
10. prosocialità;
12. pensiero è classe-specifico  non   individuo-specifico  come quello del volgare
delinquente   ( Lorenz 1966; Vallortigara ( 204, 2010, 2014)
13. Intelligenza superiore: l’eroe ha l’abilità  alla  soluzione  di problemi. Il che lo rende  popolare
14. in genere vita breve e  molta sofferta.   ( Lalli 1999; Lorenz 1966;   Scharfetter, 1974)
Come si vede, le due figure hanno tratti diametralmente opposti.
C: IL BRIGANTE QUALE EROE CULTURALE o
QUALE “CRIMINALE RIVOLUZVIONARIO”
( Lalli 1999; Lorenz 1966;  Scharfetter, 1974)

Il cosidetto “brigante” del Meridione nell’epoca
unitaria presenta  le caratteristiche  di colui che nella
antropologia viene denominato “eroe culturale” e nella psichiatria  “criminale rivoluzionario”, in entrambi i casi sempre con connotazioni positive, esclusivamente positive.

La sua formazione psichica è la medesima di quella dell’eroe culturale o del “criminale rivoluzionario”.
Egli ha incarnato i bisogni profondi ed esistenziali
del contadino e dell’operaio, lo ha vissuto e difeso
affrontando gravi deprivazioni, sofferenze, miserie
e la precoce perdita della vita.
Quale motivazione concettualizzata suona: (“ ’A terra mia nun l’ari tuccari”( “La mia terra non mi deve essere tolta”). Si tenga conto che “la terra” era l’unico fonte di reddito per quei poveri sventurati. Senza la terra avrebbero dovuto delinquere per poter sopravvivere.
Una richiesta  eticamente  e legalmente ben fondata.
Egli ha svolto il medesimo ruolo  di Aronne(1250-1200) nella tribù ebrea, di Ercole nella mitologia greca, dei partigiani nella II guerra mondiale (1940-45) in Italia contro i nazisti  e di centinaia di altri eroi culturali
delle varie tribù del pianeta terra ( vedi Coon, 1954; Antropologia ).
Aronne, eroe culturale ebreo,  ordinò  sabotaggi in Egitto e alla fine distrusse tutto l’esercito del faraone.
( Bibbia, Aronne: Esodo)
Nessuno lo ha definito “criminale o brigante”. Al contrario egli è celebrato e glorificato quale fondatore della nazione ebrea.

 

3.4. VALUTAZIONE  SECONDO L’ETICA  BIOEVOLUTIVA

Se applichiamo i principi della morale bioevolutiva,
( Bertelli, 2018/a,  DSM-5, 1996; Katz, 2000; Ridley, 1996; Ruse,  1993;  Shermer, 2004;  De Waal, 2001, 2008, 2009, 2011; Wright, 1994)  risulta che il signor Crocco, affetto dalla sindrome di giustizialismo, fu un moralista, fedele osservante  dell’ “etica dei poveri”   costituita da  reciprocità, empatia e solidarietà, equità e giustizia, soccorso, consolazione, imparzialità , bontà e utilità sociale, culto del collettivo,   atteggiamento costruttivo.
Egli praticò otto virtù dell’etica bioevolutiva.

  1. Reciprocità
    Egli praticò la reciprocità: “Non fare agli altri
    quello che non vorresti che gli altri facessero  a te.”
    Impedì  che si facesse del male ai contadini, con i quali si era identificato.
    Non abusò mai dei contadini e delle persone che aiutava.
    Il male che voi fate a noi, noi lo facciamo anche a voi.

AZIONI DEI BRIGANTI.

Essi colpivano i feudatari, i possidenti e i politici locali, assaltandone le fattorie; saccheggiavano i palazzi dei  professionisti; incendiavano gli archivi comunali, per distruggere i documenti fiscali e di leva; aprivano le carceri, lottavano contro i comuni nemici ossia Cavour e Vittorio Emanuele. Perciò erano venerati dalle folle come “eroi”.

  1. Empatia e solidarietà,
    Egli colse e sentì  i sentimenti degli altri  dei contadini e dei braccianti. Fu coinvolto emotivamente delle loro sofferenze. E si impegnò a difenderli.
  2. Equità e giustizia,
    La giustizia  è un insieme di aspettative sul modo in cui l’individuo prevede di venir trattato e sul modo in cui  lui si aspetta che le risorse dovrebbero essere divise. Nella suddivisione delle risorse egli fece sempre parti uguali, senza nessun privilegio rompendo la concezione dei teologi che pretendevano privilegi per sü.

 

La teologia cristiana era iniziatrice e fomentatrice di
conflitti e di uso della violenza, per violazione della equità nella distribuzione delle risorse.

4. Soccorso.
Il signor C. Crocco aiutò sempre chi aveva bisogno, coloro soffrivano la fame, che erano nello stato di indigenza. La ricchezza che richiedeva ai baroni, agli aristocratici  la distribuiva a coloro  che ne avevano bisogno.

  1. Consolazione
    Con il suo operato C. Crocco consolò sempre coloro che soffrivano per indigenza senza chiedere nulla in compenso.
    Il suo mondo ideale era quello che tutti avessero la propria fetta di benessere e di felicità.
  2. Bontà e utilità sociale.
    Rispetto ai contadini e ai poveri il signor Crocco
    programmaticaamente praticò bontà e utilità sociale.
    Perciò era venerato, aiutato  dai ceti poveri.
  3. Culto del collettivo
    Il suo operato era diretto non a singoli individui ma a tutta la società dei poveri dei nullatenenti, che soffrivano la fame, l’indigenza, il freddo, la miseria. Egli aveva un visione collettiva della società umana.
    Ebbe sempre un atteggiamento inclusivista.
    La sua visione anticipava  la concezioni odierna in cui
    “ogni cittadino ha il diritto alla vita e a una vita normale e dignitosa”

8) atteggiamento costruttivo.

  1. Crocco ha realizzato il 13.esimo principio della etica bioevolutiva: la creatività. Sostenuto dalla superiore intelligenza egli fu un uomo creativo, innovativo. Seppe vedere quello che non videro e intuirono gli altri.

Il signor Crocco ebbe un atteggiamento costruttivo della società e della storia. Egli cercò di costruire una società migliore, più giusta e più equa. Lottò per un società più evoluta, che riconoscesse tutti i diritti del contadino.

  1. Crocco fu aperto alle novità e all’idea di estendere i benefici di cui godevano gli aristocratici anche ai contadini e agli operai, non preoccupandosi delle critiche   dei borghesi e degli aristocratici.
    Ciò fu una disposizione interna che lo rendeva molto diverso dagli altri, che erano conformisti all’idea dominante, secondo  cui il contadino era un essere da sfruttato in tutte le maniere possibile  come le bestie.
    Ciò lo rese  propositivo,  innovativo, prosociale,
    benevole verso i contadini.
    La sua idea fu: estendere i diritti umani a tutti le classi sociali compreso ai contadini.
    Egli tentò di realizzare i suoi ideali con l’uso delle armi e della violenza, ma ai suoi tempi non potette cambiare molto.  Egli dette voce alle sofferenze, alle deprivazioni dei contadini, che venne raccolta da  alcuni intellettuali  degli anni successivi.
    Ciò facendo C. Crocco  iniziò a cambiare l’ambiente culturale, gli atteggiamenti ostili e predatori verso i contadini   mettendo in moto  una movimento di riconoscimento dei diritti e della dignità di questa categoria di persone.
    Le acutissime sofferenze e le ingiustizie subite nell’infanzia generarono  la motivazione a questi atteggiamenti innovativi, come accadde anche ad Orfeo
    ex-bambino abbandonato, nel XI secolo a.C. che fondò l’orfismo, una dottrina che assisteva bambini abbandonati, e  propose per la prima volta nella storia umana il controllo delle nascite .
    Un ideale che cercò di realizzare mediante l’uso delle armi.
    I suoi ideali verranno ripresi da politici successivi, che  passo dopo passo concessero  i diritti umani ai contadini. Fra i principali: il diritto al voto degli uomini anche ai contadini nel 1912, il diritto di voto alle donne nel 1946, e il salario minimo  nel 2019, ossia questo anno, dopo un secolo e mezzo di attesa.

 

  1. EROI CULTURALI NELLA STORIA

 

 

fig. 3: Il mausoleo di Lenin a Mosca, luogo di
pellegrinaggio da parte di milioni di visitatori.
Nian (12’000 a.C. scienziato  inventore della agricoltura e  cultura cinese in Cina; Gilgamesh ( 8’500 a.c.) fondatore della cultura sumerica in Persia;
Orfeo/l’Illuminato  calabrese, nell’ XI secolo a.C., eroe dei bambini abbandonati e promotore del controllo delle nascite;  Aronne(1250-1200 a.C.) fondatore  della tribù ebrea;  Ercole  (6500 a.C.) nella Grecia antica( vedi le 12 fatiche: Bertelli  2019);  V. Lenin (1870-1924)  in Russia;   Mahatma Gandi (1869-1948) in India;  Mao Zedong (1893-1976) in Cina;  N. Mandela( 1918-2013) promotore dell’uguaglianza e dell’antirazzismo in Sudafrica;    Martin Luter  King(1929-1968) sostenitore dei diritti civili degli afroamericani  negli USA; F. Castro (1926-e2016) a Cuba; i partigiani  nella II guerra mondiale.  E molti altri ancora.
Il brigante nel Meridione è da classificare  quale eroe culturale, quale incivilitore, quale fondatore di una nuova classe sociale alla pari  di molti eroi culturale della storia umana.
Noi abbiamo una concezione strutturale ( gestaltica) e causale della storia e non una atomistica e sintomatica, come fece l’imbecille Lombrofogna per puro sciacallaggio.
Guidati dal nostro pensiero strutturale, abbiamo
alta stima per il ruolo da loro svolto, quali portavoce dei contadini oppressi e sfruttati.
Noi sentiamo gratitudine per il ruolo svolto, per il quale hanno affrontato gravi sofferenze, vivendo come bestie nei boschi e negli anfratti,  mentre Vittofogna aveva una villa di 64’000’000 metri quadrati, e ogni giorno andava a chiavare ( “copulare”)  piantando centinaia di figli che poi abbandonava.
Oggi noi godiamo del progresso da loro promosso  e delle  loro sofferenze.
Essi hanno dato voce alle ingiustizie e alle sofferenze subite dai contadini e dei ceti bassi, pagando con la vita.
Il loro non è stato un moto di criminalità, ma un moto di reazione alle barbarie dei Savoia ( Aprile 2010, 2011, 2016, 2018, Del Boca 2011,  et al.). Dopo e soltanto dopo le barbarie dei Savoia  essi insorsero e presero le armi.
La sua non è stata un’azione criminale, ma una re-azione,
un risposta, come hanno classificato la giurisprudenza tedesca sin dal 1871  e poi anche   q uella elvewtica e quella austriaca.
Diritti che sono stati realizzati nei tempi successivi.
La cultura e il progresso non cascano gratis dal cielo, ma
sono frutto di conquista e di sacrifici  compiuti da pochi.
(da: Bertelli, F, 2019: L’Imbecille Lombrofogna; p. 355-361)

 

RISCRIZIONE DELLA STORIA D’ITALIA
Noi vogliamo riscrivere la storia dell’unità. Ciò  può avvenire solo quando si renda giustizia alle vittime
e si dia la giusta interpretazione  degli eventi e dei personaggi storici  negli ultimi due secoli.
Ciò può avvenire se noi Meridionali ci diamo da fare.
Non basta aspettare passivamente l’elemosine dei nordisti.
Essi continuano a rapinare il sud.
Una nuova storia basata su criteri scientifici  e su principi etici   quelli dell’ etica bioevolutiva ossia di un’etica anch’essa scientifica,  valida ed attendibile.

Ricordiamo che i Russi, gli Indù, i Cinesi,
i Cubani  hanno innalzato statue ai loro rispettivi eroi
o fondatori culturali e oggi prosperano  e il tasso di criminalità in tali paesi è in via di estinzione
(Bertelli, 2017).
Noi Meridionali vogliamo  fare lo stesso. Non siamo secondi a nessuno ( vedi Orfeo/Illuminato, Pitagora
e molti altri ).

5. CONTROLLO SOCIALE MEDIANTE LA CALUNNIA

L’apertura del museo di antropologia criminale mira
al controllo sociale mediante la calunnia dei meridionali.
Mentre nei secoli passati il controllo veniva esercitato mediante la palla  o le catene al piede, oggi tale strumento  è stato interiorizzato ed è la calunnia: “la criminalità innata” l’atavismo,  “la inferiorità innata del Meridionale”. ( Keup, 1974; Sartori 2009)).
La sentenza di apertura del museo mira al controllo
dal di dentro.
L’apertura del  museo mira alla perpetuazione  del controllo  sociale e alla sottrazione  all’obbligo del risarcimento dei danni provocato dai Nordici e dai Savoia
è ancora aperto. Questi continuano a sfruttare il sud, a devolvere le risorse solo al nord di Italia  (Aprile, 2011, 2016).

  1. OBIETTIVI DELLA REVISIONE STORICA

    1 La rivalutazione  del brigantaggio mira a Resa di giustizia al signor C. Crocco
    individualmente e ai suoi discendenti;
    2. Revisione del concetto di brigante e di brigantaggio;
    3. Rendere giutizia all’intera popolazione di un  paese e di una regione come la Basilicata
    e più  in  genere al Meridione che è associato  al brigantaggio
    4. Revisione della storia d’Italia, che ancora oggi ha  molte delle patologie di quella dell’Ottocento.
    5. Eradicazione del controllo sociale  esercitato  mediante le calunnie  dei nordisti di Italia contro
    i Meridionali, vigente ancora oggi.

 

L’ANALISI FUNZIONALE  della criminalità,
rivaluta il contesto storico-sociale: psicologia empirica, biologia,  etologia, sociologia sono fondamentali per
l’elaborazione dell’evento ( Keup, 1974; p. 138).

“L’ANALISI FUNZIONALE  indaga  i nessi contingenti o sistematici di comportamenti e i rinforzatori e le condizioni  dell’ambiente sociale  nei quali quei comportamenti patologici appaiono.” ( Keup,  1974 p. 138)

Si assume che le deviazioni primarie ( la criminalità)
emergono  in una molteplicità di contesti sociali, culturali e psicologici  e hanno implicazione nella formazione psichica dell’individuo.
Il controllo può emergere sia come controllo esterno  che come interiorizzato.

“ Indagini epidemiologici   giungono alla conclusione che i membri delle classi medie e alte  esperiscono un controllo sociale nel senso di autocontrollo o di controllo sociale informale, mentre gli appartenenti delle classi basse sono esposti a  un controllo sociale  di gran lunga più forte di un formale controllo sociale ( Keup, 1974, )
Questi dati empirici sono equivalenti al motto popolare
del Ottocento  “i ricchi hanno sempre ragione e i poveri sempre torto”

 

 

 

 

 

  1. EREZIONE   DI  UNA    STATUA    A    C.    CROCCO
    Il signor Crocco attuò nell’Italia nell’Ottocento  quello  che Aronne(1250—1200 a.C.) attuò   a favore della tribù ebrea, che liberò dalla schiavitù.
    Il signor  Crocco attuò in Italia nell’Ottocento  quello  che altri applicarono in Germania durante la guerra dei contadini, 1517–1525.
    La violenza il signor Crocco la usò solo contro coloro che usavano  violenza verso di lui. In una serie di interazioni, egli rispose alle violenze iniziate da altri.  La sua fu una violenza reattiva, quale  risposta a quella precedentemente attuata da altri. Egli rispose a una provocazione.
    Commuove leggere queste storie di povera gente (povera solo finanziariamente), ma nobilmente osservanti un sistema di principi etici.
    Indigna profondamente che uomini tanto nobili fossero ricoperti da  calunnie, declassamento, insulti, atrocità, gettati nel fango.
    Indigna che essi fossero dichiarati “nemici” da distruggere  anche  fisicamente.
    Indigna che sia i Savoia  che Lombrofogna  dopo  inveissero contro questi poveri sventurati.
    I “veri briganti” sono loro prima i Savoia, e poi Lombrofogna. Ossia coloro che violarono  le leggi sociali e morali commettendo genocidio, massacri, stupri, insulti alla popolazione peggiore di quelle  dei barbari.

Il signor  Crocco  presenta una concezione profondamente etica della vita e della società, che affascina.
Egli incarna gli ideali e i bisogni dei contadini e dei braccianti della  sua epoca.
Egli fu un visionario, anticipatore dei tempi moderni e di quelli futuri.  Sognava un mondo migliore, un’ ordine sociale realmente improntato alla giustizia ed equità.

Sorretto dalla sua  superiore intelligenza, egli anticipa quello che le società migliori sul pianeta hanno
attualizzato  nel Novecento e  continuano a fare nel XXI secolo.
Egli è alla pari con Aronne, Ercole, Gandi, Lenin, Castro e altri.
Tutte le virtù e i principi che lui aveva sognato vengono progressivamente  tappa dopo tappa realizzate da governi saggi  e  responsabili, come quello cinese che fino ad oggi ha sollevato dalla povertà estrema 700 milioni di poveri, e continua a farlo con i rimanenti 30 milioni ancora esistenti.

Egli non meritava il titolo infamante di “brigante”.
Tale titolo spetta al Vittorio E II dei Savoia  e ai suoi sgherri  altrettanto disabili intellettivi e disabili etici.
Un autentico “brigante” ossia un criminale efferato
imbecille e fogna di immoralitä fu Vittorio E II di Savoia
( vedi Aprile  2010, 2011, 2016, 2018).

UNA   STATUA    ALL’   EROE   DEI    CONTADINI
Energicamente proponiamo che gli venga fatta giustizia
e valutato per quello che realmente fu.
Noi proponiamo di erigere un monumento al signor C. Crocco cittadino lucano, EROE DEI CONTADINI.

L’uomo non nasce criminale lo diventa per contingenze sociali e storiche ( Keller, 1973,  Scharfetter 1974
Keup 1974, Lalli 2003). La criminalità è “un comportamento appreso”  scatenato da contingenze storico-sociali  ( Kraiker, 1974, Keup 1974, Keller 1973)

L’etologia ha  dimostrato con migliaia di esempi concreti, che la morale è presente ed operante fra gli animali da oltre 50 milioni di anni( Mainardi  1974;  de Waal, 2012, 2013)!
La psicologia empirica ha dimostrato che il bambino nasce già con una propensione etica. Essa è una eredità biologica.
Solo soggetti malati di mente quali Lombrofogna  e i suoi seguaci ancora oggi possono affermare il contrario. Una affermazione che non ha nessun fondamento se non nella loro disabilità intellettiva.  Essi sono tutti degli imbecilli.
Il signor Crocco  evoca la figura del  condottiero, che libera la sua gente dalla schiavitù, dalle deprivazioni, dall’abbrutimento.
Nonostante ciò Aronne fu dichiarato e viene venerato quale eroe nazionale, fondatore della nazione ebrea.
C. Crocco non nacque infelice, lo divenne  per le contingenze storiche e sociali in cui lo avevano ridotto  gli sgherri venuti dal Nord.
( Keller 1973,   Pavlov 1936;   Keup 1974;  Kraiker, 1974; de Waal, 2001, 2003, 2008, 2009; Zimbardo et al, 1998)
Egli deve essere valutato con le medesime categorie con cui  fu valutato Aronne, il fondatore della nazione ebraica e degli eroi culturali di altri popoli.
Non le categorie del delinquente, proposte da un imbecille quale fu Lombrofogna.

  1. EREDITÀ    CULTURALE   DI   C.   CROCCO

Il signor C. Crocco lascia una ricchissima eredità culturale ed etica.
Egli ebbe una nobile visione  del mondo e della classe dei contadini. Ma non li espresse in una dottrina  come fecero Lenin, Mao  Zedong  e altri.  Tali ideali si sedimentarono nel suo comportamento e nelle sue imprese memorabili.
Noi abbiamo decifrato  il suo comportamento ottenendo il seguente quadro.
C. Crocco mirò a instaurare una movimento di civilizzazione  dei contadini molto arretrati rispetto
agli aristocratici e ai professionisti dovute non a incapacità dei contadini medesimi, ma alle secolari deprivazioni a cui essi erano stati sottoposti.

  1. Crocco mirò ancora a restaurare una giustizia anche per i contadini, deprivati di ogni diritto e trattai come bestie bipedi. Un motto popolare recitava:” I ricchi hanno sempre ragione, i poveri sempre torto” ( vedi Psichiatria sociale ).
    Egli mise in moto una atteggiamento favorevole ai contadini. Un atteggiamento di difesa e di sostegno,
    che verrà ripreso da vari professionisti, che promuoveranno il riconoscimento dei diritti umani anche ai contadini e operai, le cui tappe principali sono:
    il riconoscimento di voto ai maschi nel 1912, alle donne nel 1946; e il riconoscimento del salario minimo nel 2019  da parte del governo a guida  5Stelle.

 

 

  1. NOSTRA SIMPATIA E GRATITUDINE.Noi sentiamo profonda simpatia e dispiacere per le sue terribilissime e drammaticissime sofferenze  nella sua infanzia e della sua famiglia, per cui  esprimiamo la nostra solidarietà.
    E energicamente   e con tutte le nostre forze chiediamo che gli vengano riconosciuti i meriti della sua personalità affascinante, e che gli venga eretta  una statue quale
    parziale ricompensa delle ingiustizie e delle sofferenze  subite da parte della  barbarica società dell’epoca.  

 

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