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RIVALUTAZIONE DEL BRIGANTAGGIO

RIVALUTAZIONE     DEL     BRIGANTAGGIO.

 

INDICE

6.25.1. Profilo psicologico del brigante
6.25.2. Imprintaggio e pensiero del brigante
6.25.3. VALUTAZIONE DEL BRIGANTAGGIO
6.25.3.1. Valutazione  secondo  la giurisprudenza
                     tedesca.
6.25.3.2. Valutazione  secondo l’antropologia
6.25.3.3. Valutazione  secondo la psichitria
6.25.3.4. Valutazione  secondo l’etica
bioevolutiva
6.25.3.4. Eroi culturali  nella storia
6.25.3.5. Erezione di statue al brigante

6.25.1. PROFILO PSICOLOGICO DEL BRIGANTE
Brigante è stato  l’eroe dei contadini e dei braccianti, ribelle all’oppressione e sfruttamento dei Savoia nel Meridione d’Italia  dell’Ottocento nel ventennio 1861-1880.
Ma non è solo questo.  Egli incarna  anche  la protesta della miseria contro antiche e secolari ingiustizie. I contadini e i braccianti erano la classe più sfruttata  dalle classi superiori compreso il clero.
a) ribellione contro lo sfruttamento dei Savoia nella fase
postunitaria, ma anche
b) la protesta della miseria contro antiche   ingiustizie subite da millenni: Il contadino era diventato solo una macchina di produzone, un oggetto. Lavora dall’alba al tramonto, sedici ore di fatica al giorno.
A: IL CONTADINO  NELL’OTTOCENTO

Nell’Ottocento il contadino   non ha casa, non ha campo, non ha prato, non ha bosco, non ha vigna,  non ha gregge.
Non  ha cibo umano, non consuma pan di grano, nè  carne,  solo  erbe e ortaggi come gli animali; non vestiti di uomo se non stracci; non ha farmaci, non ha nessuna formazione scolastica.
Tutto gli è stato rapito dal prete al giaciglio di morte o dal padrone  feudale o dall’usura del proprietario o dall’imposta del comune e dello stato. Nessuno lo difendeva.

A2: I ”CAFONI”: TANTE PENE, UNA SOLA  UTOPIA

-”Lacero e scalzo, curvo e deforme dal disumano lavoro della zappa, il bracciante  nella seconda metà dell’Ottocento, e anche oltre, vive in affumicate e luride stamberghe, vere tane di bestie; si nutre ogni giorno di legumi secchi o di erbe, che la sua donna cerca nei sentieri o nei prati. La carne è affatto bandita dal suo desco miserevole, ed anche il pane  per lui è un cibo di lusso, sostituito per lo più da una minuta polvere di orzo, ceci e granone abbrustolito, che gli strozza e corrode la gola affamata. E, triste a dirsi, una classe d’ingordi e tracotanti terrieri non solo ne manomette le sudate fatiche, non solo lo insidia nell’onore, seducendone le consorti e le figlie, ma lo cosparge di ludibrio e irride alla sventura, additandolo coi roventi appellativi di “tamarro”, “cafone”, “villano!”-
Il brigantaggio incarna la protesta  contro la miseria estrema, contro l’abbrutimento estremo, contro la schiavizzazione estrema   sotto i Savoia.

Nessuno lo difendeva. Neanche Dio e i teologi. Solo il brigante assunse le sue difese. Solo il brigante lo considerava
ancora un uomo e non una bestia da lavoro.
Il brigantaggio incarna la miseria estrema,

Il brigantaggio incarna il contrasto fra due classi sociali  opposte, due mentalità, fra due differenti impostazioni culturali  che per la prima volta si configurano nel campo sociale e storico.
La gente del sud non ha mai accettato  la condanna senza appello dei briganti.  Sono lor signori che lo hanno fatto.
Agli occhi dei contadini, il brigante diventava un essere speciale, un difensore, un tutore, un incivilitore, un riconoscitore dei loro diritti  e dei loro bisogni. Il primo dopo millenni di schiavizzazione, un vendicatore dei torti da loro subiti, era colui che aveva il coraggio di insorgere  per ottenere quella giustizia che la legge non riusciva a dare, un incivilitore della classe dei contadini e dei braccianti a cui i governanti non provvedevano.
In Germania perfino  il teologo Lutero, che si riempiva la bocca di Dio e amore del prossimo, condannò e insultò  la rivolta dei contadini del 1517-1527 ( Lutero ), la prima in Europa.

Il brigantaggio è stato il primo movimento a riconoscere i diritti e i bisogni dei contadini e dei braccianti.

Il brigantaggio ha fatto da cassa di risonanza nella nazione italiana, dei diritti, dei bisogni, delle ingiustizie, dell’abbrutimento a cui erano stati sottoposti contadini e braccianti  con tre secoli  di ritardo rispetto all’analogo movimento insorto in Germania nel  1500.
Subito dopo il brigantaggio ( 1861-1870)  taluni iniziarono a studiare e a riconoscere  a brani e brandelli i diritti dei contadini.
Il brigantaggio rappresenta l’inizio della rivolta della classe dei contadini e dei braccianti.  Al principio
contro i crimini dei Savoia e dei suoi sgherri  e  più tardi di tutti i diritti umani che spettano ai contadini e ai braccianti.
Il movimento brigantesco ha lasciato una traccia nell’inconscio di taluni sensibili.
Il brigante nel Meridione è da classificare  quale eroe culturale delle varie tribù quando entrarono nella cultura agraria.  Quale incivilitore, quale fondatore di una nuova classe sociale, alla pari di Aronne(1250-1200 a.c.) della tribù ebrea,  di Ercole nella Grecia antica
( vedi le 12 fatiche: Bertelli  2019)  Lenin in Russia, Gandi in India, Mao  Zedong in Cina, Castro a Cuba e diecine di altri.

I briganti sono stati considerati alla stregua di comuni criminali, anarchici e sanguinari, quando avrebbero dovuto ricevere tutt’altre considerazioni.
Avrebbe dovuto esser considerato  quale eroe cui devono essere rivolte soltanto parole d’elogio.

 

 

6.25.2 IMPRINTAGGIO E PENSIERO DEL BRIGANTE
Nella prima infanzia dall’ambiente sociale  il brigante è stato imprintato  alla civilizzazione e al giustizialismo.
Egli riceve   la vocazione quale civilizzatore e quale  giustiziere di questa classe sociale.
Ciò conia indelebilmente la sua personalità e condizio-nerà tutto il corso della sua vita. Egli diventa un civilizzatore, un condottiero culturale ed etico.

IL PENSIERO DEL BRIGANTE

Il pensiero del brigante, inteso quale eroe culturale o criminale rivoluzionario (Lalli, 1999:Psichiatria;  Scharfetter, 1974: Psychiatrie]) è classe-specifico e non individuo-specifico.
La sua azione è sempre orientata al collettivo anche quando gli stimoli scatenanti sono singolari o individuali.
Il suo pensare, sentire e agire sono sempre orientati collettivamente ( qui collettivo si riferisce alla classe sociale con cui si è identificato:  quella dei contadini e degli operai).
Il suo imprintaggio  alla civilizzazione e al giustizialismo nella prima infanzia (Lorenz 1966; Vallortigara 2014, 2010, 2014) e la sua carriera di brigante sono analoghi alle fatiche e ai sabotaggi di
di Aronne  ( personaggio storico) fra gli Egiziani;  di Ercole ( le 12 fatiche).
L’imprintaggio del brigante è costituito da due ideali,
due obiettivi: a)  sindrome di civilizzazione, b) sindrome di giustizialismo.

A: SINDROME DI CIVILIZZAZIONE
Il contadino insorto mira a riconoscere e attribuire
ai contadini gli stessi benefici culturali  e la medesima dignità di cui fruivano le classi aristocratiche e dei professionisti dell’epoca.  Il brigante vuole incivilire la classe di contadini rimasta indietro nel processo di vicilizzazione e di acculturazione, non per inabilità o
incapacità, ma per deprivazione  da parte degli aristocratici.

B. SINDROME DI GIUSTIZIALISMO.
Il contadino insorto mira a riconoscere e attribuire
ai contadini gli stessi diritti, le stessi leggi e la medesima dignità che  fruivano le classi dei aristocratici.  La giurisprudenza era completamente  asservita agli aristocratici ( vedi l’Azzecagarbugli nel Manzoni). Il parlamento del 1861  era costituito da aristocratici e professionisti. Non vi era nessun rappresentante  dei contadini e degli operai che costituivano il 90% della popolazione totale italiana.
All’epoca i contadini non avevano neanche diritto di voto.
6.25.3.  VALUTAZIONE DEL BRIGANTAGGIO

 

   Non vi è nulla di innato come sostiene l’imbecille
Lombrofogna.
Noi lo valuteremo non in base a brumosa bonomia o simpatia personale, ma  con quattro discipline: a) giurisprudenza tedesca/elvetica/austriaca, b) antropologia, c) psichiatria,  e d)  etica bioevolutiva.

 

6.25.3.1. VALUTAZIONE  SECONDO  LA GIURISPRUDENZA
            TEDESCA.                                 112

Nell’Ottocento le barbarie che venivano perpetrate dai Savoia nel meridione di Italia arrivarono nelle corti europee, che restarono inorridite. E i giuristi tedeschi, intelligenze superiori, si diedero a studiare gli aspetti giuridici   di tale atrocità  e giunsero alle seguenti conclusioni.

Germania: Il legislatore tedesco già nel 1871  aveva scritto (art. 53 StG= Codice penale tedesco):

Legittima difesa è quella difesa che è necessaria per respingere una aggressione attuale e illegittima verso sé o verso altri. L’eccesso non è punibile se si è agito per concitazione o paura.

Due anni dopo tale norma venne  condivisa anche dalla giurisprudenza svizzera e da quella austriaca.

Egli aveva capito perfettamente che nella legittima difesa bisogna tener conto della situazione psicologica della vittima e del suo amabiente sociale non di alambicchi  mentali sulle parole della legge.

Il legislatore tedesco interpreta l’azione del brigante quale legittima difesa in stato di necessità  e giustifica anche “l’eccesso “ in cui
caddero  anche i briganti  causato dalla
“concitazione o paura”.
La psicologia ( empirica) nel Novecento ha scoperto un altro fattore: “il temporaneo obnubilamento della coscienza” ( Pavlov, 1936; Sheley 1936; Pancheri 1983).
Il brigante agì per legittima difesa, per tutelare i diritti suoi e della sua classe sociale: quella dei contadini e degli  operai.

 

LEGALE LA RIVOLTA DEI CONTADINI
Legale fu la rivolta dei contadini  secondo la legislazione tedesca (art. 53 StGb)  quella svizzera e austriaca.  Nel 2019 è divenuta legale anche secondo la legge  italiana ai sensi dell’art 52 CPI.

Pertanto il termine di “brigante” attribuito a questi insorti fu illegale e ingiusto. E deve essere abolito e sostituito con un titolo più adeguato, aderente ai fatti e alla personalità di questi soggetti.
Il titolo più appropriato, rispecchiante la verità storica e psicologica, è quello dell’ antropologia: “EROE CULTURALE” ( Tylor, 1881;  Coon, 1954; Eliade 1981, 1983, 12995).
Noi gli daremo il titolo di “EROE CULTURALE”
o quello della psichiatria di “criminale rivoluzionario” costituito da connotazioni completamente positive ( Lalli, 1999, Psichiatria; Scharfetter, 1974,  Psychitrie)
Tale revisione riguarda non solo singoli casi ma tutto il brigantaggio postunitario. La nostra empatia e la nostra solidarietà va verso tutti i gli insorti  marchiati dal titolo infamante di ”briganti”.
E va anche a tutto il movimento del brigantaggio
postunitario.

 

 

 

1.18.3.2. VALUTAZIONE  SECONDO
L’ANTROPOLOGIA                     398

a)  Curricolo quale eroe culturale

Egli  presenta il seguente curricolo.
Nella prima infanzia il brigante è stato imprintato alla giustizia  sviluppando la sindrome di giustizialismo
e la sindrome di civilizzazione.
Come Aronne (1250-1200 a.C.)  nella tribù ebrea, come Ercole ( le 12 fatiche) nella tribù greca e come altri eroi culturali di altre tribù ed etnie,  anche lui  nella prima infanzia ha vissuto in  Calabria   quello che  Aronne  visse in Egitto tra gli Ebrei:
“Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto, e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell’Egitto e per farlo uscire da questo paese  verso un paese bello e spazioso, un paese dove scorre latte e miele,…..Il grido  degli Israeliti è arrivato fino a me  e io stesso ho visto l’oppressione  con cui gli Egiziani li tormentano…. Spogliati dei tuoi interessi privati ( s. sandali), e occupati di problemi collettivi….  Ora va’. Io ti mando dal faraone . Fa’ uscire il mio popolo, gli Israeliti” ( Bibbia, Aronne: Esodo, 3, 7-10) [traduzione in concetti dell’autore)

Come Ercole in  Grecia, come Aronne nella tribù ebrea, così  fecero  anche i briganti  nel Meridione   nella classe dei contadini nella lotta per i loro diritti nell’Ottocento, che però verranno attualizzati  gradualmente.

Divenuto adulto, il Sé la principale funzione psichica,
ordina al comportamento concreto di eseguire il progetto presente nel Sé assumendo il ruolo del giudice-erogatore di giustizia. “Prendeva ai ricchi e dava ai poveri”  prima con ammonimnti e dopo, se necessrio, con la violenza”

Il brigante non fu uno psicotico inguaribile  ( “criminale nato”) come lo descrive Lombrofogna, ma un “nevrotico criminale rivoluzionario” ( Lalli, 1999: Psichiatria) equivalente  al termine di “eroe culturale” dell’antropologia  (Tylor, 1981, Eliade 1881, 1983).
In entrambe le categorie egli ha connotazioni positive: l’eroe culturale è creativo, innovativo, produttore di  cultura ed evoluzione a favore della  classe o gruppo   sociale a cui è indirizzata la sua azione. Nell’eroe culturale la criminalità è indirizzata al bene   non al male.

Egli è il motore dell’evoluzione di un popolo, di un’
etnia, di una classe sociale.
Straface Palma lo fu della classe dei contadini schiavizzati e sfruttati barbaramnte  da secoli.

Al contrario lo psicopatico ha connotazione negative, poichè  produce solo nocumento e sofferenza agli altri,   praticando la criminalità come fine a stessa, solo per creare sofferenze e danni. Questi non ha nessuna ideologia, nessun fine  sociale (Lalli 1999; Scharfetter, 1974).
C. Crocco  ( insieme agli altri briganti) ha dato voce alla classe dei contadini e degli operai  schiavizzati e barbaramente sfruttati  fino alla fame.
Gli ideali per cui lui lavorò e lottò verranno realizzati nei decenni successivi: a) riconoscimento dei diritti dei contadini,  b) abolizione della schiavitù  dalla terra, c) riconoscimento del voto ai contadini e operai nel 1912, del diritto alle donne  1946, abolizione della monarchia nel 1946;

 

6.25.3.3.  VALUTAZIONE  SECONDO
LA PSICHITRIA                     400
“CRIMINALE RIVOLUZIONARIO” DELLA
PSICHIATRIA.

Nella seconda metà del Novecento la biologia, l’etologia, la psichiatria (Boss, 1972; Keller, 1973; Lalli, 1999; Lorenz, 1966; de Waal, 2001; Scharfetter, 1974,)   hanno approfondito il tema   e hanno elaborato il seguente quadro  sotto il titolo di “CRIMINALE RIVOLUZIONARIO”  equivalente al termine di “eroe culturale” dell’antropologia.
Essi hanno fatto una netta distinzione  tra lo psicopatico e l’eroe culturale ( brigante, partigiano, ecc)

A: PROFILO DELLO PSICOPATICO O SOCIOPATICO

  1. eventi traumatici nella prima infanzia;
    2. deprivazione di cure parentali e assenza
    di modelli sociali  virtuosi;
    3. struttura  patologica  della personalità;
    4. inattendibilità, ecc….
    5. crimine come fine a se stesso;
    6. infliggere danni e sofferenze agli altri;
    7. nessun morale, inattendibilità;
    8. inabilità ad autocontrollo, a freni inibitori,
    9. nessuna coscienza della propria malattia e
    dei propri disturbi
    10. antisocialità,
    11. pensiero è individuo-specifico,
    13. bassa intelligenza.

Il brigante quale eroe culturale non ha nulla a che vedere con il criminale quale “psicopatico”, privo di ogni moralità, di ogni autocontrollo, di ogni attendibilità e di ogni ideale, di ogni interesse sociale.
B: PRIFILO PSICOLOGICO  del CRIMINALE IVOLUZIONARIO
( o eroe culturale) ( Lalli 1999; Lorenz 1966;
Scharfetter, 1974)

1. Imprintaggio  alla civilizzazione e al
   giustizialismo  della classe contadina;
2. sindrome dell’ innovatore e del civilizzatore;
3. struttura sana e normale della personalità;
4. professione e pratica di un sistema etico
proprio;
5. crimine per fini ideologici a vantaggio di una
popolo o di una classe sociale:
6. cerca vantaggi e miglioramenti per il popolo o
classe  sociale con la  quale si è identificato;
7. cultore del bene comune  e collettivo;
8. abile a freni inibitori, all’autocontrollo;
9. devozione  agli interessi collettivi della
propria classe o popolo;  rimozione degli
interessi individuali,
10. prosocialità;
12. pensiero è classe-specifico  non
individuo-specifico  come quello del volgare
delinquente
( Lorenz 1966; Vallortigora ( 204, 2010, 2014)
13. Intelligenza superiore: l’eroe ha l’abilità  alla
soluzione  di problemi. Il che lo rende  popolare
14. in genere vita breve e  molta sofferta.

( Lalli 1999; Lorenz 1966;   Scharfetter, 1974)
Come si vede, le due figure hanno tratti diametralmente opposti.
C: IL BRIGANTE QUALE EROE CULTURALE o
QUALE “CRIMINALE RIVOLUZVIONARIO”
( Lalli 1999; Lorenz 1966;  Scharfetter, 1974)

Il cosidetto “brigante” del Meridione nell’epoca
<unitaria presenta  le caratteristiche  di colui che nella
antropologia viene denominato “eroe culturale” e nella psichiatria  “criminale rivoluzionario”, in entrambi i casi sempre con connotazioni positive, esclusivamente positive.

La sua formazione psichica è la medesima di quella dell’eroe culturale o del “criminale rivoluzionario”.
Egli ha incarnato i bisogni profondi ed esistenziali
del contadino e dell’operaio, lo ha vissuto e difeso
affrontando gravi deprivazioni, sofferenze, miserie
e la precoce perdita della vita.
Quale motivazione concettualizzata suona: (“ ’A terra mia nun l’ari tuccari”( “La mia terra non mi deve essere tolta”). Si tenga conto che “la terra” era l’unico fonte di reddito per quei poveri sventurati. Senza la terra avrebbero dovuto delinquere per poter sopravvivere.
Una richiesta  eticamente  e legalmente ben fondata.

Aronne, eroe culturale ebreo,  ordinò  sabotaggi in Egitto e alla fine distrusse tutto l’esercito del faraone.
( Bibbia, Aronne: Esodo)
Nessuno lo ha definito “criminale o brigante”. Al contrario egli è celebrato e glorificato quale fondatore della nazione ebrea.

 

 

6.25.3.4. VALUTAZIONE  SECONDO L’ETICA
BIOEVOLUTIVA                      119

Se applichiamo i principi della morale bioevolutiva,
( Bertelli, 2018/a,  DSM-5, 1996; Katz, 2000; Ridley, 1996; Ruse,  1993;  Shermer, 2004;  De Waal, 2001, 2008, 2009, 2011; Wright, 1994)  risulta che il signor Crocco, affetto dalla sindrome di giustizialismo, fu un moralista, fedele osservante  dell’ “etica dei poveri”   costituita da  reciprocità, empatia e solidarietà, equità e giustizia, soccorso, consolazione, imparzialità , bontà e utilità sociale, culto del collettivo,   atteggiamento costruttivo.
Egli praticò otto virtù dell’etica bioevolutiva.

  1. Reciprocità
    Egli praticò la reciprocità: “Non fare agli altri
    quello che non vorresti che gli altri facessero  a te.”
    Impedì  che si facesse del male ai contadini, con i quali si era identificato.
    Non abusò mai dei contadini e delle persone che aiutava.
    Il male che voi fate a noi, noi lo facciamo anche a voi.

AZIONI DEI BRIGANTI.

Essi colpivano i feudatari, i possidenti e i politici locali, assaltandone le fattorie; saccheggiavano i palazzi dei  professionisti; incendiavano gli archivi comunali, per distruggere i documenti fiscali e di leva; aprivano le carceri, lottavano contro i comuni nemici ossia Cavour e Vittorio Emanuele. Perciò erano venerati dalle folle come “eroi”.

  1. Empatia e solidarietà,
    Egli colse e sentì  i sentimenti degli altri  dei contadini e dei braccianti. Fu coinvolto emotivamente delle loro sofferenze. E si impegnò a difenderli.
  2. Equità e giustizia,
    La giustizia  è un insieme di aspettative sul modo in cui l’individuo prevede di venir trattato e sul modo in cui  lui si aspetta che le risorse dovrebbero essere divise. Nella suddivisione delle risorse egli fece sempre parti uguali, senza nessun privilegio rompendo la concezione dei teologi che pretendevano privilegi per sü.

La teologia cristiana era iniziatrice e fomentatrice di   conflitti e di uso della violenza, per violazione della equità nella distribuzione delle risorse.

4. Soccorso.
Il brigante aiutò sempre chi aveva bisogno, coloro soffrivano la fame, che erano nello stato di indigenza. La ricchezza che richiedeva ai baroni, agli aritocratici  la distrubuiva a coloro  che ne avevano bisogno.

  1. Consolazione
    Con il suo operato il brigante consolò sempre coloro che soffrivano per indigenza senza chiedere nulla in compenso.
    Il suo mondo ideale era quello che tutti avessero la propria fetta di benessere e di felicità.
    Alle ragazze povere forniva la dote per poter sposarsi.
  2. Bontà e utilità sociale.
    Rispetto ai contadini e ai poveri il brigante programmaticamente  praticò bontà e utilità sociale.
    Perciò era venerato, aiutato  dai ceti poveri.
  3. Culto del collettivo
    Il suo operato era diretto non a singoli individui ma a tutta la società dei poveri dei nullatenenti, che soffrivano la fame, l’indigenza, il freddo, la miseria. Egli aveva un visione collettiva della società umana.
    Ebbe sempre un atteggiamento inclusivista.
    La sua visione anticipava  la concezioni odierna in cui
    “ogni cittadino ha il diritto alla vita e a una vita normale e dignitosa”
    Il suo pensiero e il suo agire furono sempre classe-specifici.

8) atteggiamento costruttivo.

Il brigante ha realizzato il 13.esimo principio della etica bioevolutiva: la creatività.   Sostenuto dalla superiore intelligenza  egli fu un uomo creativo, innovativo. Seppe vedere quello che non videro e intuirono gli altri.
   Il brigante ebbe un atteggiamento costruttivo della società e della storia. Egli cercò di costruire una società migliore, più giusta e più equa. Lottò per un società più evoluta, che riconoscesse tutti i diritti del contadino.

   Il brigante  fu aperto alle novità e all’idea di estendere i benefici di cui godevano gli aristocratici anche ai contadini e agli operai, non preoccupandosi  delle  loro critiche.
Ciò fu una disposizione interna che lo rendeva molto diverso dagli altri, che erano conformisti all’idea dominante, secondo  cui il contadino era un essere da sfruttato in tutte le maniere possibile  come le bestie.
Ciò lo rese  propositivo,  innovativo, prosociale,
benevole verso i contadini.
La sua idea fu: estendere i diritti umani a tutti le classi sociali compreso ai contadini.
Egli tentò di realizzare i suoi ideali con l’uso delle armi e della violenza, ma ai suoi tempi non potette cambiare molto.  Egli dette voce alle sofferenze, alle deprivazioni dei contadini, che venne raccolta da  alcuni intellettuali  degli anni successivi.
Il brigante iniziò a cambiare l’ambiente culturale, gli atteggiamenti ostili e predatori verso i contadini   mettendo in moto  una movimento di riconoscimento dei diritti e della dignità di questa categoria di persone.
Un ideale che cercò di realizzare mediante l’uso delle armi.
I suoi ideali verranno ripresi da politici successivi, che  passo dopo passo concessero  i diritti umani ai contadini. Fra i principali: il diritto al voto degli uomini anche ai contadini nel 1912, il diritto di voto alle donne nel 1946, e il salario minimo  nel 2019, ossia questo anno, dopo un secolo e mezzo di attesa.
6.25.3. 4. EROI CULTURALI  NELLA STORIA         411

Nian (12’000 a.C. scienziato  inventore della agricoltura e  cultura cinese in Cina; Gilgamesh ( 8’500 a.c.) fondatore della cultura sumerica in Persia;
Orfeo/l’Illuminato  calabrese, nell’ XI secolo a.C., eroe dei bambini abbandonati e promotore del controllo delle nascite;  Aronne(1250-1200 a.C.) fondatore  della tribù ebrea;  Ercole  (6500 a.C.) nella Grecia antica( vedi le 12 fatiche: Bertelli  2019);  V. Lenin (1870-1924)  in Russia;   Mahatma Gandi (1869-1948) in India;  Mao Zedong (1893-1976) in Cina;  N. Mandela( 1918-2013) promotore dell’uguaglianza e dell’antirazzismo in Sudafrica;    Martin Luter  King(1929-1968) sostenitore dei diritti civili degli afroamericani  negli USA; F. Castro (1926-e2016) a Cuba; i partigiani  nella II guerra mondiale.  E molti altri ancora.
Il brigante nel Meridione è da classificare  quale eroe culturale, quale incivilitore, quale fondatore di una nuova classe sociale alla pari  di molti eroi culturale della storia umana.
Noi abbiamo una concezione strutturale ( gestaltica) e causale della storia e non una atomistica e sintomatica, come fece l’imbecille Lombrofogna per puro sciacallaggio.
Guidati dal nostro pensiero strutturale, abbiamo
alta stima per il ruolo da loro svolto, quali portavoce dei contadini oppressi e sfruttati.
Noi sentiamo gratitudine per il ruolo svolto, per il quale hanno affrontato gravi sofferenze, vivendo come bestie nei boschi e negli anfratti,  mentre Vittofogna aveva una villa di 64’000’000 metri quadrati, e ogni giorno andava a chiavare ( “copulare”)  piantando centinaia di figli che poi abbandonava.
Oggi noi godiamo del progresso da loro promosso  e delle  loro sofferenze.
Essi hanno dato voce alle ingiustizie e alle sofferenze subite dai contadini e dei ceti bassi, pagando con la vita.
Il loro non è stato un moto di criminalità, ma un moto di reazione alle barbarie dei Savoia ( Aprile 2010, 2011, 2016, 2018, Del Boca 2011,  et al.). Dopo e soltanto dopo le barbarie dei Savoia  essi insorsero e presero le armi.
La    loro non è tata un’azione criminale, ma una re-azione,
un risposta, come hanno classificato la giurisprudenza tedesca sin dal 1871  e poi anche q     uella elvewtica e quella austriaca.
Diritti che sono stati realizzati nei tempi successivi.
La cultura e il progresso non cascano gratis dal cielo, ma
sono frutto di conquista e di sacrifici  compiuti da pochi.
(da: Bertelli, F, 2019: L’Imbecille Lombrofogna; p. 355-361)

 

FINE                                    394

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